Il peso della farfalla (Erri De Luca)

Scritto da: D.D.

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2009

Incipit: “Sua madre era stata abbattuta dal cacciatore. Nelle sue narici di cucciolo si conficcò l’odore dell’uomo e della polvere da sparo. Orfano insieme alla sorella, senza un branco vicino, imparò da solo. Crebbe di una taglia in più rispetto ai maschi della sua specie. Sua sorella fu presa dall’aquila un giorno d’inverno e di nuvole. Lei si accorse che stava sospesa su di loro, isolati su un pascolo a sud, dove resisteva un po’ di erba ingiallita.”

Libro di poche pagine (70) contenente due racconti: il primo, il più lungo e meritevole, vede un vecchio bracconiere impegnato nella caccia di un vecchio camoscio a lui quasi simbiotico; nel secondo, solo 8 paginette, leggiamo della vita di un albero, un bel cirmolo. In questi due racconti l’autore trasporta sulle pagine il proprio amore per la montagna e i suoi abitanti, umani e non, riuscendo a trasmetterlo al lettore con considerazioni e fatti presi dalla propria conoscenza diretta. Senza dubbio più meritevole il primo racconto di vita dove lo stanco re dei camosci incontra un altrettanto stanco cacciatore. Il periodo in cui si svolge il primo racconto è l’autunno tendente all’inverno, simbolo della stagione che stanno vivendo i due protagonisti rivali.

Incisivi e azzeccati i paragoni e le contrapposizioni tra l’uomo e il camoscio soprattutto l’incapacità del primo “nell’intesa con l’altezza” della montagna. Da sottolineare anche l’interessante disamina delle differenze che possono intercorrere tra un cacciatore e un pescatore oltre all’elogio del silenzio, di cui la neve è la condizione perfetta. Come in molti suoi scritti anche da queste poche pagine si evince la grande cultura dello scrittore sulle sacre scritture. A volte l’autore si perde in giri di parole un po’ troppo alti, poetici e carichi di eccessivi significati (alcuni inutili e superficiali); un racconto vero, realistico e che nella sua maggioranza risulta concreto, così come lo sono i due antagonisti. Il finale del primo, quello che dà anche il titolo al libro, nonostante sia scontato è la perfetta conclusione di un buon racconto.