Mentre sono lì che compro il biglietto alla cassa, un tizio fa al Maino “Guarda
che con quello non puoi mica entrare”. Mi giro a guardare. E’ uno dei due
buttafuori, un tale dall’aria non tanto sveglia con due baffoni bianchi a
manubrio che lo fanno somigliare a una specie di Hulk Hogan versione terza
età.
“Cosa? Questa?” domanda il Maino stupito, e alza in aria un sacchetto di
plastica.
“Proprio quella. Dentro è vietato consumare vivande”.
Il Maino
apre il sacchetto, tira fuori un panino e fa per scartarlo.
“Non è permesso
stare qui davanti. Questa è l’entrata. Se vuoi mangiare devi andare laggiù. Là,
da quel grande tendone. Laggiù puoi fare quello che vuoi. Anche mangiare”, e
indica una specie di ombrellone imbevuto di pioggia.
Ci spostiamo là e
consumiamo in fretta il panino, rabbrividendo dal freddo.
Appena dentro cerco
la scala per andare di sopra: da lì si vede meglio. Mi fanno sapere che il
pubblico deve restare di sotto, ché quest’oggi è tassativamente proibilto salire
sul soppalco.
Mi avvicino alla cassa a faccio alla tizia: “Scusa, per caso
sarebbe permesso avere una birra se pago?” e sorrido. Mi guarda strano e mi fa
una media. Però, dico, possibile che me la devo sempre prendere con chi non
c’entra? Se avevo voglia di fare l’insolente allora perché non sono andato a
cercare il buttafuori, invece che prendermela con la cassiera? Che razza di
vigliacco, vero?
I BHP salgono sul palco puntuali e inizia il
concerto.
Com’è stato?
Un’ora e un quarto di pura emozione.
Che altro
dire?
Sì, certo, posso dire che Pall Jenkins quella voce sublime ce l’ha dal
vivo come sugli album, posso dire che i BHP sul palco hanno il carisma di un
taxi parcheggiato, posso eventualmente dire che il concerto è stato troppo
corto, o troppo lungo, o troppo giusto, che le luci erano un po’ troppo fioche,
che la batteria era sicuramente da schermare, che il basso era troppo alto, che
il piano talvolta affogava, che l’acustica del locale è una merda, posso
lamentarmi che quei maledetti si sono ben guardati dall’eseguire quella che da
qualche tempo considero semplicemente la più bella canzone mai scritta, posso
dire queste e mille altre cose, tanto per dimostrare che al concerto ci sono
andato davvero. Sì.
Ma come faccio a recensire un’ora e un quarto di pura
emozione?
Misterioso? Cupo? Intenso? Malinconico? Quale aggettivo usare? Come
altrimenti definire quel suono così sfuggente? No, neanche. Pure “sfuggente” è
sbagliato. Un suono privo di aggettivi, ecco tutto. Il suono dei BHP è
“senzaggettivi”. Che cosa si può dire dire, quindi, di un suono senzaggettivi?
Niente. Lascio perdere, ci rinuncio. Preferisco che il carillon di emozioni
continui a girare e girare e girare nella testa. Tra le altre, Release my
heart, Drugs, Tropics of love, Blue tears; su
tutte la splendida Your church is red che chiude magnificamente il
concerto.
Volete una recensione sui BHP? Ebbene: andateli a vedere e fatevela
da soli.
Prima di chiudere, Jenkins si scusa col pubblico: loro volevano
restare dopo il concerto a vendere gadget e conoscere i fan ma l’amministrazione
del locale non gliel’ha permesso. “Però vi aspettiamo qua fuori in cortile”,
dice Jenkins, “presso il nostro furgone rosso”.
Esco dal locale e vado al
furgone. Mi metto in coda per comperare una maglietta. Quando è il mio turno
arriva Hulk Terzaetà e mi strattona. “Non è permesso stare qui. Dobbiamo
chiudere. Tutti fuori”. Ignoro il bestione e mollo quindici euro al roadie in
piedi dentro furgone. Hulk Terzaetà mi strattona di nuovo, più forte. Il tizio
sul furgone mi lancia la maglietta. Mi sbilancio e quasi perdo l’equilibrio.
Piglio al volo la maglietta e mi libero dalla presa di Terzaetà. “Vado, vado”,
dico. E vengo via.
Quello che vedo da lontano, prima di girare l’angolo: in
cortile ci sono i BHP, qualcuno deve averli chiamati, un crocchio di fan che
reclamano una maglietta e infine Terzaetà che indica il furgone e poi il
cancello, il furgone e il cancello.
A mia volta, prima di chiudere, vorrei
pubblicamente scusarmi coi Magazzini Generali a nome mio, di tutti i fan e dei
BHP per aver arrecato cotanto fastidio. Vi prometto che non succederà più,
gireremo alla larga. Aggiungerei una cosa, cari Magazzini Generali, se posso. Da
qui, da lontano, da quel vigliacco che sono, mi faccio cura di mandarvi
affanculo.
Con permesso.