"Effetto Memoria": Alphataurus, Il Cerchio D'Oro, Giorgio "Fico" Piazza Band

Scritto da: MAT2020

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Effetto Memoria:
 
Alphataurus, Il Cerchio D’Oro, Giorgio “Fico” Piazza Band (La Bottega del Prog)
 
Varazze, 18 aprile 2019

Di Enrico Meloni
 
Un concerto lungo un sogno… o quasi. L’inizio di un viaggio stupendo, alla scoperta di alcuni de “I borghi più belli d’Italia”, nel ponente ligure. Un viaggio a lungo agognato e programmato con la calma che va dedicata ad avvenimenti così speciali, con una tappa obbligatoria, Triora, borgo delle streghe e di mille suggestioni per gli amanti del “lato oscuro”.
 
Ma soprattutto un concerto di quelli indimenticabili.
 
Attratto principalmente dalla presenza in scaletta degli incredibili Alphataurus, convinco la mia ragazza Miki a fare una tappa a Varazze sul cammino per Apricale appositamente per vedere il concerto, e riusciamo persino a trovare un b&b nei pressi del minuscolo ma accogliente Cinema Teatro Don Bosco. Le stelle si allineano nel nome del prog: finalmente gli Alphataurus dal vivo.
 
Ciò che ancora non so, mentre ceniamo in spiaggia contemplando il mare, con gli stabilimenti balneari ancora chiusi, e birre e fugassa alla mano, è che il ricordo più vivido dell’intera serata sarà invece quello di un’altra band, di cui avevo sentito parlare molto e le cui copertine avevo visto più volte nelle varie classifiche di “album dell’anno”.
 
Quella di “Dedalo e Icaro” era praticamente ovunque all’epoca (2013), e anche quella, ancor più appariscente per la scelta dei colori, de “Il fuoco sotto la cenere”, è tra quelle che mi è capitato di vedere più spesso tra riviste, volantini e siti sul prog. Sto parlando de Il Cerchio D’Oro, band ligure attiva a più riprese negli ultimi quasi 40 anni (gulp!) e originaria di Savona.
 
Ho cercato di correre ai ripari nei giorni precedenti l’evento e sono rimasto colpito dalla loro musica, che definisco senza timore “prog sospeso nell’aria”, etereo, senza tempo. Non originale ma neanche già sentito. Personalissimo nonostante tutti i richiami siano ben presenti.
 
La musica de Il Cerchio D’Oro è a mio modesto parere prog italiano anni ‘70 allo stato puro. Ma torniamo alla serata.
 
Menzione doverosa per l’altra band presente in scaletta, Giorgio “Fico” Piazza Band, con Giorgio coadiuvato da una band di giovanissimi nel riproporre i brani che hanno reso immortale la band di cui ha fatto parte per i primi due album. Dai che lo sapete.
 
Parlo ovviamente della PFM, band che personalmente non ho mai amato troppo, ma di cui sarebbe impensabile non riconoscere il peso all’interno del progressive italiano e internazionale. E comunque siamo, ancora, dinanzi alla storia della musica.
 
Insomma, per un motivo o per un altro, si trattava di una serata assolutamente da non perdere.
 
Conduce il Master of Ceremonies e boss di Mat2020 Athos Enrile, che scoprirò in seguito aver avuto un ruolo fondamentale nella messa a punto di quella che voleva essere la prima tappa di un “tour prog itinerante” chiamato “La bottega del Prog”, manifestazione ideata dalle tre band presenti e in collaborazione con la sempre attentissima etichetta genovese Black Widow. Verso le 21 si inizia.
 
I primi a salire sul palco sono Il Cerchio D’Oro. Naturalmente, un anno dopo quell’evento ho avuto modo di colmare le mie lacune e studiare la storia e la discografia della band, ma qui mi interessa riproporvi, se ci riuscirò, le sensazioni provate in quella serata.
 
La formazione è composta da Carlo Venturino alle tastiere, Massimo Spica alla chitarra solista, e poi i fondatori: i gemelli Gino e Giuseppe Terribile, rispettivamente batteria e basso (quando si dice che basso e batteria vanno a braccetto!), Franco Piccolini alle tastiere, e Piuccio Pradal alla chitarra acustica e voce.
 
Il sound è preciso e compatto, la band non perde un colpo e la musica, che ho già definito un prog “totale” e senza tempo, è capace di far viaggiare la mente attraverso trame sonore intricate ma al contempo di grandi semplicità e orecchiabilità. I cori e il frequente cambio di “vocalist” rendono il tutto ancora più interessante.
 
Altro elemento che probabilmente contribuisce alla mia idea di “musica senza tempo” è la totale assenza di concessioni alla modernità, come a volte accade: la musica de Il Cerchio D’Oro sembra essere uscita dritta dritta degli anni ‘70. Sia nel sound che nell’approccio alla composizione siamo di fronte a un prog “d’annata” e non sembra affatto musica pubblicata negli ultimi 10 anni.
 
Come già detto, praticamente non conoscevo la band prima del concerto, eppure sono riusciti a conquistarmi subito. Ora, non sono un matusa ma non ho neanche 15 anni. Quanti tra voi sono usciti da un concerto praticamente travolti da una band “nuova”, dove per nuova intendiamo sconosciuta, negli ultimi anni? Non barate.
 
Quel che è accaduto con Il Cerchio D’Oro è stato davvero notevole, e da lì in poi non ho più smesso di ascoltarli.
 
A conti fatti, il mio album preferito della loro discografia è “Il Viaggio di Colombo” del 2008, un concept sulle avventure del navigatore zeneise… fantastico concept album che vi consiglio di riscoprire al più presto.
 
Tra un cambio palco e l’altro, che si potrebbe definire un mezzo trasloco vista la mole di strumentazione che, come sempre accade nei concerti di questo genere prog, viene movimentata ogni volta, Athos ci presenta i musicisti presenti (quelli che non sono occupati, ovviamente), rendendoci partecipi del viaggio musicale di ciascuna delle band presenti.
 
Con un po’ di disappunto, apprendo che la seconda band saranno gli Alphataurus, che invece in locandina figura(va)no in posizione di headliner della serata, che era un po’ il motivo per cui ci siamo fiondati a Varazze. Al fin della fiera le tre band hanno avuto a disposizione grossomodo la stessa quantità di tempo, eppure… la cosa mi ha sorpreso.
 
Ma questo è davvero poco importante, perché la performance degli Alphataurus è a dir poco superlativa e ci ripaga pienamente del fatto di aver voluto inframezzare il nostro viaggio con questa tappa a Varazze.
 
È una di quelle cose che, se non avessi fatto, avrei rimpianto sicuramente. A maggior ragione, poi, visto in che situazione ci troviamo appena un anno dopo.
 
Basta divagare. Gli Alphataurus. Qualcuno direbbe “ma di che c***o stiamo parlando?”, come a sottolineare che non c’è bisogno di dire altro. E in effetti di parole su questa band milanese, sparita dopo appena un disco (sorte comune a molte altre band dell’epoca) e che avrebbe potuto dare molto di più in una scena incredibilmente vivace, autrice di un debutto da pelle d’oca che non manca mai nelle liste di “migliori x album progressive rock italiano di sempre”, sì, quello la cui copertina sembra uscire fuori da un incubo post-apocalittico, un ossimoro tradotto in immagini (una colomba della pace in volo che sputa bombe dal petto) che dà il meglio nella sua versione in vinile e rigorosamente apribile… se ne sono dette tante, eccome.
 
Insomma, gli Alphataurus, quelli di “La mente vola” (grazie per non averla lasciata fuori dalla scaletta, non perdetevi il filmato tratto da questo concerto nell’articolo di Athos che viene riproposto sotto), sono qui con noi, stasera, per farci davvero volare indietro nel tempo (o avanti, come preferite), all’insegna, ancora una volta, di una musica immortale, prog allo stato puro, mari di tastiere, voce delicata ma potente al tempo stesso, cambi di tempo frenetici, virtuosismi mai stancanti, trame di basso che si rincorrono, batterismo a tratti jazz e a tratti pesante come un macigno. Wow.
 
La band presenta ancora tre membri originali: Giorgio Santandrea alla batteria, Pietro Pellegrini alla tastiera e Guido Wassermann alla chitarra; più altri tre componenti “nuovi”, ossia Andrea Guizzetti alla tastiera, Moreno Meroni al basso e Claudio Falcone alla voce. Due tastieristi, notare. Assolutamente fondamentali per ricreare quelle trame intricate che hanno caratterizzato quel fenomenale album pubblicato nel 1973, e non solo. Anche se in quel disco, alla tastiera, c’era il solo Pietro Pellegrini.
 
Inutile girarci intorno: il mio sogno era ascoltare il primo album per intero, cinque magnifici brani che con Miki abbiamo imparato a memoria nel corso degli anni (come sono sicuro avranno fatto molti e molte di voi), e questo non è accaduto. Sarà forse anche per questo che la band in realtà più attesa della serata, gli Alphataurus appunto, lascerà il posto di “miglior ricordo a un anno di distanza” a Il Cerchio D’Oro, quasi sconosciuti all’epoca dei fatti.
 
Spero ci sarà un’altra occasione di vederli dal vivo; concerto comunque superlativo da parte di una band che ha davvero fatto la storia della musica, e che fa rabbrividire per le emozioni che è in grado di trasmettere suonando delle canzoni che hanno ormai quasi mezzo secolo.
 
 
 
 
Altro cambio palco, altro trasloco, altra intervista per Athos, altra attesa per un pezzo importante di storia del rock italiano.
 
Non posso tralasciare il fatto che sarebbe stupendo se in questi posti ci fosse un servizio, anche scarno, di bar e ristorazione. Questo me lo ricordo bene… vuol dire che avevo una sete pazzesca!
 
Ultimi ma non per importanza: Giorgio “Fico” Piazza Band, nella sua riproposizione dei classici immortali della PFM tratti dai fondamentali “Storia di un minuto” e “Per un amico”. La sua band è composta da giovani musicisti che già mostrano già la disinvoltura e la bravura dei Big. Parlo di Marco Fabbri alla batteria, Eric Zanoni alla chitarra, e Giuseppe Perna e Riccardo Campagno alle tastiere e voce solista.
 
Da rilevare in primissima istanza che la band non si limita a “fare la cover band”, ma, seppur non stravolgendo i brani, li ripropone in una versione più personalizzata, il che dev’essere un bel motivo di orgoglio per tutti loro: vecchio e nuovo si mischiano e trovano nuova vita.
 
Il concerto, come detto, ripercorre le tappe principali di quei due album che serviranno da trampolino di lancio verso la patria del prog rock di quegli anni, l’Inghilterra, per mano di tale Greg Lake.
 
Non manca niente in termini di scaletta al concerto dell’ultima band della serata, ma ammetto di non riuscire a godere appieno della loro esibizione e di trovarla a tratti prolissa. Come detto sopra, non sono mai stato un grandissimo fan della PFM e, personalmente, la serata aveva già dato tutto quello che doveva dare: una stupenda sorpresa (Il Cerchio D’Oro) e una bellissima emozione, un sogno che si realizza (Alphataurus). Avrò modo di rivedere Giorgio “Fico” al Prog Fest al Porto Antico di Genova solo pochi mesi dopo e in un contesto completamente diverso, nel quale ho certamente goduto meglio della loro esibizione.
 
Dopo tre ore abbondanti di musica eccellente, è tempo di rincasare! A Miki sono piaciuti molto gli Alphataurus, avremo ascoltato il loro primo album un migliaio di volte… e, ogni volta, “La mente vola”... come fosse la prima!
 
Ed ecco il ricordo di Miki, che mi ha accompagnato in questo e numerosi altri concerti:
 
A distanza di un anno, da spettatrice amatoriale e neofita di un genere che apprezzo molto ma di cui capisco poco soprattutto dal punto di vista tecnico, ricordo vividamente le sensazioni provate quella sera più che l’esibizione in sé.
Ricordo di aver detto a Enrico che la musica suonata dalle prime due band non passava attraverso l’udito e non arrivava alle orecchie, ma andava a comunicare con un livello molto più profondo, o forse sconosciuto, dei miei sensi.
Qualche mese dopo questa esperienza sensoriale così particolare per me, ho partecipato a un seminario di pratiche ayurvediche in cui ho scoperto la connessione tra le vibrazioni emesse dai suoni a diverse frequenze e i flussi energetici che mettono in comunicazione l’essere umano con l’universo attraverso i chakra.
Senza scomodare ulteriormente la filosofia orientale, credo proprio che quella sera la musica degli Alphataurus e de Il Cerchio D’Oro, suonata magistralmente in un contesto acustico che davvero non mi aspettavo di trovare in un teatro di periferia incastonato tra le bellissime stradine di Varazze, abbia accarezzato proprio il settimo chackra che, secondo la tradizione spirituale, si trova in cima alla testa, controlla il sistema nervoso e ci permette di aprirci a nuovi modelli di pensiero, a fonti di saggezza e conoscenza nuove e mai esplorate prima.
 
Articolo di Athos sulla serata (contiene video professionali di un brano per ciascuna band!):
 
Che cosa è “Effetto Memoria”? Si tratta di una serie di articoli commemorativi in cui si ricordano alcuni concerti memorabili… di qualche anno fa.