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Alice, Valeggio sul Mincio 8/7/2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da Falco   
 

Nel bellissimo contesto della piazza di Valeggio sul Mincio, una tappa imperdibile per gli amanti della musica d’autore all’interno della rassegna Verona Folk promossa da Box Office Live e da Fondazione Atlantide Teatro Stabile di Verona.

Stasera tocca ad Alice, artista che ha avuto un enorme successo negli anni '80, cantautrice sublime, raffinata e tutto sommato intramontabile, almeno per chi la segue con costanza da anni o per chi, come me, ha avuto modo di conoscerla solo di recente.

E un ringraziamento particolare, a nome mio e di Yastardio.com, va naturalmente a Leonardo, boss di Box Office Live di Verona oltre che per aver organizzato l’evento anche per avermi dato la possibilità di incontrare Alice prima dello spettacolo e di chiacchierare con lei per quasi 30 indimenticabili minuti (l’intervista la troverete a breve sul portale).

Ore 21 45 abbondanti, dopo i ringraziamenti di rito da parte dell’organizzazione e assessori vari, giusto sull’imbrunire entra in scena Alice accompagnata dal polistrumentista Alberto Tafuri.

Solo un piano, una tastiera e una chitarra accompagneranno Alice, piano spesso suonato da lei stessa, per un concerto in sostanza folk/acustico.

Per me emozione alle stelle…è la prima volta che la vedo dal vivo quindi l’attesa si tocca a mani piene.

Cerco di fare una summa obiettiva della cascata di emozioni che ci ha regalato stasera anche perchè commentare ad una ad una le canzoni sarebbe impresa titanica quindi mi soffermerò brevemente sui momenti più significativi dando la possibilità a chi non la conosce di farsi un’idea e di raccogliere qualche spunto.

Apertura con 1943, brano “recente” contenuto su Exit (1998), pochi versi dedicati alla poetessa Else Lasker-Schüler che crea il perfetto clima riflessivo che prosegue con il classico Dammi la mano amore (da Charade), brano di forte intensità e di profondità poetica.

E la poesia irrompe definitivamente quando Alice interpreta Febbraio e La Recessione, testi di Pasolini, qui ho ceduto e l’ho filmata, per chi fosse interessato sapete come contattarmi. Testi reinterpretati in forma canzone, attualissimi a 40 anni di distanza, che tramutano le parole dell’indimenticato poeta Bolognese in malinconico senso di assenza, dell’amore innanzitutto (se avete la pazienza di studiarvi il testo de La Recessione).

Il pubblico è incantato, io.. figurarsi, sono più di là che di qua come si usa dire. Tant’è che seguono a ruota Anìn a Grìs, canzone in friulano di sublime bellezza, e I Treni di Tozeur, originariamente cantata con Battiato nonché grande successo internazionale nell’84; canzoni che mi rimbecilliscono completamente, potevate anche mettermi addosso una maglietta della Lega Nord che probabilmente non facevo un fiato.

Applausi, applausi e applausi come se piovesse, Alice ringrazia, forse un tantinello emozionata per l’incredibile accoglienza di una piazza gremita (concerto sold out) che la incita e la acclama. Pubblico di qualità mi verrebbe da dire.

Chanson Egocentrique spezza un po’ l’atmosfera intimista per una parentesi di non-sense (forse) made in Battiato per riprendere poi con un capolavoro o meglio 2 capolavori quali Il sole nella Pioggia (ri-arrangiata splendidamente) e il Vento caldo dell’estate, suo primo grande successo (‘81).

Poi tocca una parentesi tributo al suo vate Franco Battiato con La Cura e Ed è stato molto bello per tornare poi su quell’album capolavoro (il Sole nella pioggia) con Le Baccanti e con Tempo senza tempo, che dopo questa io davvero ero da buttare nel Mincio. Estasiato, inerme, dipendente come un drogato dalla sua voce..il concerto sembra appena iniziato e invece ne ha già fatte 13 e la gente ne vuole ancora; Alice ti tiene incollato all’ascolto, anche nei brevi intermezzi tra una canzone e l’altra non vorresti mai perderti una sua parola, una sua considerazione. E allora via con Il Contatto, che introduce descrivendone brevemente la gestazione, canzone nata razionalizzando un sogno particolarmente significativo. E per fortuna che l’ha messo in musica, per regalarci un ennesimo gioiello intimista.

E poi..eccola. Prima dell’intervista, prima del suo arrivo in piazza (era ancora tardo pomeriggio) ne avevo sentito qualche nota di piano nel sound check, preludio ad una mia speranza..dai che forse la fa (non ne ero affatto sicuro) ma ne ho avuto conferma durante l’intervista (gliel’ho chiesto) e quando è partito l’intro.. e non ho capito più niente: Nomadi (da Park Hotel), testo di Camisasca e interpretazione fuori dallo spazio-tempo di Alice. Un sogno.

Quando torno sulla terra sta già eseguendo Non raccontate ai bambini dell’indimenticato Giorgio Gaber (di cui abbiamo anche discusso nella nostra chiacchierata).

Saluta ed esce, Alice. Ovviamente nessuno crede che sia tutto finito infatti dopo i consueti richiami rieccola fra noi per la degna conclusione, Per Elisa che l’ha consacrata fra i big della storia della musica ma soprattutto la stratosferica interpretazione di Prospettiva Nevsky , capolavoro di Battiato, e non me ne voglia il buon Franco, ma come la fa lei non la fa nessuno.

Fine. Pubblico in delirio, standing ovation, io resto seduto ed applaudo come un imbecille, Alice saluta, ringrazia e sembra una dea. Il pubblico se ne va e io resto seduto e inebetito mentre iniziano a sparecchiare le sedie dalla piazza.

Alice esce per qualche autografo e qualche foto, io la guardo da lontano, il mio personale autografo già ce l’ho (vedi foto). Vorrei dirle che è stata fantastica, ma mi sovviene un verso sentito poco prima: “e me ne andrò dalla città nell'attesa del risveglio”.

 

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Postato da emi., 14-07-2010 08:45,
1. dì la verità...
...avevi capito che era il concerto di Alice Cooper e ora fai buon viso a cattivo gioco, eh?
 
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