Quinto potere

Scritto da: AlterEgo

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Nell’iconografia  hollywoodiana non vi è forse alcun film che riconduca immediatamente con la mente al mondo della televisione di Quinto Potere (Network) diretto da Sidney Lumet.
Si tratta di un film del 1976 che vinse quattro premi Oscar di cui uno postumo per l’attore Peter Finch, morto d’infarto pochi mesi dopo l’uscita nelle sale.
Narra la storia di un anchorman attempato,  Howard Beale, (Finch) che vedendosi licenziato per scarso audience, annuncia in diretta nazionale di volersi suicidare due giorni dopo.  Viene immediatamente esonerato ma le vicissitudini del suo network  lo portano ancora in onda. Finché, inserito in uno show alternativo sbraitato sulla “cazzata” della vita, finisce per diventare il più seguito della televisore.
Il film è ben recitato e ottimamente sceneggiato (Oscar per la miglior sceneggiatura originale a Paddy Chayefsky) e fornisce un feroce spaccato della  moderna società della comunicazione di massa, quel “villaggio globale” anticipato dal sociologo canadese Marshall McLuhan. A quasi 35 anni di distanza dall’uscita del film il messaggio rimane immutato e cristallino nell' indicarci che il mondo reale è la nostra vita, bella e brutta, felice o infelice, non la finzione del piccolo schermo.
La televisione era e rimane un mezzo di distrazione di massa, un sonnifero gratuito all’intelletto per superare la noia di fare ragionamenti.
Questa pellicola viene etichettata come una parodia della televisione commerciale in USA. In realtà la storia sembra più realistica di come viene catalogata.
Il cast, oltre Finch, comprende  nomi prestigiosi: William Holden e Faye Dunaway (Oscar come migliore attrice protagonista) con  Robert Duval, Ned Beatty, Wesley Addy e Beatrice Straight (Oscar come migliore attrice non protagonista).
Quinto Potere è un classico della storia del cinema. Perfino troppo conosciuto come tale. Un cult movie che ogni tanto conviene andarsi a rivedere per rammentare cosa è la televisione commerciale spinta ai suoi estremi.