Sembra ieri ed invece già sono passati sei mesi.
I sentimenti contrastano e si alternano: voglia
di esplorare, andare a fondo, muoversi, lavorare bene, ma anche stare tranquilli
su una spiaggia, scappare dall'umido 98%, scappare dal traffico,
scappare...
Diciamo che la crisi post-natalizia è passata,
una sorta di riflessione su quanto sarebbe stato importante per me continuare il
viaggio, che cominciava ad ingranare e lasciar perdere il lavoro...ma tantè per
ora (in questa vita) l'ho spesse volte pensato ma mai fatto, forse perchè alla
fine ci si adatta a cercare cose interessanti dove apparentemente non esistono.
Devo poi dire che tutti i ritorni hanno sempre aspetti buoni e positivi: alcuni
luoghi mi sono ormai familiari, come alcune persone, compresi, tutto sommato,
gli alunni. Di certo ho la possibilità di fare cose che non potrei fare in
Italia: insegnare geografia (di certo la meglio materia), insegnare alle
elementari con un microscopio... Proprio in questi gg sto facendo una sorta di
progetto sulla famosa laguna che è una specie di fogna, ma conserva aspetti
naturalistici ancora interessanti, e vedere i bambini meravigliati di quanta
vita c'è in una goccia d'acqua mi spinge a scoprire nuove cose assieme a loro.
Ho chiesto tra l'altro una specie di collaborazione con un centro Oceanografico,
primo per capirci qualcosa in piu' ed anche per mettere a contatto i bambini con
un po' di ricerca. Per ora aspetto risposte, spero presto, visti i tempi
burocratici simili ai nostri.
Dicevo che sono tornato nei miei luoghi per
trovare o ritrovare equilibrio. Il mio villaggio di pescatori è uno dei piu'
gettonati: sabato scorso ho dormito da loro con la tendina e domenica mattina di
buon ora mi sono avventurato su quelle specie di piroghette a
tirar su le reti per una possibile grigliata...Vi risparmio il mal di mare, una
certa strizza per le onde, il vento, l'entrata e l'uscita in mare, ma tutto in
sicurezza senza giubbotto di salvataggio. Trattasi di due boe con relative
ancore alle due estremità divise da un 500 metri di rete, per lo piu' bucata,
che dovrebbe trattenere un po' di pesci e crostacei che stanno per lo piu' sul
fondo. Alla fine qualche mega granchio e un paio di pesci ce li siamo
grigliati.
Il giro natalizio...
I giorni erano quasi 20 a disposizione, ma ben
presto mi sono accorto di quanto pochi fossero. Prima tappa Makurdi, città della
famiglia Obande, Benue State, centro est, 800 km circa, piu' di 20 ore di
autobus seduti incastrati con cartoni, sacchi di riso, gente appollaiata sui
poggiatesta che per salire ha scatenato una rissa. Le partenze da Lagos in
prossimità delle feste sono un delirio: in questa città c'è gente che proviene
da tutta la Nigeria ed i viaggi di rientro sono sempre epocali, con trasporto di
qualsiasi oggetto dalla capitale commerciale.
Fatta visita al villaggio natale
di Igumale, con pranzi senza brodo di cappone, ma visita al vecchio saggio che
comunica con gli spiriti degli antenati, ci siamo diretti verso Calabar estremo
sud est: forse unica città nigeriana discretamente pulita ed ordinata; ultime
ore di festeggiamenti del carnevale cittadino, con veri e propri carri, bande e
parate, molto spesso a sfondo religioso e/o commerciale.
In questo stato, River
State, c'è quello che rimane delle foreste pluviali nigeriane, difese in parte
nel parco nazionale Cross River National Park, in continuità con il Korup
National Park camerunense. Solo i margini del parco si possono visitare, non ci
sono percorsi trekkabili, i trasporti non si fermano in prossimità, per cui dopo
un paio di giorni fatti di tentativi invani con mezzi improbabili, ho
abbandonato e mi sono diretto solo verso le montagne.
A questo punto veniva il
rammarico di non avere un mezzo proprio, magari una moto; visti però le mancanze
di carburante, i blocchi e le code kilometriche dai benzinai sarebbe stato un
delirio peggiore. Arrivo a Serti, proprio la sera del 31. Siamo nel Taraba
State, quella punta est che si incastra nel Camerun. Qui c'è la sede del
Gashaka-Gumpti National Park il piu' vasto e remoto della Nigeria. E' una zona
montagnosa, c'è anche il Chappal Wadi (montagna della morte), che con i suoi
2400 m. è la piu' alta e diversi altri massicci rendono questa regione
finalmente poco popolata. Alloggio nei bungalow del parco e la sera è previsto
un grande falò con brindisi e carne alla griglia. Le casse rimbombano fino al
mattino dietro il mio letto, proprio quando è ora di alzarsi e cominciare il mio
giro. Passo due notti nel villaggio di Gashaka, e di giorno due
guide (un giorno per uno) mi accompagnano a camminare. Fiumi puliti e
freschi, foreste di montagna degradano verso nord in un ambiente piu' savanoso e
pianeggiante. Su queste montagne qualche anno fa hanno trovato una nuova specie
di Scimpanzè, che le popolazioni locali, per lo piu' musulmane, hanno
risparmiato. I resti di un fortino tedesco, testimoniano le battaglie con gli
inglesi per contendersi il territorio. Oggi c'è ancora un tedesco, che con il
suo staff studia scimpanzè, babbuini ed altre scimmie. Mi spiegano
che ora, nel periodo secco, è praticamente impossibile vederli in questa zona di
foresta, per mancanza di frutti; invidiandolo un po', per il luogo dove vive e
ciò che fa, ci si dà appuntamento a giugno, nella stagione delle piogge. Abdu,
una guida del parco, mi racconta che il villaggio della madre è in Camerun
due-tre giorni di cammino, attraversando le montagne. Se tornerò andremo a
trovare la madre attraversando il confine a piedi.
Decido di muovermi e visitare altri luoghi,
ormai ho preso il ritmo e il mio sedere è insensibile ai lunghi viaggi. Mi
sposto piu' a nord a Bauchi, teatro pochi giorni prima dei soliti scontri
religiosi, che spesso poi si risolvono con l'intervento della polizia che
aggrava i bilanci delle vittime. Mi sposto nel Plateau di Jos, città in mezzo ai
graniti, 1000m, clima gradevole, mangio fragole squisite, città tranquilla, con
però una impressionante concentrazione di chiese, moschee e congreghe, maggiori
del normale. Sarà un caso ma pochi giorni dopo scoppiano una serie di scontri
sempre a sfondo religioso...

Bauchi

Plateau di Jos
Ormai prossimo al centro del paese sono curioso di
vedere la capitale, Abuja, costruita nel nulla negli anni '70-'80, in pieno boom
petrolifero, mai ultimata. Le autostrade attraversano la città deserta, non
circolano motorini, la moschea e la chiesa cristiana sono enormi, disposte in
linea retta separate da edifici di banche, anche loro enormi, neri e
lucidi.
E' il 6 gennaio e mi regalo un volo
Abuja-Lagos. Ricordandomi del vudu festival di Ouidah, mi fermo all'ambasciata
del Benin, chiedo un visto che è pronto il giorno dopo; il confine è a pochi
kilometri, Cotonou è caotica e umida, ma circa un decimo di Lagos, ci sono piu'
bar e ristoranti, e vive la France!, caffè e pasticcerie. Il Benin è un paese
turistico, nel suo piccolo. Non ci ero piu' abituato: francesi, inglesi, anche
italiani, i prezzi si alzano, i sorrisi finti pure. Il festival del vudu' lo
immaginavo un po' cosi', ma l'impatto non è piacevole. Macchine fotografiche,
pulmini carichi di grassi bianchi, troupe televisive locali.
Ci vogliono un paio
di sere per ritrovarmi, finalmente, in un cortile buoio, niente bianchi, sudore,
battiti di mani, suoni e canti che facilitano il trans. Questo il mio angolo di
vudu' piu' o meno genuino.
Non so che tipo di movimenti riuscirò ancora a
fare, forse alla fine della scuola, se non vorrò o dovrò scappare via. Vorrei
tornare verso il Gashaka per poi proseguire in Camerun. Ora sono senza
documenti, per l'ennesima volta mi è stato chiesto il passaporto per il mio
permesso di residenza, che non è ancora pronto; forse un sistema per non farmi
muovere...sarà, ma dal 19 al 26 marzo sarò un accompagnatore della gita italica
con i miei alunni, Roma e Napoli, quindi è bene che si muovano. Dopo un breve
rientro a Lagos sarò padano a Pasqua: lasagne, tortelli, torta fritta e
lambrusco sono nei miei pensieri.
A presto, e vi chiedo di aggiornarmi con parole e
immagini sul nostro amato Po.
Ormai non ci resta che rifugiarsi
nell'Appennino o nell'eterna primavera delle Canarie. Macchè, è forse venuta
l'ora del granaire...?
Nel frattempo è passata una settimana da questo
scritto: la rete dei pescatori si è rotta per chissà quale mostro marino, magari
un marlin de "Il vecchio e il mare", cosi' sto pensando, rivedendo i miei
pescatori senza lavoro e senza pesce anche per me da grigliare, di facilitare
l'acquisto (non pensavo fosse cosi' cara...), ma il mio angolo vorrei che si
salvasse e che i ragazzi non lasciassero il villaggio tranquillo in cerca di
qualche lavoraccio in città.
Oggi per la seconda volta mi hanno proposto
carne di cane, bocconcini su spiedini (suya); la prima volta è capitato
da un benzinaio...mentre aspettavo il mio turno al rifornimento ho visto dei
ragazzi che mangiavano da un pentolone sotto la pompa di benzina (cosa piu´ che
normale), ho chiesto se era montone, rispondono si, ma mi avvicino e vedo un
teschio canino, riformulo la domanda con dentro "dog meat" e stavolta il
si è piu' convinto.
Tutto procede, il presidente e' forse morto, da piu'
di tre mesi non e' al governo e una settimana si ed una no c'e' il blocco dei
benzinai...continuo a pensare che i nigeriani si adattano troppo facilmente alle
situazioni.
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