Il deserto dei Tartari (Dino Buzzati)

Scritto da: D.D.

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1940

Incipit: “Nominato ufficiale, Giovanni Drogo, partì una mattina di settembre dalla città per raggiungere la Fortezza Bastiani, sua prima destinazione. Si fece svegliare ch’era ancora notte e vestì per la prima volta la divisa di tenente. Come ebbe finito, al lume di una lampada a petrolio si guardò allo specchio, ma senza trovare la letizia che aveva sperato. Nella casa c’era un grande silenzio, si udivano solo piccoli rumori da una stanza vicina; sua mamma stava alzandosi per salutarlo.”.

Giovanni Drogo inizia la sua carriera da ufficiale prestando servizio alla Fortezza Bastiani, una roccaforte isolata dalla città e da tutto… Come procederà l’esistenza del giovane tenente? Romanzo malinconico che emana un grosso fascino misterioso con punte sconfortanti dove la condizione umana funge da protagonista assoluta. Buzzati è stato definito, in certi casi non a torto, il Kafka italiano (paragone che da sempre infastidì l’autore nonostante sia stato uno scrittore da lui letto e amato): qui lo si può capire dalla vita inquietante che Drogo è costretto, o si costringe, a subire. In questo scritto Buzzati ricorda anche quel geniale scrittore che è Albert Camus.

L’esistenza dell’ufficiale Giovanni è da considerarsi fallimentare: tutte le sue speranze e tutto quello per cui ha lottato vengono fugate dalla schiacciante quotidianità. Il deserto dei Tartari si può definire un capolavoro assoluto della letteratura italiana e mondiale, dove l’autore riesce con facilità e naturalezza ad entrare all’interno dell’animo umano. Il Giovanni Drogo militare per Buzzati è un’allegoria per parlare della vita, del destino di tutti gli uomini. La prima parte del capolavoro fa da preludio alla magnificenza e maestosità della seconda (per essere ancora più precisi le meravigliose ultime 50 pagine). Romanzo pubblicato, per volere di Leo Longanesi, dalla casa editrice Rizzoli che fece cambiare il titolo all’opera: inizialmente doveva intitolarsi La Fortezza.