Tutto qui- la vera storia dei Massimo Volume (Andrea Pomini)

Scritto da: Vanoli

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Oggi vi  voglio parlare di una biografia che negli ultimi tempi ho divorato- e non avrebbe potuto essere altrimenti, trattandosi di uno dei miei gruppi preferiti- “Tutto qui- la vera storia dei Massimo Volume”, edito da Arcana.

L’autore Andrea Pomini è riuscito nell’intento di far trasparire l’anima del gruppo e dei singoli protagonisti, evidenziando, come in un puzzle narrativo, la passione per la musica che ha attraversato i cuori dei ragazzi, le loro ansie, i loro sogni e le loro paure, gli slanci di entusiasmo e le inevitabili cadute. Il tutto, dosando in modo equo lo spazio delle parole, nonostante la parte del leone la faccia Mimì, col suo talento letterario che sgorga anche da semplici commenti a fatti vissuti.

Una biografia fedele, come giusto che sia, credibile e schietta, che ha il merito di portare alla luce alcune dinamiche all’epoca dei fatti poco chiari, come il controverso allontanamento di uno dei fondatori e leader, Umberto Palazzo.

Pomini ha dato voce anche a lui, rivalutando in pratica la sua versione dei fatti, anche se col senno di poi vien facile pensare che le strade si dovessero necessariamente dividere, dopo il primo, turbolento demo, ormai introvabile. Le carriere parlano da sole: mentre i Massimo Volume, compatti come non mai, si sono fortificati, crescendo in esperienza e personalità, fino a codificare un genere nuovo, almeno per il rock italiano, Palazzo ha fondato il Santo Niente, in pratica una sua emanazione e ha potuto sfogare il suo dilagante eclettismo, essendo lui tra l’altro una spugna in quanto ad assorbire le nuove tendenze artistico e musicali (non a caso ora è impegnato anche come dj e ascolta vagonate di canzoni).

I Massimo Volume sono sempre stati un gruppo ostico, sui generis, nonostante godessero di una certa notorietà anche all’epoca, non corroborata purtroppo da tangibili risultati di vendite, a differenza di altri fenomeni emersi nella seconda metà degli anni’90, come gli amici Afterhours, gli obliqui Marlene Kuntz o i più glamourosi Bluvertigo.

A colpire erano l’impatto sonoro, la chitarra suadente di Egle ma soprattutto, è innegabile, il recitato di Emidio Clementi! Mai sentiti pezzi così narrativi nella musica italiana.

Quando il gruppo in pratica implose, in molti li attesero per anni: certo, Mimì aveva fondato El Muniria (progetto assai ostico e comunque meno affascinante del gruppo originario), Egle aveva dato alle stampe un album che dire minimale è ancora poco, Vittoria era finita a collaborare per un po’ con un gruppo garage, capitanato dall’ex sodale degli ultimi tempi, la chitarrista Marcella Riccardi. Poca cosa comunque.

A far scoccare la scintilla, come ben spiegato nelle lucide interviste, fu un concerto torinese, poi immortalato in un bellissimo cd live. Finalmente ad affiancare Egle, compensandosi nel migliore dei modi, c’era un valido e fragoroso chitarrista, dopo che il bellunese aveva mietuto diverse “vittime”, dal timido Cecio al funambolico Metello.

Con questa nuova formazione a 4 e con una consapevolezza e una maturità pienamente acquisita, i Massimo Volume si sono così riaffacciati prepotentemente nella musica rock italiana che conta. Con uno stile uguale, eppure diverso, più pensato e ponderato, meno furioso e istintivo: capita quando hai 40 anni invece di 20, ma la qualità dell’ensemble è certificata, così come il drumming di Vittoria, l’abilità tecnica di Egle e soprattutto il recitato di Clementi, davvero un caso esemplare per la musica italiana tout court, lontano anni luce dagli stereotipi e dagli stilemi cari a certi affermati gruppi che vanno per la maggiore. Almeno a queste latitudini, hanno codificato un nuovo genere musicale, segnando davvero un’epoca.

Un grande plauso all’autore Andrea Pomini, che ha reso ancora più chiara e avvincente questa splendida storia. Mi piacerebbe un giorno poterlo intervistare, e questo vale anche per i ragazzi, logico!

Comprate il libro! Uscito l’anno scorso, ebbi modo di restarne incuriosito già da una segnalazione di Rolling Stone e alla prima occasione, al Mei di Faenza, feci il prezioso acquisto! Arcana è sempre più sinonimo di libri di qualità.