Zen Circus, l'incontro alla Feltrinelli di Verona

Scritto da: SottoSuolo

Questo utente ha pubblicato 190 articoli.

Sono le 18:10 e l’unico circo che vado a vedere è in città, ma non si è ancora presentato sul palchetto allestito per l’occasione.

Ma si sa, le rockstar lo sono sempre, anche in libreria.

Io fortunatamente ho “seccato” una birra prima di entrare, per mettermi al sicuro.

Arriva il trio Zen, Karim con una bottiglietta di acqua, seguito da Ufo e Appino coi loro begli Spritz in mano – Salute! Ed è già festa.

 

zen circus feltrinelli verona
 

Insomma, il circo Zen lo conosciamo bene noi presenti e sappiamo che ci si divertirà, non c’è dubbio.

Siamo in una sessantina circa in sala e il contesto è sempre bellissimo: la musica al centro dell’attenzione, la letteratura a contornare la situazione.

Oggi niente canzoni, ne siamo consapevoli: gli Zen Circus ci parleranno del loro libro Andate tutti affanculo.

Il romanzo anti-biografico in cui si sono raccontati assieme alla mano pregiata dello scrittore Marco Amerighi.

I Tre ci raccontano un po’ i contenuti del libro e qualche extra partendo dal presupposto che trattandosi di un romanzo formativo, il racconto si ferma al 2009, anno di pubblicazione dell’omonimo album. Come in una fiaba, il vissero felici e contenti lo scopriremo in corso d’opera, seguendoli dal vivo.

Ci raccontano dei loro auto-sabotaggi e delle fughe dalla loro Pisa perchè si sa, i paesi mormorano, mica come le sorde metropoli dove tutti sono sconosciuti. E quindi via, lontani da casa nel tentativo (oggi direi vano) di non farsi “riconoscere”.

Gli Zen Circus, una band con vent’anni di carriera ( o gavetta) alle spalle che solo quest’anno si è presentata come esordiente al Festival di Sanremo – per sentirsi sempre giovani – dicono.

Loro la gavetta la conoscono bene, l’hanno fatta a bordo di un furgone che ne deve aver viste davvero di ogni colore immaginabile (e qualcosina di più) e ci rivelano che francamente, se avessero potuto evitarla, lo avrebbero fatto – prendendo le “difese” di chi oggi riesce ad evitarla.

 

 

Come, mio caro lettore, difendono la trap e i ventenni – che sono il futuro – e ci riportano esempi tra Achille Lauro e i Cramps e ci ricordano che, arrivando dal pieno degli anni novanta, ance gruppi come i Nirvana erano screditati dalle generazioni precedenti, al coro di “il rock è morto”. Forse non difendono la trap, ma la accettano e ci ricordano che il vero problema è se il genitore non contrasta i gusti musicali del figlio: quello sarebbe un vero problema. Come dar loro torto?

vecchi senza esperienza ora cominciano ad averne parecchia, a suon di palchi, festival e chilometri sotto le ruote del loro furgone.

A proposito di festival, raccontano anche il loro punto di vista sul cambiamento drastico che ha subito tutto il movimento culturale e musicale negli ultimi anni, nel bene e nel male.

Ad esempio la musica italiana che scavalca quella in lingua inglese, o i numeri che può portare oggi un Eddie Vedder a dispetto dei numeri (minori) che avrebbe potuto fare tempo addietro coi suoi Pearl Jam.

Insomma le dinamiche sono cambiate parecchio ed è un processo naturale. Ogni era coi suoi pregi e i suoi difetti, forse l’unica nota (Aggiungo io) negativa, è la perdita di fiducia nella collettività registrata attualmente rispetto agli anni passati.

In che senso? Nel senso che all’epoca ci si fidava di più delle associazioni, dei locali, delle riviste, dei direttori artistici, mentre oggi, avendo tutto a portata di clic, non si ripone più fiducia nel consiglio, ma si verifica e si va sul sicuro, risparmiandosi certo, alcune “sole” (fregature), ma perdendosi anche il gusto, a mio avviso, della scoperta.

Ce ne sarebbero ancora tante di cose da raccontare su questa oretta passata in loro compagnia, ma è meglio ce tu prenda e vada a sentirglielo dire di persona.

Sai io come li o conosciuti? Era penso il 2009 o 2010, erano in copertina sul Mucchio Selvaggio con la cover di Andate tutti affanculo. Me ne sono innamorato e ho fatto bene a fidarmi di quella foto.

 

Firmacopie alla Feltrinelli di Verona

Questo articolo è presente anche sul mio blog Suono Ibrido
Malbo