La Colonna (Gian Carlo Fusco)

Scritto da: D.D.

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2003

Incipit: “Proprio allo spirare dell’anno, Giuseppe novello mi ha donato il suo recentissimo album di disegni, pubblicato da Mondadori: Stoppa o gabbia. Ottantasette impressioni, immediate ed essenziali, nelle quali il pittore racconta la sua storia di combattente nell’ultima guerra. Capitano di complemento del quinto Alpini (Divisione Tridentina), Novello partecipò alla durissima ritirata dal Don, nel gennaio 1943, e in seguito fu… premiato con due anni d’internamento in Polonia e in Germania: Lager di Bonjaminowo, di Sandbostel, di Wietzendorf eccetera.”

Questo libro è una raccolta di pezzi del Fusco giornalista: La Colonna infatti è la sua rubrica giornaliera. Il sottotitolo del libro è assai esplicativo e riassuntivo dell’opera: “La rubrica più caustica e umoristica di un’Italia che cambia (1958-1963)”. La prefazione è scritta da Oreste del Buono che è anche il curatore della bella collana Storie della Storia d’Italia edita da Baldini Castoldi Dalai che comprende tutti gli scritti letterari di Gianni Brera. Gli articoli sono il più delle volte di costume, tutti sarcastici e graffianti che riescono a strappare un sorriso amaro al lettore. Spesso da queste “colonne” troviamo critiche a una società che si può definire contraddittoria, dove i pensieri e le parole piene di virtù e valori pronunciate dai protagonisti di turno si scontrano contro i fatti che si dimostrano beceri e guidati dal più bieco opportunismo.

Non mancano in queste pagine i riferimenti alla vita politica del periodo e a quella precedente: il giornalista-narratore non si sbilancia su commenti o prese di posizione, ma il suo giudizio lo lascia sempre trapelare. In questi raccontini o pezzi di cronaca possiamo riconoscere persone dall’alta società, personaggi famosi, intellettuali o semplice e umile gente, tutti però con una cosa in comune: essere (o essere stati) vivi, tutti facenti parte della stessa società. Infatti Fusco racconta i fatti senza nessuna distinzione di sorta e di casta tra V.I.P. (che brutto termine che questa società ha coniato) e non, tratteggiando gli uni e gli altri senza pregiudizi o inutile referenza, allo stesso modo. Leggendo “La Colonna” possiamo solo provare tristezza per non avere più appuntamenti così interessanti e variegati sui quotidiani; forse gli unici che si avvicinano sono i trafiletti di Serra nell’Amaca su Repubblica e quelli di Gramellini in Buongiorno su Stampa, anche se entrambi sono più politicizzati, moraleggianti e arrabbiati.