Nel bellissimo contesto della piazza di
Valeggio sul Mincio, una tappa imperdibile per gli amanti della
musica d’autore all’interno della rassegna Verona Folk promossa
da Box Office Live e da Fondazione Atlantide Teatro Stabile di
Verona.
Stasera tocca ad Alice, artista che ha
avuto un enorme successo negli anni '80, cantautrice sublime,
raffinata e tutto sommato intramontabile, almeno per chi la segue con
costanza da anni o per chi, come me, ha avuto modo di conoscerla solo
di recente.
E un ringraziamento particolare, a nome
mio e di Yastardio.com, va naturalmente a Leonardo, boss di Box
Office Live di Verona oltre che per aver organizzato l’evento anche
per avermi dato la possibilità di incontrare Alice prima dello
spettacolo e di chiacchierare con lei per quasi 30 indimenticabili
minuti (l’intervista la troverete a breve sul portale).
Ore 21 45 abbondanti, dopo i
ringraziamenti di rito da parte dell’organizzazione e assessori
vari, giusto sull’imbrunire entra in scena Alice accompagnata dal
polistrumentista Alberto Tafuri.
Solo un piano, una tastiera e una
chitarra accompagneranno Alice, piano spesso suonato da lei stessa,
per un concerto in sostanza folk/acustico.
Per me emozione alle stelle…è
la prima volta che la vedo dal vivo quindi l’attesa si tocca a mani
piene.
Cerco di fare una summa obiettiva della
cascata di emozioni che ci ha regalato stasera anche perchè
commentare ad una ad una le canzoni sarebbe impresa titanica quindi
mi soffermerò brevemente sui momenti più significativi
dando la possibilità a chi non la conosce di farsi un’idea e
di raccogliere qualche spunto.
Apertura con 1943, brano
“recente” contenuto su Exit (1998), pochi versi dedicati
alla poetessa Else Lasker-Schüler che crea il perfetto clima
riflessivo che prosegue con il classico Dammi la mano amore
(da Charade), brano di forte intensità e di profondità
poetica.
E la poesia irrompe definitivamente
quando Alice interpreta Febbraio e La Recessione, testi
di Pasolini, qui ho ceduto e l’ho filmata, per chi fosse
interessato sapete come contattarmi. Testi reinterpretati in forma
canzone, attualissimi a 40 anni di distanza, che tramutano le parole
dell’indimenticato poeta Bolognese in malinconico senso di assenza,
dell’amore innanzitutto (se avete la pazienza di studiarvi il testo
de La Recessione).
Il pubblico è incantato, io..
figurarsi, sono più di là che di qua come si usa dire. Tant’è
che seguono a ruota Anìn a Grìs, canzone in
friulano di sublime bellezza, e I Treni di Tozeur,
originariamente cantata con Battiato nonché grande successo
internazionale nell’84; canzoni che mi rimbecilliscono
completamente, potevate anche mettermi addosso una maglietta della
Lega Nord che probabilmente non facevo un fiato.
Applausi, applausi e applausi come se
piovesse, Alice ringrazia, forse un tantinello emozionata per
l’incredibile accoglienza di una piazza gremita (concerto sold out)
che la incita e la acclama. Pubblico di qualità mi verrebbe da
dire.
Chanson Egocentrique spezza un
po’ l’atmosfera intimista per una parentesi di non-sense (forse)
made in Battiato per riprendere poi con un capolavoro o meglio 2
capolavori quali Il sole nella Pioggia (ri-arrangiata
splendidamente) e il Vento caldo dell’estate, suo primo
grande successo (‘81).
Poi tocca una parentesi tributo al suo
vate Franco Battiato con La Cura e Ed è stato molto
bello per tornare poi su quell’album capolavoro (il Sole
nella pioggia) con Le Baccanti e con Tempo senza tempo,
che dopo questa io davvero ero da buttare nel Mincio. Estasiato,
inerme, dipendente come un drogato dalla sua voce..il concerto sembra
appena iniziato e invece ne ha già fatte 13 e la gente ne
vuole ancora; Alice ti tiene incollato all’ascolto, anche nei brevi
intermezzi tra una canzone e l’altra non vorresti mai perderti una
sua parola, una sua considerazione. E allora via con Il Contatto,
che introduce descrivendone brevemente la gestazione, canzone nata
razionalizzando un sogno particolarmente significativo. E per fortuna
che l’ha messo in musica, per regalarci un ennesimo gioiello
intimista.
E poi..eccola. Prima dell’intervista,
prima del suo arrivo in piazza (era ancora tardo pomeriggio) ne avevo
sentito qualche nota di piano nel sound check, preludio ad una mia
speranza..dai che forse la fa (non ne ero affatto sicuro) ma ne ho
avuto conferma durante l’intervista (gliel’ho chiesto) e quando è
partito l’intro.. e non ho capito più niente: Nomadi (da
Park Hotel), testo di Camisasca e interpretazione fuori dallo
spazio-tempo di Alice. Un sogno.
Quando torno sulla terra sta già
eseguendo Non raccontate ai bambini dell’indimenticato
Giorgio Gaber (di cui abbiamo anche discusso nella nostra
chiacchierata).
Saluta ed esce, Alice. Ovviamente
nessuno crede che sia tutto finito infatti dopo i consueti richiami
rieccola fra noi per la degna conclusione, Per Elisa che l’ha
consacrata fra i big della storia della musica ma soprattutto la
stratosferica interpretazione di Prospettiva Nevsky ,
capolavoro di Battiato, e non me ne voglia il buon Franco, ma come la
fa lei non la fa nessuno.
Fine. Pubblico in delirio, standing
ovation, io resto seduto ed applaudo come un imbecille, Alice saluta,
ringrazia e sembra una dea. Il pubblico se ne va e io resto seduto e
inebetito mentre iniziano a sparecchiare le sedie dalla piazza.
Alice esce per qualche autografo e
qualche foto, io la guardo da lontano, il mio personale autografo già
ce l’ho (vedi foto). Vorrei dirle che è stata fantastica, ma
mi sovviene un verso sentito poco prima: “e me ne andrò
dalla città nell'attesa del risveglio”.
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