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AUTUNNO SEGRETO
Quando le amate parole quotidiane
perdono il
loro senso
e non si puo' nominare nè il pane,
nè
l'acqua, nè la finestra
e la tristezza e' come un anello
perso sotto la neve
e il ricordo una falsa speranza da
mendicante,
e ci sembra falso ogni dialogo che non sia
con
la nostra desolata immagine,
possiamo pero' tornare a
guardare le stampe consumate
nel libro del fratello
minore,
possiamo tornare a salutare i piatti e le tovaglie
apparecchiate sopra il
tavolo,
e vedere che nella vecchia
credenza conservano la loro allegria
il liquore di ciliege che
preparò la nonna
e le mele nascoste a riposare.
Quando
la forma degli alberi
non è altro che il lieve
ricordo,
come una bugia inventata dalla oscura memoria
dell'autunno,
e i giorni tengono la confusione
della
soffitta dove nessuno vuole entrare
e il crudele biancore
dell'eternità
fa si che la luce fugga da se
stessa,
qualcosa ci ricorda la verità
che amiamo
prima di conoscere:
i rami scricchiolano lentamente,
il
granaio sogna un'altra volta con il sole,
accendiamo per la
festa
i pallidi candelabri del salotto polveroso
e il
silenzio ci rivela il segreto
che non volevamo ascoltare.
Jorge Teillier
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OTOÑO
SECRETO
Cuando
las amadas palabras cotidianas
pierden su sentido
y no se
puede nombrar ni el pan,
ni el agua, ni la ventana,
y la
tristeza ha sido un anillo perdido bajo nieve,
y el recuerdo
una falsa esperanza de mendigo,
y ha sido falso todo diálogo
que no sea
con nuestra desolada imagen,
aún se miran
las destrozadas estampas
en el libro del hermano menor,
es
bueno saludar los platos y el mantel puestos sobre la mesa,
y
ver que en el viejo armario conservan su alegría
el
licor de guindas que preparó la abuela
y las manzanas
puestas a guardar.
Cuando
la forma de los árboles
ya no es sino el leve recuerdo
de su forma,
una mentira inventada por la turbia
memoria del
otoño,
y los días tienen la confusión
del
desván a donde nadie sube
y la cruel blancura de la
eternidad
hace que la luz huya de sí misma,
algo nos
recuerda la verdad
que amamos antes de conocer:
las ramas se
quiebran levemente,
el palomar se llena de aleteos,
el
granero sueña otra vez con el sol,
encendemos para la
fiesta
los pálidos candelabros del salón
polvoriento
y el silencio nos revela el secreto
que no
queríamos escuchar.
Jorge
Teillier
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 Cij acuarela actividades promocionales
Vivire un terremoto, come quello che ha
fatto tremare il Cile lo scorso 27 febbraio segna un punto
indelebile nella vita delle persone. C'è un prima e c'è
un dopo. Ovviamente il dolore di chi ha perso amici, parenti, case è imparagonabile a ciò che sente chi, come me, non ha che un
paio di tazze rotte, una librería caduta, un po' di disordine
(dentro e fuori a uno stesso).
Però credo che sia inevitabile
confrontarsi con la sensazione di precarietà, con la forza di
una natura a cui solo ci si può abbandonare, e questo chissà
ci fa sentire come nella poesia di Teillier, incapaci di ritornare
alla quotidianità, che ci sembra spogliata anche dal
profumo del pane.
Si resta lì, un po' sospesi, un po'
impauriti, muovendo passi però senza troppa convinzione.
Chissà
in questi momenti davvero si tratta di ritornare alle cose piccole, a
quelle che apparentemente non hanno significato, ma che sono briciole
impareggiabili di vita....nel fondo, come dice la poesia, tornare a
credere nella tavola apparecchiata.....
Personalmente sento che per
me, che da due anni ho scelto di vivere in questa terra così distante dalle persone che amo, questo momento è un invito a
ritrovarmi, a ritrovare le motivazioni di una scelta che
sembrano essersi nascoste e cercare le candele per illuminare,
un' altra volta, il cammino.
Per questo, con Alessandro, siamo
andati a scovare una vecchia trasmissione della radio. Ci siamo messi
ad ascoltarla. C'è Edoardo che ride, Ninoska che parla dei
diritti dei bambini. Ci sono le parole snocciolate in un castigliano
quanto mai precario, ci siamo noi, in un ricordo che prende voce, che
scalda, che chissà ci indica dove ritrovare quel
prima che oggi ci sembra così distante.
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