Scritto da: MAT2020

Questo utente ha pubblicato 1826 articoli.
Franco D'Andrea and Anthony Sidney "Tony" at RCA
 
 

 

 
 
Con oltre 160 dischi incisi in Italia e all'estero e 20 premi Top Jazz vinti nella sua carriera, di cui 11 nella categoria “Musicista italiano dell’anno”, Franco D’Andrea è ormai considerato uno dei migliori pianisti contemporanei e rappresenta l’eccellenza che il jazz italiano ha saputo partorire negli ultimi 50 anni. La sua musica in solo è magicamente collettiva. Evoca un dialogo costante tra i mondi sonori che abitano il profondo dell’artista: la coscienza individuale si confonde con la coscienza collettiva. Non più un’artista solo davanti al suo strumento che si confronta con esso, ma un artista che si confronta con sé stesso, con i mondi sonori che ha frequentato, con i musicisti che ha amato e che ama, con i suoi ascoltatori. 
 
 

 

 

Perigeo
 
Durante i bollenti, ribollenti, psichedelici, violenti, rivoluzionari ed esaltanti anni 70, in Italia, musicalmente (e non solo) accadde di tutto. Re Nudo incontrò i circuiti del Moog, glamour, impegno politico e sociale salivano e scendevano dal palco, non senza avere proclamato il loro manifesto di amore o di lotta. Il rock civettava con tutti: il blues, la musica tradizionale, celtica, con Bach, e con il jazz, che aveva rappresentato un mondo a parte fino a quando Miles Davis non cominciò a provare una profonda attrazione per il funky di Sly Stone e per quell’indiavolato mancino con la Fender bianca, si, proprio lui, Jimi… Il jazz cambiava i suoi connotati, un po’ per un fatto evolutivo un po’ per incontrovertibili regole di mercato, passando attraverso la sua contaminazione, o la disintegrazione delle sue regole. Nel 1970 fu registrato l’unico album realizzato dal Modern Art Trio guidato da Franco D’andrea con Bruno Tommaso e Franco Tonani, intitolato “Modern Art Trio”. Un anno dopo, un altro Tommaso, anche lui contrabbassista, Giovanni, fonda i Perigeo, con Franco D’andrea al piano e tastiere, Claudio Fasoli al sassofono alto e soprano, Tony Sidney, chitarra acustica ed elettrica, Bruno Biriaco batteria, percussioni e, nel 1972, viene pubblicato dalla RCA il loro primo album, “Azimut”.
 
"Sogno di trovarmi / in un posto di non so dove. / No, non vedo nel passato,ma io credo nel futuro. / Vorrei tanto trovarlo. / Cerco un posto, non so dove". L’inconfondibile sound del gruppo si manifesta subito come una miscela di rock progressivo e di jazz con incursioni nella musica sperimentale ed elettronica. Risale al 1973 la pubblicazione del successivo “Abbiamo tutti un blues da piangere”. 
 

L’album “Genealogia” pubblicato nel 1974 conferma le tendenze musicali e lo stile dei Perigeo.