Dinamitri Jazz Folklore

 

AKENDENGUE SUITE

DINAMITRI JAZZ FOLKLORE

featuring AMIRI BARAKA

Un’ arte prodotta solo in vista del piacere sensibile ( come quella che l’occidente  moderno si compiace di possedere) è ritenuta nelle Tradizioni dell’Africa totalmente incapace di aiutare l’uomo ad acquisire la conoscenza di ciò che in realtà egli è, e di tutto ciò che, rispetto all’insufficiente punto di vista odierno, egli non è. In questa epoca di sempre più profondo regresso spirituale, l’Africa continua a chiamare coloro che ancora hanno un’anima a ritornare al centro della loro umanità: centro ad un tempo fisico e psichico, dove regna l’unità della Danza della Musica e della Parola.
In Africa si tramanda  la conoscenza che il mondo è stato creato dal primo Suono, tre volte ripetuto.  che questo mondo è nato dal “primo sacrificio”e attraverso il “sacrificio” esso è sostenuto nel suo sviluppo.
La musica che vi proponiamo, sintesi dei nostri ultimi sette anni di lavoro ha richiesto tale sacrificio per essere realizzata.
 
Amiri Baraka, considerato uno dei maggiori poeti e intellettuali afroamericani del secondo Novecento e autore de Il Popolo del Blues, collabora per questa “Akendengue Suite” con il gruppo toscano Dinamitri Jazz Folklore per uno straordinario concerto. Un evento che presenta in anteprima assoluta un progetto discografico tanto innovativo e originale quanto fortemente legato alle radici del blues. Un viaggio affascinante nelle sonorità africane con la partecipazione di uno dei testimoni della rivolta nera degli anni Sessanta.
Quali siano precisamente i confini dell’Africa è difficile dirlo. Le genti e le culture del vasto continente hanno oltrepassato i mari e gli oceani per diverse vie. Quella più nota è l’attraversata verso le Americhe, forzata. L’incontro tra le culture dell’Africa e i nuovi territori viene raccontata ancora oggi con i segni indelebili dell’arte. Come nella musica, nel blues e nel jazz afroamericano. L’origine del jazz dimora proprio in questo non-luogo, trasformatosi in territorio dell’anima per necessità, per sopravvivenza. Schiavitù, sottomissione, razzismo si mescolano per ritrovare l’amaro splendore nelle note blu. Malinconiche e vitali, le note del blues sono una bandiera di protesta e di dignità che si alza e coinvolge gli ultimi della terra nell’immaginario territorio africano.
I Dinamitri Jazz Folklore sono da tempo sulle tracce di questo territorio e nel lavoro di scrittura ed esecuzione musicale svolto in questi anni hanno definito la propria ricerca creando un equilibrio tra le forme di improvvisazione, le radici africane del jazz, i contenuti impegnati dei testi. Album come Folklore in Black e Congo Evidence hanno del resto dimostrato come un’altra musica sia possibile. Sotto questa luce la nuova prova discografica AKENDENGUE SUITE è prima di tutto un inno all’Africa. Al luogo reale e a quello simbolico, che la musica racconta con un linguaggio multiforme, in continuo movimento.
 
AKENDENGUE SUITE – RECENSIONI CD

AKENDENGUE SUITE feat. AMIRI BARAKAb ed. "Tracce" - Rai Trade RPTJ0012).

Amiri Baraka poet

Dimitri Grechi Espinoza - alto sax

Emanuele Parrini - violin

Beppe Scardino - baritone sax

Pee Wee Durante - hammond organ, Fender Rhodes

Gabrio Baldacci - guitar

Andrea Melani - drums

Simone Padovani - percussion

"Un territorio dove s’incrociano Mingus, l’ArtEnsemble of Chicago, il funky, il ricordo di ribellioni che vorremmo rinnovare. Merito dell’incontro del settetto jazz italiano guidato da Dimitri Grechi Espinoza con la possente poesia orale di Amiri Baraka, già noto come LeRoi Jones".
STE. MI. - L'Unità -

"Forse perchè attratti dal valore simbolico dell'incontro del DJF con Amiri Baraka o affascinati dai connessi aspetti filosofico-rituali, spesso dimentichiamo di evidenziare il valore del collettivo. "Akendengue Suite" ce ne dà l'occasione. Espinoza, oltre che guida spirituale e organizzatore di suoni, è sassofonista che personalizza la lezione ornettiana in un profondo senso del blues che si apre ciclicamente verso una radicalità espressiva. La ritmica composta da PeeWee Durante (Hammond org. e Fender Rhodes), Andrea Melani (dr) e Simone Padovani (perc) garantisce una tensione elastica che nel colore ancestrale del tappeto ritmico assicura l'architettura portante del progetto. Intorno all'alto di Espinoza si muovono dei veri e propri talenti. Emanuele Parrini (vn), Beppe Scardino (bs) e Gabrio Baldacci (el. guit.) offrono ricche personalità all'idea musicale. Gli impasti con la voce di Baraka ci riportano alle esperienze dei The Black Voices, ma non in una logica nostalgica, quanto in una prospettiva che conferma la vitalità della cultura afroamericana".
Paolo Carradori - Il Giornale della Musica -

"Registrata per Radio3 e ora giustamente pubblicata su disco, questa "Akendengue Suite" vede i Dinamitri Jazz Folklore del sassofonista Dimitri Grechi Espinoza (artista che merita certamente più attenzione di quanta ne abbia oggi) a confronto con la poesia di amiri Baraka/LeRoy Jones. Da sempre Grechi Espinoza lavora alla propria musica con un approccio espressivo e spirituale di particolare intensità, strettamente connesso alle culture tradizionali africane e a un'attitudine "politica" nel senso più nobile e interiore del termine. Dedicato alla memoria del "Maestro" Tony Scott, il disco sovrappone alcune liriche di Baraka (dalla raccolta "Wise Why's Y's) alla densità percussiva dell'ensemble, nel quale, oltre al leader, spiccano il baritono di Beppe Scardino, la chitarra di Gabrio Baldacci e il violino di Emanuele Parrini. Jazz caldissimo e estatico, libero pur senza dover mai rompere con la tradizione, a tratti illuminato da scariche elettriche, voce collettiva di voci individuali che insieme trovano ancora più forza, quella del Dinamitri Jazz Folklore è una musica che non rinuncia mai alla ricerca della consapevolezza: detta così potrebbe sembrare solo una dichiarazione di intenti, l'ascoltò svela e commuove per la sua necessità, oggi più che mai (7/8)". Enrico Bettinello - Blow Up –

“Sette anni di lavoro e tre incisioni discografiche conducono il collettivo guidato dal sassofonista Dimitri Grechi Espinoza a questo "Akendengue Suite". Nel precedente disco il gruppo incontrava la voce e la poesia di Sadiq Bey e qui si unisce a una figura storica della cultura afro-americana: Amiri Baraka. Il risultato è magnifico. Le liriche del poeta si appoggiano perfettamente sulle musiche e la sua recitazione è come sempre commovente, una sferzata di vita. Baraka declama quattro poesie tratte dalla raccolta "Wise, Why's, Y's: The Griots Song Djeli Ya" del 1995. Tre episodi hanno per protagoniste le percussioni metalliche, i tre "Kongo Bells", in solitudine o con il violino aspro di Parrini. Il brano più lungo è quello che dà il titolo al disco e contiene come tutto il lavoro un omaggio sentito all'Africa. "When Tony Was In Africa" ne propone un ritratto allucinato mentre "There Really Was An Africa" ha la gioia contagiosa dell'afro-beat. Due composizioni di Grechi Espinoza sono di quelle che restano: il dolcissimo e potente al tempo stesso "Ming Blue" che ha tutta la forza del blues e il cinetico "Baraka" che viaggia arrembante sulle sventagliate dell'Hammond.”
Flavio Massarutto  Jazzit    

“La capacità della musica afro-americana e dell'improvvisazione di concretizzare l'arcano potere del suono sono resi con straordinaria efficacia in questa eccellente nuova pubblicazione della collana Tracce. Qualcuno riconoscerà inevitabili richiami a Ornette Coleman, all'Art Ensemble, a Charles Mingus e forse addirittura (nel primo pezzo) a Henry Partch. Non è però tutto qui. Gettare un ponte fra il jazz come forma di linguaggio e l'Africa può sembrare risaputo. In realtà in questo caso sembra il risultato di un percorso scavato in profondità più che un obbiettivo prefissato a priori. Elemento caratteristico di questo disco è innanzitutto la presenza di Leroi Jones (A.k.a. Amiri Baraka), una figura che stabilisce una sorta di continuità con Congo Evidence l'altro disco dei Dinamitri Jazz Folklore a cui partecipò il poeta Sadiq Bey. I recitativi, i rimandi alle performance Beat, ma anche i momenti più declamatori di Jones trovano nella corposa massa sonora un perfetto punto d'appoggio che richiama l'Africa non tanto nell'utilizzo strumentale, quanto più nei continui rimandi all'eredità afro-americana. Un po' superficialmente il continente nero si potrebbe intravedere nei 12 ottavi notturni di Ming Blue, nella cristallina percussività di Kongo Bells, o nel funk tentacolare di Akjendengue. In realtà si annida nei costrutti tematici in cui l'improvvisazione è incorporata e non alienata, ma anche in un'architettura musicale che ci riporta alla linearità e al progressivo sviluppo del racconto africano più che alla circolarità tema-solo-tema. Ma forse l'Africa qui sta soprattutto nel valore della musica e dei testi come momento di ritualità sociale, di relazione e di testimonianza che gronda di contenuti secolari: tradizione della musica nera, schiavitù, dicotomie giustizia/ingiustizia e coraggio/paura. La presenza di alcuni dei più fulgidi talenti della nuova scena creativa italiana completano il quadro di un disco prezioso per chi dalla musica cerca qualcosa di diverso”.

Valutazione: 5 stelle
Gigi Sabelli - Allaboutjazz italia -

“Considering that I hadn't heard any of these young Italian players before this disc, I was again pleasantly surprised by this fine offering. The violinist-Mr. Parrini, it turns out, is also a member of the Italian Instabile Orchestra, whose new disc with Anthony Braxton, we also just received. My first question when I saw this disc was, what does the controversial poet, Amiri Braka, have in common with this young Italian septet? It turns out that their leader and composer, Dimitri Espinoza, has studied at length and been influenced by African culture, referencing quotes in the liner notes. Dimitri has done a most impressive job of composing the diverse music throughout this dynamic disc and backing Amiri's words with constant care and creativity. "Kongo Bells" features just percussion and violin along with Baraka's poem "Speech 38" which deals with the black slang that started in the bebop era and evolved through the spiritual/free jazz era. A most effective opening. Beppe's sly bari sax opens "Ming Blue", a swell, bluesy piece with some fine sax and violin harmonies. The band is both tight and laid back at the same time with a most haunting melody that they repeat until we feel satisfied. The title track, "Akendengue" features another righteous poem from Amiri about ghosts and slaves. The music has a most hypnotic marching groove, matching Amiri's strong words just right. The second half of this great piece features some sumptuous, slow-burning rockin' electric guitar and earthy organ. "When Tony Was in Africa" refers to American reeds hero, Tony Scott, whom this disc is dedicated to and it features some strong but restrained bari sax. Throughout this fine disc, both percussionists do a fabulous job of creating textures and varied ethnic rhythms. Amiri Baraka is featured on about half of these pieces, his voice and wordswell selected and so well-matched by the music that accompanies him. Dimitri's music is a constant source of wonder - extremely memorable and spirited from the beginning to the end. This gem is pretty f**king great, especially since most of the names are new to us”.  
BLG Dowtown Music Gallery

 

AKENDENGUE SUITE – RECENSIONI LIVE

Amiri Baraka e Dinamitri Jazz Folklore
Sala Vanni, Firenze, 28 ottobre 2008


“Why don’t you fight?” Perchè non combatti? Perchè non combattete? La domanda la pone Amiri Baraka dal palco della sala Vanni, rivolgendola all’Africa, al mondo, forse anche a sé stesso. Assieme a lui sul palco c’è il Dinamitri Jazz Folklore, dinamico ensemble italiano composto da ottoni, violino, organo, chitarra e percussioni. Tante percussioni, che rappresentano il vero suono dell’Africa, il beat, il battito del cuore, la pulsazione primordiale che ha dato origine a qualsiasi tipo di odierna musica da ballo, dai ritmi fumosi e rallentati della dubstep fino alle esasperazioni a 180 bpm (battiti per minuto,appunto) della drum’n’bass. Sulle animate trame sonore del Dinamitri, Amiri Baraka recita stralci di poesia tratte dal suo libro “Wise why’s” (saggi perché) utilizzando la sua voce come un ulteriore strumento tramite onomatopeismi, dilatazione delle lettere, improvvisi cambi di accento. “La musica – annuncia Baraka – è la sola anima che Dio possa avere”. Il concerto del Dinamitri, quasi un’ora e mezzo, si è concluso con due omaggi a figure storiche della musica nera: uno per Duke Ellington ed uno (Colonial Mentality) a Fela Kuti, un selvaggio afro-beat che ha conquistato tutto il pubblico della gremitissima sala Vanni. Uno show che ha proposto quindi, oltre al virtuosismo degli interpreti, un solido messaggio sociale, un canto degli schiavi che si alza dai campi di cotone per rimbombare forte nelle orecchie di chi non vuol sentire. Un canto multiforme che attraversa tutte le fasi della musica nera, dall’holler allo spiritual, dal blues al jazz per portare fuori dal continente africano un messaggio di pace e solidarietà. Da ricordare infine come una parte del ricavato sia stato destinato ad un progetto per la scolarizzazione nel Senegal grazie all’associazione Manico ed al Cospe. Free jazz quindi? No. Jazz di liberazione.                                                      

Davide Agazzi
www.ilpopolodelblues.com  
 

AMIRI BARAKA

Nato nel 1934, a Newark, New Jersey, USA.

Autore di più di 40 libri di saggi, poesia, teatro, storia della musica e critica, Baraka è un poeta icona e attivista politico rivoluzionario che ha recitato poesia e fatto lezioni su temi  politici e culturali in tutti gli Stati Uniti, Caraibi, Africa ed Europa.

Con un’influenza sul suo lavoro che varia da matrici musicali quali Ornette Coleman, John Coltrane, Thelonious Monk e Sun Ra fino alla Rivoluzione Cubana, Malcom X e i movimenti rivoluzionari mondiali, Baraka è noto come fondatore del Black Art Movement ad Harlem negli anni ’60 che divenne l’impronta virtuale per la nuova estetica della scena Americana.

Il suo libro d’esordio, Preface to a Twenty-Volume Suicide Note (Prefazione a una nota suicida in venti volumi) è del 1961. Il suo lavoro pubblicato e rappresentato, come ad esempio l'ormai mitico studio del 1963 sulla musica afro-americana, Blues People (Il popolo del blues, Shake Edizioni) e il dramma Dutchman and the Slave (1963), hanno praticamente costituito “il corollario culturale del nazionalismo nero” e dell’ambiente rivoluzionario americano.

Nel 1965, a seguito dell’assassinio di Malcom X, diede una svolta radicale alla sua vita, rompendo il primo matrimonio e trasferendosi ad Harlem dove fondò il Black Arts repertory Theatre. Nel 1967 sposò la poetessa afroamericana Sylvia Robinson (Amina Baraka) e nel 1968 divenne musulmano e prese il nome Amiri Baraka mettendosi a capo della sua organizzazione musulmana Kawaida come imamu (leader spirituale), un titolo che abbandonò negli anni Settanta avvicinandosi alla filosofia marxista.

Tra i titoli pubblicati in seguito Selected Poetry of Amiri Baraka/LeRoi Jones (1979), The Music (1987), un’affascinante raccolta di poesie e monografie su jazz e blues di cui sono autori Baraka e sua moglie Amina, anch’essa poeta, e The Essence of Reparations (2003).
The Essence of Reparations è la prima raccolta di saggi pubblicata in forma di libro che esplora in modo radicale quello che rappresenterà una svolta nel movimento dei Neri nel ventunesimo secolo, per quanto riguarda temi quali razzismo, oppressione nazionale, colonialismo, neo-colonialismo, autodeterminazione, e liberazione nazionale ed umana, dei quali egli si è a lungo occupato in maniera sia creativa che critica. È stato detto che Baraka è impegnato nella lotta per la giustizia sociale come nessun altro scrittore in America.
Ha insegnato a Yale, Columbia, e alla State University di New York a Stony Brook.

Baraka vive a Newark con sua moglie Amina, hanno cinque figli e insieme dirigono il word-music ensemble, “Blue Ark: The Word Ship” e co-dirigono “Kimako’s Blues People”, l’“artspace” ospitato nel loro teatro da circa quindici anni. I suoi premi ed onorificenze includono un Obie, l’American Academy of Arts & Letters Award, il James Weldon Johnson Medal per il suo contributo alle arti, Rockefeller Foundation and National Endowment for the Arts grants, Professor Emeritus alla State University di New York a Stony Brook, e Poet Laureate del New Jersey.