PROG ROCK! 101 Dischi dal 1967 al 1980 (Riccardo Storti e Fabio Zuffanti)

Scritto da: MAT2020

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ZUFFANTI E STORTI ALLA RICERCA DEL PROG PERDUTO
di Francesco Pullè
 
È ancora possibile scrivere di prog senza scadere nell'ovvio e nel banale?
È concepibile che nel 2016 si compili l'ennesima lista di album essenziali / imperdibili / da isola deserta / you must hear before you die?
Ebbene, la risposta a questi interrogativi, che ci arriva da "Prog rock! 101 dischi dal 1967 al 1980”, firmato da Fabio Zuffanti e Riccardo Storti ed appena pubblicato per i tipi di Arcana, è un maiuscolo sì.
 
Qui non abbiamo l'ennesimo catalogo del meglio del meglio del classic prog destinato a prender polvere sepolto da una pila di coffee table book.
Questo è un libro speciale, la cui forza sta nel non voler schematizzare ed antologizzare una materia già tanto trattata (e bistrattata), ma nel presentare un personalissimo lavorio di recupero più che di vinili di pezzi di vita, in un’intima recherche delle emozioni del passato, quelle che ci hanno formato e in qualche misura hanno contribuito a salvare, trasformare e rivoluzionare le nostre esistenze. Questa è la certosina riscrittura di un tempo ritrovato, un diario d'ascolti che è finissima educazione sentimentale alla materia musicale ed alla vita tout court.
 
Si completano mirabilmente i talenti del musicista (e che musicista) Zuffanti, autore della selezione, e del saggista, ricercatore e musicologo Storti, che si occupa di sistematizzare, storicizzare ed approfondire una materia tanto liquida e sfuggente.
Si percepisce da subito l'affinità, l'antica frequentazione e l'interscambio di saperi ed emozioni, quasi telepatico, tra i due autori genovesi, già conduttori su emittenti locali di "Astrolabio", mitica rubrica d'approfondimento musicale, e le oltre 400 pagine del saggio scorrono leggere, piacevoli e coinvolgenti come la cara voce di un vecchio amico che, tra aneddoti e ricordi, ci guida alla (ri)scoperta di tesori nascosti con la gioia, la curiosità e lo sguardo stupito ed incantato di chi si accosta a queste opere d’arte per la prima volta. Ecco, questo volume opera il miracolo di restituire verginità al nostro approccio al prog, ricrea il big bang, la scintilla primordiale, la scoperta originaria di quel misterioso e incantato microcosmo che per semplicità e pigrizia chiamiamo prog, in un viaggio musicale che partendo dal fantastico immaginario del monumento beatlesiano Sgt. Pepper ci porta, lungo un arco temporale di 13 anni, fino alla magniloquenza della Symphonie Celtique di Alan Stivell.
Le stazioni attraversate non sono però necessariamente le più battute, l’itinerario non è piano e non mancano deviazioni e digressioni, talora clamorose.
Ad esempio: avreste mai pensato di trovare su un sacro testo progressivo la disamina di un album di Alberto Fortis?
Ebbene sì, qui c'è, e non potrete leggerla senza provare l'esigenza impellente di rivisitare la seconda opera del cantautore domese con nuove orecchie.
E questo è solo un piccolo indizio delle centinaia e centinaia di suggestioni e spunti che accompagnano ogni voce trattata. Infatti dietro ad ognuna delle 101 schede che compongono la ponderosa trattazione sono indicate una mezza dozzina di ascolti consigliati, collegati da nessi spesso evidenti, talvolta spiazzanti, sempre brillanti e suggestivi.
Lungi da me rovinare il gusto della lettura e della scoperta di questi inaspettati suggerimenti, basti dire che a fianco ai tradizionali mostri sacri e soliti noti immancabili su ogni elenco stilato dalla critica ortodossa e politicamente corretta (pensate un nome, da Yes a Magma, da Robert Wyatt a Peter Hammill, lo troverete), e a parecchie deviazioni su territori confinanti ma spesso non immediatamente riconducibili alla vulgata prog (quali i nostri Lucio Battisti, Claudio Lolli e Luciano Cilio), dei quali si presenta un'opera chiave ed una visione d’insieme del percorso artistico, si troveranno proposte d’ascolto a 360°, non di rado spericolate e sorprendenti, quali Stockhausen o Black Sabbath, Coltrane o Nino Ferrer, Sun Ra o Carmelo Bene (!) e ancora Chopin o Duran Duran (già, proprio loro, questo libro infrange davvero molti tabù). La ratio dietro alcune scelte apparentemente bizzarre si palesa addentrandosi nella lettura, che sarebbe preferibile affrontare rispettando l’originario criterio cronologico per gustarne appieno il peculiarissimo svolgimento in progress.
 
Come avrete capito la vastità dell'esplorazione compiuta dai due autori è pari solo al loro onnivoro appetito musicale ed il termine prog viene qui inteso nella sua accezione più ampia ad indicare, cito dalla quarta di copertina: "tutte quelle musiche che, a partire dagli anni sessanta, hanno cominciato a espandersi e, contaminandosi con stili diversi, hanno allargato il concetto di pop song, sperimentando arditi accostamenti tra diverse influenze senza il timore di ricercare nuove melodie, armonie, suoni e strutture." Et voilà, i molteplici generi e sottogeneri, coi quali sovente creiamo ostacoli artificiosi al naturale fluire delle musiche "altre”, vengono improvvisamente a perdere ogni significato. E quest'opera di liberazione della ricerca e dell'innovazione da classificazioni restrittive mi ha ricordato, per lucidità e larghezza di vedute, quella operata da Antonello Cresti nei suoi mirabili studi sui solchi sperimentali.
Altro grande pregio dell'opera di Zuffanti e Storti poi, è il non circoscrivere la loro indagine ai confini angloamericani, italiani o tuttalpiù tedeschi e francesi come suol farsi in innumerevoli altri trattati. Qui si veleggia in ogni direzione, dall'Olanda all’Estremo Oriente, dalla Bielorussia al Brasile.
 
Dunque non c'è davvero motivo di declinare un invito al viaggio tanto appassionato ed appassionante, consapevoli che, seguendone le scrupolose indicazioni, la nostra percezione musicale ne uscirà rinnovata ed arricchita.


Facciamoci guidare senza indugio da questi due preziosi amici, con Fabio e Riccardo sarà tutta un'altra musica!