Io parlo con te (Massimo Bertarelli)

Scritto da: Vanoli

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Da un po' di tempo conosco, seppur solo virtualmente Massimo Bertarelli: ho imparato perciò ad apprezzarne le qualità umane e i valori, che emergono evidenti in ogni commento o intervento che sia.
Il fatto che si diletti (arrivato alla rispettabile età di 57 anni) a scrivere storie appassionate non è che un ulteriore fattore del suo modo di affrontare la vita. Di petto, stringendola e assaporandone ogni gusto.
Ciò che sembrava evidente dai primi contatti è senz'altro la sua energia, incanalata con dilagante entusiasmo nel voler mettersi a nudo e raccontarci qualcosa della sua esperienza, facendo trasparire le sue passioni più grandi (tra tutte lo sport e la musica, a cui si è aggiunta di recente e si è prepotentemente fatta strada nel suo cuore, la scrittura).
Ma del Bertarelli autore sinceramente sapevo poco o nulla, se non il titolo del suo primo romanzo, in uscita a breve per "Nulla Die" (quindi, un compagno di casa editrice, lo dico a scanso di equivoci).
Non sapevo cosa aspettarmi: se fosse riuscito a indirizzare in un romanzo le sue istanze più profonde e se sarebbe riuscito poi a esplicitarle così bene come quando riesce a sintetizzare concetti e idee dai quali trarre interessanti spunti di riflessione.
Invece mi sono bastate poche righe per accorgermi che sì, tra le pieghe di questo manoscritto ("Io parlo con te"), scorre l'animo inquieto del suo autore, vi sono partorite qui le sue emozioni.
Una storia leggibile (grande virtù in un'era in cui sembra che basti un tecnicismo per risultare un virtuoso della penna… pardòn, della tastiera!), una multiforme lunga indagine non solo di un caso criminoso, ma degli impulsi più reconditi e primitivi del genere umano, attraverso le storie di Marco, ispettore indomito e appassionato e di Tino, genio infelice e quasi incapace di provare emozioni che si scopre quasi per caso killer seriale.
Non si tratta tuttavia di una parodia di romanzi ben noti, sebbene a un certo punto si mischino proprio tutti gli ingredienti del noir-poliziesco. Ciò che rimane in primo piano sono sempre le emozioni dei protagonsiti in gioco, le loro paure, le loro attese e i loro sogni, in un certo senso la loro voglia di riscatto.
Le vite di Marco e Tino viaggiano su binari (è proprio il caso di dirlo, visto l'abitudine del serial killer di muoversi in tram o in treno) paralleli, sono antitetiche in tutto e per tutto.
Poco importa che a nessuno interessi il perchè delle efferate azioni compiute dal trovatello o  le sue attenuanti (che un bravo avvocato saprà certamente far valere), a Bertarelli piace raccontarci nella sua crudezza l'evolversi della pazzia e il fermento suscitato in ispettori che davvero non si aspettavano di trovarsi come dentro a un film.
Non servono arzigogoli verbali, nè elucubrazioni cervellotiche per giungere alle conclusioni. Più interessante appare invece provare empatia per Marco, Danilo, Tricarico e Panizza incaricati di accerchiarlo. Quell'istantanee sono davvero la parte più bella e coivolgente dell'intero romanzo.
Interessante, ma forse non del tutto riuscito, l'esperimento della narrazione doppia: dalla terza persona che con giusto distacco ci guida attraverso lo scorrere della vicenda alla prima persona, con gli interventi diabolici e strafottenti dell'uccisore Spaccateste. L'autore riesce davvero a rendere antipatico il suo contraltare negativo, tanto che, pur sforzandoci, risulta impresa titanica provare pietà per lui: anzi, il finale lascia quasi trasparire che, passati i prevedibili anni in carcere, Tino possa riprendere a uccidere e proseguire la sua opera di vendetta contro il mondo.
Un buon manoscritto, sin troppo schietto e sincero, ma senz'altro meritevole di pubblicazione.
Per chi vuole conoscere meglio l'autore, consiglio di farsi un giro sul suo blog, linkato qui .