Perso per strada

Scritto da: stefano

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Introduzione a " L'origine del Male-Storia di una controversa teoria sull'origine dell'AIDS-Un documentario teatrale di Christian Biasco".

Nel 2002 avevo iniziato a scrivere un pezzo su questo soggetto, ma giunto a meta', avevo dovuto interrompere, trascinato via da una delle tante vicissitudini assurda della vita...talmente assurda che adesso non mi ricordo neanche quale fosse. A distanza di 5 anni, mentre scrivo un pezzo sui vaccini anticancro (prodotti con virus attenuati, e sicuri) mi ri-imbatto in uno dei grandi dibattiti scientifici degli ultimi 20 anni, le origini dell' HIV. Naturali o no? Leggendo lo scritto di Biasco ho realizzato che era meglio del mio , e dei molti altri incontrati negli anni, e quindi vi consiglio di leggere questo. L'idea di fondo dell'articolo e' meritevole ed anche se non condivido alcune, se non molte, delle sue conclusioni penso meriti di esser letto . Spetta a voi decidere cio' che considerate vero o no, trarre delle conclusioni basate sul vostro spirito critico....

L'autore scrive in modo intelligente, preciso e sobrio, anche se decide (per motivi funzionali che condivido) di tralasciare cio' che a mio avviso e' il risvolto piu' scomodo di questa brutta storia. Molti si chiedono quali siano le origini dell' HIV, e ormai da anni si dibatte sulla possibilita' (non molto remota) che non sia il virus dell'HIV a causare l' AIDS, ma una serie di concause, incluso (ma con un ruolo minore) il virus.

Insomma, potreste scoprire che il virus, oltre ad essere un prodotto derivato dell'uomo, non e' nemmeno la causa di morte per AIDS, ma solo il candidato perfetto per investimenti migliardari in ricerca e nuove terapie.

Insomma, oltre al danno la beffa? Forse no....ancora una volta, spetta a voi trarre le giuste conclusioni.

SRR

Per maggiori informazioni:

www.biasco.ch

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  Christian Biasco, 2005.
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per le quali varranno le condizioni di cui sopra.

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L'origine del Male

Storia di una controversa teoria sull'origine dell'AIDS
Un documentario teatrale di
Christian Biasco


Copione della pièce
2005

Sommario


Prologo
Capitolo Primo: poliomielite
Capitolo Secondo: AIDS
Capitolo Terzo: Congo Belga
Capitolo Quarto: soppressione di dissenso
Capitolo Quinto: il fiume
Capitolo Sesto: Royal Society
Capitolo Settimo: finale

 

Prologo


Buonasera e benvenuti.

Io sono un attore, ma non so se quello che vi racconterò sia teatro.
È stato una conferenza: ora non lo è più. È una specie di documentario. Però siamo a teatro… È un documentario teatrale! Mi piace… documentario teatrale…

Cominciamo!

SV40.

L’SV40 è un virus delle scimmie. “V” sta per virus, “S” per “simian”, “delle scimmie” in inglese, “40” perché nel 1960, quando fu scoperto, era il 40esimo virus delle scimmie ad essere identificato.

Qualcuno dice che sia cancerogeno, che provoca il cancro. Sicuramente è cancerogeno nei criceti: test di laboratorio lo hanno confermato. Ma a noi che cosa ce ne importa? voglio dire, povere scimmie, poveri criceti, ma a noi umani che cosa importa sapere se l'SV40 sia cancerogeno o no? Qualcosa ci dovrebbe importare, visto che la maggior parte dei milioni di vaccini antipolio prodotti fra il 1954 e il 1963, erano contaminati con questo virus delle scimmie. Dunque è importante sapere se l’SV40 è cancerogeno o no.

Ma torniamo all’AIDS, perché questo è l’argomento di questo spettacolo. L’AIDS è la malattia provocata dall’HIV. Anche l’HIV è un virus delle scimmie. Non è che l’HIV, come l’SV40, è passato dalle scimmie all’uomo, attraverso vaccini antipolio?

Ma andiamo con ordine…

 

Capitolo Primo: poliomielite


Che cosa è la poliomielite?

Basta smontare il nome: Itis = infiammazione, myelos = materia, Polio = grigio. Infiammazione della materia grigia del midollo spinale. E' la malattia provocata dal virus della polio.

In breve, ecco come funziona il virus della polio: il virus entra dalla bocca, scende, arriva all'intestino, da due settimane di febbre e poi se ne esce e si è immuni per tutta la vita. Il nostro sistema immunitario sviluppa gli anticorpi e dunque si fa fregare una sola volta. Questo avviene nel 99% dei casi. Nell' 1% dei casi, invece, il virus entra dalla bocca, scende, arriva all'intestino, dall'intestino passa al sangue e si mette in circolo, arriva al midollo e lì inizia a replicarsi e a fare danni. Quindi può paralizzare una gamba, le gambe,... quando il virus interrompe il collegamento fra il midollo e il muscolo del diaframma, si muore soffocati.

Mai sentito parlare? Eppure tutti siamo stati vaccinati contro il virus della polio. La poliomielite era l'incubo dei nostri nonni,…ancora non vi ricordate? Aspetta: Vi ricordate di Heidi? (canticchia la canzone) Heidi aveva un’amica. Come si chiamava l’amica di Heidi? …Clara, Claretta… Che problema aveva Claretta? Era paralizzata, su una sedia a rotelle, e perché? A causa della polio! Altro esempio: avete tutti visto il film Forrest Gump? Il bambino, da piccolo ha una struttura metallica attorno alle gambe: un sostegno perché colpito dalla… polio!

E il film di guerra Pearl Harbour? A un certo punto il presidente, con grande fatica, si alza in piedi e urla: “Non dite a me che non può essere fatto!” Quel presidente, Franklin Delano Roosevelt, forse il più grande presidente degli Stati Uniti, l’unico eletto per ben quattro volte, da giovane era stato colpito dalla polio! È vero! Franklin Delano Roosevelt e la lotta alla poliomielite: era pure una priorità nei suoi progetti politici!

E i polmoni d’acciaio? Ve li ricordate? Quei grossi tubi d’acciaio in cui si infilavano le persone, e che comprimevano e decomprimevano l’aria per fare quello che il diaframma non era più in grado di fare. Una vita chiusi in un cilindro. Questo non avveniva nel medioevo, ma cinquant’anni fa!

Ma la storia della lotta alla poliomielite rappresenta l'esempio della determinazione di una intera nazione, gli Stati Uniti, nell’affrontare i problemi: focalizzazione e concentrazione delle risorse; una combinazione di politica e progresso scientifico. E dopo anni di ricerca ed investimenti arriva la soluzione al problema, ottenuta alla fine degli anni cinquanta con lo sviluppo dei vaccini Salk e poi Sabin, che sradicarono completamente la polio dai paesi sviluppati e si spera presto in tutti i continenti.

Questo è il vaccino inventato da Jonas Salk (prende in mano una siringa). Che cosa c’è qui dentro? Il virus della polio. Morto, neutralizzato. Come funziona? Prendo il virus della polio, lo uccido, o meglio lo inattivo, con la formalina e poi lo inietto, in modo da stimolare il corpo a sviluppare anticorpi. Facile! Non proprio…

La difficoltà nella preparazione di questo vaccino sta nel trovare il giusto equilibrio. Infatti innanzitutto devo essere sicuro che il virus sia veramente inattivato, altrimenti succede come nel caso dell’incidente Cutter, in cui più di 200 bambini, invece di essere immunizzati, si ammalarono di poliomielite. Ma non posso inattivarlo troppo, altrimenti si sfalda e il sistema immunitario non lo riconosce e non produce anticorpi. Avrei così un vaccino assolutamente inutile.

Ma Salk ci riuscì e trovò esattamente quel giusto equilibrio. A partire dal 1954 il suo vaccino fu sperimentato negli Stati Uniti in milioni di dosi, diminuendo di colpo il numero dei casi di poliomielite. È ancora oggi uno dei vaccini più sicuri al mondo,… ma ha un problema. Dà un’immunità limitata nel tempo. Dopo alcuni anni bisogna rivaccinarsi… E poi sono delle iniezioni. Io se posso ne faccio a meno.

Per questi motivi fu sviluppato un secondo vaccino, questo: il vaccino Sabin (indica una boccetta). Che cosa c’è qui dentro? Il virus della polio. Vivo. Attenuato: a cui è stata tolta la capacità di provocare la malattia. Come? Beh, qui il processo è molto più complesso: si fa passare il virus della polio attraverso tessuti di diverse specie animali, si aggiungono sostanze chimiche,… in parole povere lo si strapazza e si cerca di addomesticarlo.

Il vaccino Sabin mantiene un potenziale di pericolo maggiore rispetto al vaccino Salk, perché sto parlando di un virus vivo, che dunque si trasmetterà anche ad altre persone. Ma i vantaggi di questo vaccino sono enormi. Innanzitutto va somministrato per via orale, con poche gocce su uno zuccherino o sotto la lingua, ma soprattutto dà un immunità per tutta la vita. Fu Albert Sabin che riuscì a sviluppare il primo vaccino orale attenuato sicuro ed efficace, che fu sperimentato in Unione Sovietica alla fine degli anni Cinquanta, ed è ancora oggi utilizzato.

Un momento: ma chi sono io per raccontare questa storia? Non sono un medico, non sono uno storico, non sono un giornalista. Sono un attore. Allora è tutto inventato quello che racconto? No. Magari qualche cosa la semplifico, altrimenti facciamo notte e voi dovete tirare di coca per seguirmi. Ok. Ma chi mi legittima a parlare di un tema così specialistico? Qua entriamo in un aspetto delicato… che cosa legittima a parlare di un tema specialistico? I diplomi? chiaramente mi sono documentato e mi sono consultato con esperti dei vari campi. Per il resto cerco di capire e spiegare logicamente.

Tanto siamo abituati a credere solo ad esperti e specialisti, che non pensiamo più con la nostra testa. Quando andiamo a votare sui prodotti genetici, sull’energia nucleare, su questioni complesse di economia,… ci affidiamo ciecamente sempre e solo all’esperto di turno? Perché non possiamo pensare con la nostra testa? Comunque alla fine vi do i riferimenti bibliografici, così potete controllare voi stessi.

Torniamo ai vaccini: che cosa c’entrano con le scimmie? Se devo vaccinare la popolazione di un’intera nazione, ho bisogno di milioni di dosi di vaccino, migliaia di litri. Devo trovare il metodo per coltivare il virus della polio su scala industriale. Devo trovare un tessuto su cui il virus della polio si possa moltiplicare. Si riproduce bene nella spina dorsale umana. Metti tu a disposizione il tuo midollo? Visto che non posso usare tessuto umano, utilizzo… scimmie!… per la loro somiglianza genetica con l'uomo.

Ma presto si scopre che meglio che nella spina dorsale, il virus cresce bene nei reni, nei reni delle scimmie. E come si fa? Il procedimento si chiama amplificazione : prendo una scimmia, la apro, tiro via il fegato e vado a prendere quei due fagioloni che sono qua dietro, i reni. Li taglio in fettine sottili sottili, e infilo la poltiglia in una bottiglia con una sostanza nutriente. Dopodichè ci metto un po' di vaccino dalla provetta e aspetto che il virus si riproduca. Dopo alcuni giorni, con l’aiuto di un filtro, tolgo le cellule delle scimmie ed eventuali batteri e il gioco è fatto. Una specie di moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Ma esiste un problema con questo processo: i clandestini. La contaminazione del vaccino con un virus delle scimmie. Se nei reni c’è un virus delle scimmie, questo non verrebbe fermato dal filtro, perché se passa il virus della polio, passa anche lui. Dunque è pericoloso usare scimmie?! I ricercatori sono sempre stati al corrente di questo pericolo e hanno cercato di prendere provvedimenti per evitare che un virus clandestino contaminasse il vaccino. E il pericolo non è da sottovalutare perché alcuni virus delle scimmie sono estremamente letali nell’uomo. Sabin, per esempio, lo sapeva bene. Nel 1932 fu proprio lui ad identificare uno sconosciuto virus, nel cadavere di un suo collega, che era stato morso da una scimmia. Un altro fu identificato dopo aver provocato una piccola epidemia in un laboratorio in Germania, nel 1967. Il virus colpì gravemente 31 persone e 7 morirono.

Ma per nostra fortuna questi virus furono sempre scoperti in tempo, grazie ai diversi livelli di sicurezza. Infatti prima di utilizzare una scimmia ci si assicura che sia sana. Come? Beh, la visitano. Poi, per prudenza la lasciano in quarantena per assicurarsi che non stia covando una qualche malattia . Fanno dei test per controllare che non sia infetta con dei virus e se è sana la utilizzano.

Dunque tutto liscio? No, perché posso chiaramente testare solo la presenza dei virus che conosco. E così ci fu almeno un virus che sfuggì a tutti i controlli: già lo conoscete, è l'SV40, un virus delle scimmie asiatiche. Ebbene nel 1960, nel pieno delle campagne di vaccinazione, si scoprì che le scimmie utilizzate nella produzione del vaccino erano portatrici sane di un virus che dai primi test risultava provocare il cancro nei criceti. E cosa è successo? Panico! Si era trasmesso a milioni di persone un virus delle scimmie potenzialmente cancerogeno! Non vi sto raccontando storie, il caso dell'SV40 è contemplato in qualsiasi corso serio di medicina. Fortuna vuole che questo virus, nell'uomo, non faccia niente. Pura fortuna. Ci sono degli studi moderni che riaprono il caso perché sembra che questo virus faccia almeno da comprimario nell'insorgenza di alcuni tipi di tumore. Ma questa è un'altra storia.

Il Dottor Hilary Koprowski, che ai tempi era in lotta con Sabin e che (anche lui) aveva sviluppato un vaccino orale antipolio, scrisse all’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliando vivamente di abbandonare le colture di tessuti di reni di scimmia. “I reni di scimmie sono troppo pericolosi e potrebbero rivelarci altre sorprese”.

Ma il consiglio di Koprowski non fu seguito e si decise semplicemente di abbandonare le scimmie asiatiche, usate fino allora, e di usare scimmie verdi africane, perché naturalmente prive di SV40. Ma non sono verdi,… sono grigie! Hanno i genitali colorati!...

”molti dei vaccini orali antipolio (OPV) usati in tutto il mondo sono prodotti in colture primarie di cellule di rene di questa specie.” Perché scrivere la frase? l’ho appena spiegato! Perché è curioso che questa frase appaia in un articolo pubblicato nel 1985 su Science, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo , che riporta il ritrovamento in questo tipo di scimmie di un virus geneticamente molto simile all'HIV, il virus che provoca l'AIDS nell'uomo...

Adesso devo spiegare che cosa c’entra l’HIV con le scimmie…

Capitolo Secondo: AIDS


SIV.

Ormai siete in grado di decifrarlo da soli.
“V” sta per… virus! “S” sta per… scimmia! “I” sta per… immunodeficienza. Virus dell'ImmunoDeficienza delle Scimmie. Per distinguerlo da un altro virus… l'HIV, il virus dell'immunodeficienza dell'uomo.

Quasi tutte le specie di scimmie africane sono portatrici di un proprio SIV: scimpanzè, scimmie verdi africane, babbuini, scimmie spazzacamino. SIV e HIV appartengono alla stessa famiglia di virus e sono molto simili fra di loro. Ma per le scimmie africane, “SIV” non è un nome corretto, perché loro non si ammalano con questo virus: nessuna immunodeficienza. Ci convivono da migliaia di anni in equilibrio.

Le scimmie asiatiche, invece, naturalmente non sono infette con SIV. È successo in un laboratorio che un SIV delle scimmie spazzacamino è stato trasmesso a scimmie asiatiche : queste si sono ammalate e sono morte, in un modo che ricorda molto l'AIDS nell'uomo.

Nell’uomo l’HIV è mortale praticamente nel 100% dei casi, segno che il sistema immunitario umano non è abituato a gestire un simile virus. Non è che l’HIV sia una nuova acquisizione dal mondo delle scimmie?

Ora la questione si complica, perché nell'uomo, esistono due HIV, diversi fra di loro. Vengono chiamati HIV-1 e HIV-2 (che fantasia!). Il primo, l'HIV-1, è responsabile del 99% dei casi di AIDS nel mondo, l'altro, l'HIV-2, è invece localizzato nell'Africa occidentale. Anche l'HIV-2 provoca l'AIDS, ma con tempi di latenza più lunghi e sembra essere meno trasmissibile. Sono talmente diversi fra di loro che sono necessari due test distinti per individuarne la presenza.

Ma adesso arriva lo scoop: l'HIV-2 assomiglia tantissimo all'SIV delle scimmie spazzacamino. Ci assomiglia talmente tanto che se porti uno di questi virus in un laboratorio e non gli dici dove l'hai preso, non ti sapranno dire se è umano o delle scimmie. Anche per l'HIV-1 si è scoperta una somiglianza, con l'SIV degli scimpanzè, ma non troppo . Sufficiente comunque per suggerire che anche l'HIV-1 è passato dalle scimmie all'uomo.

Ma come ha fatto a passare dalle scimmie all'uomo un virus che praticamente si trasmette solo attraverso rapporti sessuali e lo scambio di siringhe infette? Cosa ridete? Cosa state pensando?... . Esiste una spiegazione più semplice: in diverse regioni d'Africa le scimmie si mangiano. Potrebbe darsi che l'ingestione di carne non sufficientemente cotta,… oppure il morso di una scimmia al momento della cattura… o molto più probabilmente nel momento di macellare la carne, qualcuno si potrebbe essere tagliato permettendo così al sangue della scimmia di entrare in contatto con il sangue umano. È plausibile.

Questa è la teoria del trasferimento naturale, accettata dalla maggior parte della comunità scientifica. Ma ha un punto debole. Perché adesso? In Africa le scimmie si mangiano dalla notte dei tempi, perché non ci sono state epidemie di AIDS prima degli anni '80? Come si spiega l'apparizione di due epidemie distinte nel XX secolo?

“Tenendo presente che diverse migliaia di dosi del vaccino Salk prodotte negli anni ‘50 erano contaminate con l’SV40, un virus delle scimmie, ci si domanda se il tessuto di rene di scimmia non possa essere la fonte del virus dell’AIDS nell’uomo” .

Questo hanno scritto Lecatsas e Alexander, due virologi sudafricani, su una rivista medica sudafricana, nel 1989. Se le scimmie usate per i vaccini erano infettate con un SIV, non lo si sarebbe potuto notare perché le scimmie sono asintomatiche, non mostrano nessun segno che possa indicarci se sono infette e solo nel 1985 è stato sviluppato un test per individuare la presenza di questo tipo di virus.

“Sebbene sia semplicistico assumere e anche più difficile provare che il vaccino antipolio sia all'origine dell'infezione da HIV nell'uomo, sarebbe altrettanto naïve ignorare la possibilità”.

Vi rendete conto che cosa sta insinuando costoro? È un'ipotesi terrificante: stanno dubitando che la lotta alla poliomielite, una delle più grandi conquiste della medicina moderna, ha finito per provocare la più grande tragedia sanitaria dell’età contemporanea.

Non so che padronanza avete con i numeri della tragedia: l'AIDS ha causato finora la morte di 30 milioni di persone. Se le bare venissero allineate una dopo l'altra si costruirebbe una passerella che fa il giro del mondo. Muoiono di AIDS circa 3 milioni di persone all'anno, una persona ogni 10 secondi. In alcuni paesi africani si è avuto una diminuzione della speranza di vita di 40 anni. Se non verrà fatto niente, lì, un bambino che nasce oggi avrà il 70% di probabilità di morire di AIDS, prima di compiere 30 anni. Forse la più grande catastrofe sanitaria che l'umanità abbia mai conosciuto. Pensi che sia qualcosa che possa essere accettata a cuor leggero? No, infatti la risposta seguì immediatamente sulla stessa rivista.

“Insinuare che i vaccini attenuati antipolio possano contenere virus dell'immunodeficienza delle scimmie (SIV) (…) è una pericolosa imprudenza e una speculazione non scientifica. Studi effettuati da noi ed altri non sono riusciti ad isolare alcun SIV dai tessuti di rene di scimmia derivati da scimmie sieropositive. (…) In questo contesto lettere come quella di Lecatsas (…) servono solo a disinformare, confondere e ingannare, e non aiutano minimamente negli sforzi nostri ed internazionali per raggiungere l'obiettivo della 41esima Assemblea dell'OMS, ovvero lo sradicamento mondiale della poliomielite...”

Speculazione non scientifica. Pericolosa insinuazione. Domanda: se è una speculazione non scientifica, perché hanno fatto i test? Già nel 1985, l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva testato, senza fare troppa pubblicità, i vaccini prodotti dal 1970 ad oggi per controllare se ci fosse presenza di SIV. Non lo avevano trovato. E i vaccini prima del 1970?

Poi era stato effettuato anche un altro test in Giappone. Ohhttaaa!! Io scherzo, ma Ohta è veramente il nome del ricercatore giapponese, che ha preso due scimmie sieropositive e ha prodotto il vaccino seguendo il procedimento moderno di produzione. Il risultato era tranquillizzante perché l'SIV si perdeva già nei primi passaggi, grazie in particolare all’uso di una sostanza: la tripsina. Quindi i vaccini antipolio moderni sono sicuri. Ma quelli prodotti con le prime tecniche di produzione?

L'articolo contiene un'avvertenza: “scimmie infettate naturalmente con SIV non dovrebbero essere usate per la preparazione dei vaccini”. Come a dire, sì, noi non abbiamo trovato tracce di SIV, però, dateci retta, è meglio non rischiare.

E poi pericolosa insinuazione... ma l’articolo non è stato mica scritto su una rivista di musica rock! Se non se le fanno gli scienziati queste domande, chi se le deve fare?

Lecatsas e Alexander non accettarono la critica e scrissero ancora: “Ignorare la consistente possibilità statistica di una infezione fra specie, attraverso milioni e milioni di dosi di vaccino, su un periodo di 40 anni, sarebbe naïve. Crediamo nella libertà di espressione e nello scambio di idee come un ingrediente necessario nel progresso scientifico. Crediamo inoltre che prima o poi le questioni che abbiamo sollevato dovranno essere discusse e, speriamo, confutate.”

L'ipotesi di Lecatsas e Alexander resta comunque solo teorica. Diversi studi indicano che l’origine dell’HIV-1 è localizzata nel centro dell’Africa: nella regione del Congo, Rwanda, Burundi.

La traccia più vecchia di HIV nell’uomo è rappresentata da un siero prelevato nel 1959, a Kinshasa. Erano stati prelevati diversi campioni di sangue per uno studio sulla malaria, nel 1986 furono testati e uno risultò essere positivo al test HIV.

Dunque l’HIV era già presente nell’uomo nel 1959 in Africa, e non negli Stati Uniti, dove fu sperimentato il primo vaccino Salk, e nemmeno in Unione Sovietica, dove fu sperimentato il primo vaccino Sabin, Dunque la teoria del vaccino antipolio, così come presentata da Lecatsas, non è vera,…

…a meno che non ci siano state delle altre vaccinazioni, in Africa, prima del 1959.


Capitolo Terzo: Congo Belga


Circa 250’000 persone, di ambo i sessi e di tutte le età, sono state vaccinate con un vaccino sperimentale, vivo, attenuato, denominato CHAT, somministrato per via orale . Quando? Fra il febbraio 1957 e l’aprile 1958. Dove? Nel Congo Belga e nel Ruanda-Urundi, che adesso si chiamano Repubblica Democratica del Congo, Rwanda e Burundi: esattamente nell’epicentro dell’epidemia di HIV-1. La prima vaccinazione di massa su esseri umani effettuata con un vaccino antipolio vivo.

Lo stesso vaccino fu sperimentato anche a Kinshasa, fra il 1958 e il 1959, su 46'000 persone. Kinshasa, allora si chiamava Leopoldville e faceva parte del Congo belga. Esattamente il luogo dove nel 1959 fu prelevato il primo siero umano HIV-positivo al mondo!

E chi ha organizzato queste campagne? Già lo conoscete: Hilary Koprowski, colui che nel 1960 consigliava di non utilizzare più reni di scimmia nella produzione di vaccino antipolio. Ma chi è Hilary Koprowski?

Hilary Koprowski nasce nel 1916 in Polonia. Studia contemporaneamente pianoforte e medicina, ma opta per la carriera di ricercatore, visto che come lui stesso afferma: “non avevo sufficiente talento per essere il migliore pianista del mondo”.

Trasferitosi negli Stati Uniti, inizia ad occuparsi di polio. Nel marzo del 1951 sorprende tutti annunciando di essere diventato il primo ricercatore ad aver somministrato un vaccino orale vivo ad esseri umani. I “volontari”, da lui definiti “deficienti mentali”, sono venti bambini di una casa di cura dello stato di New York. Non ci scandalizziamo: era prassi normalissima usare persone con ritardo mentale come cavie.

Le sperimentazioni di Koprowski proseguono per 6 anni, includendo i neonati di donne carcerate nel New Jersey. Anche i carcerati erano soggetti prediletti di sperimentazioni!

Nel 1956 effettua una sperimentazione più grande a Belfast, ma i test di verifica effettuati dai medici irlandesi indicano che il vaccino di Koprowski non è per niente sicuro e che non dovrebbe più essere utilizzato.

Nel 1957 diventa direttore dell'Istituto Wistar di Philadelphia, un modesto centro di ricerca che Koprowski modernizza da capo a piedi. Ma prima di trasferirsi, si prepara il terreno e trova l’accordo con le autorità belga.

Koprowski e Sabin a quel momento sono in piena competizione. Dopo la scoperta dei limiti del vaccino Salk, l’attenzione si è rifocalizzata sui vaccini orali vivi: il primo che ne sviluppa uno sicuro ed efficiente diventa un eroe. Una gara di velocità senza esclusioni di colpi. Koprowski e Sabin fra di loro si odiano a morte. Lo sanno tutti. Ma giustamente con l’odio si sviluppa una sana competizione che produce risultati!

Appena arrivato in Congo, per prima cosa testa il suo vaccino in una colonia di scimpanzè. Per “precauzione” fa somministrare il vaccino anche ai custodi degli animali, chiaramente africani. Il successo dell'immunizzazione dei custodi diviene così la giustificazione per la prima sperimentazione di massa nella storia di un vaccino orale antipolio.

Richiamati con i tamburi, gli africani si spostano dalle campagne ai centri di riunione nei villaggi. Vengono allineati e gli viene schizzato in bocca il vaccino liquido. Con questo metodo della pipetta collegata ad un serbatoio, vengono inoculati fra il 1957 e il 1959, quasi 300'000 persone.

Ma nel frattempo Sabin ha iniziato le sue campagne in Unione Sovietica, appoggiato da un sistema statale che sarebbe anche felice di metterglielo in quel posto agli Stati Uniti e di riuscire a dimostrare che un suo compatriota, seppur emigrato oltre oceano, ha inventato il primo vaccino orale antipolio sicuro ed efficiente.

Nel 1959 a Washington si tiene una conferenza per fare il punto della situazione. I risultati di Sabin surclassano quelli di Koprowski. E in più, a quella conferenza, Sabin affonda una stilettata a Koprowski: “test sul lotto del vaccino Chat tipo 1 di Koprowski usato nelle sperimentazioni nel Congo Belga, rivelano la presenza di un virus non identificato, non della poliomielite e citopatogeno.”

Dunque, secondo Sabin, conosciuto da tutti per la sua precisione, il vaccino CHAT di Koprowski è contaminato con un virus che lui non riesce ad identificare. Le possibilità di successo per Koprowski sono a questo punto minime. Lo scandalo dell’SV40 potrebbe aiutarlo, ma nel frattempo in Congo è successo il finimondo: inizia una rivoluzione che porterà il paese prima all’indipendenza, poi alla guerra civile e poi alla dittatura feroce di Mobutu. I bianchi devono lasciare in fretta e furia l’Africa. E poi, come succede sempre a chi arriva secondo, nessuno si ricorderà più delle vaccinazioni di Koprowski.

Ora riassumiamo: il luogo è lo stesso e con i tempi ci siamo. E anche dal punto di vista logico, esiste un precedente: l'SV40. In più il grande Sabin affermava che il vaccino Koprowski era contaminato. E se vogliamo fare i maligni: perché Koprowski consigliava nel 1960 di non usare più reni di scimmie?

Non sto dicendo che sia andata così. Però il dubbio è lecito. A questo punto la teoria non è più solo un’ipotesi. Questa è la teoria del vaccino orale antipolio.

Ora vi faccio una domanda: Se voi foste giornalisti e giungeste a queste conclusioni… pubblichereste o no? Sarebbe logico consultarsi con degli specialisti o intervistare i diretti interessati. In questa situazione si è ritrovato un giornalista di nome Tom Curtis, che si è recato ad intervistare i grandi della scienza. Ecco le loro risposte alla teoria.

Dr. Jonas Salk: “Che importanza ha per chiunque di provare a implicare una tale relazione di causa ed effetto?”

Dr. Albert Sabin: “Non può impiccare Koprowski con questo.”

Dr. Hilary Koprowski: “Sta perdendo il suo tempo. La mia opinione è che sia una situazione altamente teorica … che non ha senso”

Dr. David Heymann, Organizzazione Mondiale della Sanità: “L’origine del virus dell’AIDS non ha alcuna importanza per la scienza attuale. Ogni speculazione su come sia apparso non ha alcuna importanza.”

Dr. William Haseltine, Harvard University: “Non è rilevante. A chi importa quale fu l’origine? A chi davvero importa? Se vuole fare qualcosa di buono, scriva dei problemi della gente.”

Siete d'accordo con loro? Ritenete anche voi che non sia importante conoscere qual è l’origine dell'AIDS? Forse il loro ragionamento è dire: “Ormai c’è. Poco importa come sia arrivata. Bisogna trovare una soluzione”. Però si potrebbe rispondere che una maggiore conoscenza delle origini potrebbe suggerire nuove idee per una cura o la prevenzione.

Ma a parte questa ragione, in una società matura, se accade una tragedia, non solo si soccorrono le vittime, ma ci si chiede qual è la sua causa, per evitare che disastri simili si possano ripetere.

Ma a parte queste ragioni pratiche, non credete che la causa della morte di 28 milioni di persone necessiti di una spiegazione? Sono cresciuto con l'idea che la scienza potesse interrogarsi su tutto: ci chiediamo se c'è acqua su Marte, se esiste l'antimateria, studiamo le ere glaciali, analizziamo le poesie del Trecento... perché non si può ritenere importante indagare su come abbia fatto un virus ad arrivare all'uomo e a provocare milioni di morti?

Lo so, messa così diventa una questione di priorità: chiaramente rispetto alla ricerca di una cura contro l'AIDS, il tema dell'origine passa in secondo piano, ma non nei confronti della fisica quantistica o di altri campi di ricerca costosissimi.

Oppure la spiegazione è un'altra… Forse la gente, la massa, tu e io, siamo ritenuti troppo stupidi per capire un tema così complesso. Non abbiamo le conoscenze e potremmo trarre conclusioni affrettate e sbagliate, … che i vaccini sono male … che la scienza è uno schifo…

Ma perché non possiamo essere considerati come persone mature, capaci di intendere, di riflettere, di decidere liberamente? Credo che se le cose vengono spiegate con calma e chiarezza si capiscono. Costa magari di più spiegare bene, ma poi ne guadagna tutta la società.

Chissà, forse è questo che ha pensato Tom Curtis, quando nel marzo 1992 manda alle stampe il suo articolo sulla teoria del vaccino orale antipolio: “L'origine dell'AIDS. Una nuova sorprendente teoria prova a rispondere alla domanda: ‘Fu un atto di Dio o un atto dell'uomo?’”

E dove pubblica Tom Curtis? Su Rolling Stone!


Capitolo Quarto: soppressione di dissenso


Nel 1987, un ricercatore indipendente di nome Louis Pascal, giunge a formulare la stessa teoria sull'origine dell'AIDS: vaccini antipolio, SV40, sperimentazioni in Congo e tutto il resto. Scrive un articolo e lo invia a 13 fra biologi e ricercatori nel campo dell'AIDS: Nessuna reazione.

Poi invia il manoscritto a tre riviste scientifiche: una rifiuta senza motivare, un’altra perché ritiene la teoria non plausibile e la terza non risponde. Un’altra versione viene accettata da una rivista medica africana, che però fallisce prima della pubblicazione. Allora questo Pascal scrive ad una rivista di etica medica, che rifiuta perché l'articolo è troppo lungo.

Infine, questo lungo articolo viene pubblicato nel dicembre 1991 , presso una università australiana, dopo più di quattro anni e solo perché un professore di nome Brian Martin ritiene che Pascal sia vittima di quello che lui definisce “soppressione di dissenso”, ovvero la censura o il blocco di un’idea scomoda ad opera di un gruppo di potere, in questo caso la comunità scientifica.

Perché le idee di Pascal non venivano considerate? Forse perché l’idea di Pascal rappresentavano una minaccia per l'immagine della medicina e della ricerca medica? Oppure perché Pascal non è un ricercatore professionista e non è affiliato ad alcuna istituzione? Se non hai un pezzo di carta che dimostra chi sei, non conti.

Ma no, è che gli articoli di Pascal non sono scritti in uno stile secco e conciso come richiesto dalle riviste scientifiche. Pascal ci mette sempre troppa passione. È colpa sua: avrebbe dovuto adeguarsi alle regole delle riviste scientifiche!

Alla fine però viene pubblicato… 500 copie? Nessuno se ne accorge. Ma quando pochi mesi dopo esce l’articolo di Curtis su Rolling Stone, la storia è differente. Rolling Stone ha una tiratura di centinaia di migliaia di copie.

Qual è la reazione del mondo scientifico alla teoria? Una rivista scientifica in particolare si preoccupa di seguire il caso. Non una rivista qualunque, ma una delle più prestigiose al mondo… che già conoscete… “Science”: “Dibattito sull’origine dell’AIDS. Rolling Stone dice la sua.” La teoria di Curtis è una “pura speculazione” .

A questo punto, su un tema scientifico, a chi credete? A Rolling Stone, una rivista di musica rock, oppure a “Science”, una delle più prestigiose riviste di scienza al mondo? No! Provate a pensare con la vostra testa e leggete l’articolo! “Science” non fornisce alcuna prova che possa confutare la teoria, riporta solamente che gli “esperti” definiscono la teoria non plausibile.

Curtis non ci sta e scrive a “Science” per contestare le critiche e ribadire la sua posizione. La lettera viene pubblicata a maggio da “Science” e solo a questo punto Hilary Koprowski interviene:

“Come scienziato, non intendevo replicare a Tom Curtis quando ha presentato la sua ipotesi sull'origine dell'AIDS su Rolling Stone. La pubblicazione della sua lettera su “Science”, però, trasferisce il dibattito dalla stampa popolare ad un giornale scientifico altamente rispettato. Voglio ora presentare il mio punto di vista, basato sui fatti, in modo da controbattere e dunque ripudiare l'ipotesi di Curtis sull'origine dell'AIDS.”

Capite? Seguendo il ragionamento di Koprowski una teoria può essere discussa solo se presentata in una rivista scientifica. Dunque le mie (le vostre) argomentazioni, se non sono pubblicate su una rivista scientifica, non contano.

Ovviamente le riviste scientifiche non possono pubblicare qualsiasi cosa, devono fare un controllo di qualità. Il fatto curioso è che proprio la lettera di Koprowski è piena di errori e di imprecisioni, persino le note sono sballate e nessuno dei fatti esposti da Koprowski confuta veramente la teoria.

Curtis, ancora una volta non ci sta e riscrive a “Science” per evidenziare gli errori della lettera di Koprowski e cosa fa “Science”? Non pubblica la lettera! Ammettiamo che per aver merito, una teoria debba apparire su una rivista scientifica, ma se non mi pubblichi come si può discutere?

Ma non finisce qui: subito dopo la pubblicazione dell'articolo su Rolling Stone, il Wistar Institute, l'istituto sotto cui Koprowski aveva organizzato le vaccinazioni in Congo, istituisce un gruppo di esperti per valutare la pertinenza della teoria. Dopo 6 mesi vengono presentate le conclusioni del gruppo in una conferenza stampa:

“Consideriamo la probabilità che l'epidemia di AIDS sia cominciata con l'inoculazione involontaria di un precursore dell'HIV durante le sperimentazioni del vaccino antipolio nel 1957, estremamente bassa.”

Non stanno dicendo impossibile, ma solo poco probabile. Perché? Il rapporto cita il test Ohhttaaa (gioca ancora) dove si era notano che il virus si perdeva già nei primi passaggi di produzione. Ma quello studio non diceva niente sui vecchi metodi di produzione.

Poi la via orale non è un modo efficiente per trasmettere l'HIV. Sì, ma il virus può essere trasmesso attraverso lo sperma nei rapporti orali. Vuoi che qualcuno delle centinaia di migliaia di persone non avesse, irritazioni, ferite, vesciche in bocca? Si conosce che il virus può essere trasmesso dalla madre al neonato durante l'allattamento, e ai bambini era stata data una dose 15 volte maggiore, per essere sicuri di ottenere una risposta immunitaria. Quanti fra questi stavano cacciando i denti?

Il rapporto si chiudeva con la seguente avvertenza: “Chiudendo, ci sentiamo in obbligo di far notare che la corrente controversia evidenzia i problemi e le difficoltà associate all'utilizzo di tessuto di scimmia per la produzione di vaccini somministrati ad esseri umani. Ai nostri giorni, il vaccino antipolio attenuato è prodotto negli Stati Uniti e in molte altre nazioni usando cellule di tessuto di rene di scimmia (...) Potrebbero benissimo esserci altri virus delle scimmie che non sono ancora stati scoperti e che potrebbero forse contaminare lotti di vaccini.”

Anche loro? E' già la quarta volta che qualcuno si pronuncia contro l'uso di reni di scimmia nella produzione dei vaccini: Koprowski nel 1960, Lecatsas, Ohta, e ora il gruppo di esperti del Wistar Institute.

Ma il gruppo di esperti dà una prova, chiara, una sola, per confutare la teoria. Il marinaio di Manchester.

Nel 1959 un ragazzo di 26 anni di Manchester che era stato in marina, muore in modo terribile a causa di diversi organismi che letteralmente gli divorano il corpo. Una morte orribile di cui preferisco non parlarvi. Tutto indica un crollo del suo sistema immunitario. I dottori che hanno in cura il ragazzo sono talmente scioccati e perplessi che decidono di prelevare dei campioni degli organi del ragazzo per poterli poi, chissà, un giorno testare alla luce di nuove conoscenze scientifiche.

Quando si inizia a parlare di AIDS negli anni Ottanta, ci si ricorda di questo caso. Ma solo nel 1990 questi campioni vengono testati in doppio cieco. Il risultato è inequivocabile: tutti i campioni di controllo risultano sieronegativi, mentre invece 4 campioni del marinaio su 6 contengono HIV: il ragazzo era sieropositivo ed è morto di AIDS.

Ma perché il caso del marinaio di Manchester rappresenta una prova schiacciante contro la teoria? Il fatto è che questo ragazzo era stato in marina, viaggiando anche in Africa, fra il 1955 e il 1957. Ma era rientrato in Inghilterra prima dell'inizio delle vaccinazioni di Koprowski nel Congo Belga. Dunque, se il ragazzo si è infettato prima del 1957, significa che l'HIV era già presente nell'uomo prima dell'inizio delle vaccinazioni, che dunque non c'entrano niente con l'epidemia di AIDS.

Subito dopo la conferenza stampa del gruppo di esperti, “Science” pubblica in un brevissimo editoriale che il gruppo di esperti ha demolito l'ipotesi che le sperimentazioni in Congo possano essere la fonte dell'AIDS. Nessuna riserva. Nessun accenno all’avvertenza. Nessun dubbio. Punto.

Curtis ancora una volta non ci sta e scrive a “Science” per spiegare che il gruppo di esperti non confuta un bel niente. Il marinaio di Manchester poteva benissimo essersi infettato da un compagno dopo il suo rientro in Inghilterra, anche perché al ragazzo i sintomi della malattia non si erano manifestati se non alla fine del 1958, quando già diverse migliaia di persone erano state vaccinate. Poteva anche essere che il ragazzo avesse preso parte ad un’altra vaccinazione di Koprowski, ad esempio quella a Belfast nel 1956. E poi non si può definitivamente confutare una teoria con una sola prova!

La lettera arriva a “Science” a fine ’92, e che cosa fa “Science”? No, sbagliato. Pubblica la lettera. E ancora una volta è Koprowski a replicare, ma questa volta senza lettere, ma con l’apertura di una causa legale contro Curtis e Rolling Stone: “per la distruzione della reputazione professionale, per la sofferenza mentale ed emotiva, per l'umiliazione e l'imbarazzo.”

Un momento: ma dove si discutono le teorie scientifiche: sulle riviste specializzate o in aula di tribunale? Galileo Galilei… Giordano Bruno… Essere bruciati vivi è sicuramente peggio che rovinarsi pagando avvocati, ma cambia solo il tipo di minaccia.

La causa legale impegna Curtis a tempo pieno per quasi un anno, ma non si arriva ad un processo. A fine 1993 i legali delle due parti trovano un accordo che consiste nel risarcimento simbolico di un dollaro a Koprowski e nella stampa su Rolling Stone di una “chiarificazione” che precisa che la teoria del vaccino orale antipolio è solo “una delle numerose teorie discusse, ma non provate” sull'origine dell'AIDS.

La chiarificazione loda la figura di Koprowski come scienziato e si dispiace se dall'articolo possa essere derivato un danno alla sua reputazione. In definitiva la chiarificazione non ritratta l'articolo di Curtis, né fa accenno che è stata pubblicata come parte di un accordo legale. I costi della causa ammontano a 300'000 dollari per Koprowski e a 500'000 dollari per Rolling Stone. Perché Koprowski si accontenta di una tale chiarificazione, che di fatto non ritratta l'articolo di Curtis e non va ad un processo? Forse perché in un processo, secondo il diritto americano, spetterebbe a Koprowski provare che il suo vaccino non è responsabile dell'epidemia di AIDS?

La causa legale ha comunque ottenuto l'obiettivo di intimidire la stampa non scientifica dal pubblicare sulla teoria. La carriera giornalistica di Curtis? Rovinata. “Science” pubblica che una chiarificazione di Rolling Stone chiude la causa legale e che Koprowski si sente sollevato.

A questo punto la teoria appare definitivamente confutata. Ma lo è davvero? L'unica evidenza reale per confutare la teoria è il caso del marinaio di Manchester. E nel 1995 arriva la rivelazione-bomba. L'artefice è David Ho. Chi è David Ho?

David Ho è un geniale ricercatore nel campo dell’AIDS, ma era anche uno del gruppo di esperti del Wistar Institute. Ebbene, dopo la stesura del rapporto, vuole sapere di più sul virus del marinaio di Manchester, perché potrebbe fornire indizi importanti sull’inizio dell’epidemia di AIDS, visto che risulta essere il primo caso al mondo.

David Ho ottiene gli stessi campioni analizzati nel 1990 in doppio cieco. Anche lui rileva la presenza del virus, ma da una parte i risultati coincidono con quelli del 1990, dall’altra qualcosa non lo convince. Si fa mandare campioni direttamente dal dottore che aveva in cura il marinaio e rieffettua i test. Nel 1995 pubblica le sue conclusioni, che sono piuttosto sorprendenti.

I campioni originali, quelli del 1959, risultano essere tutti sieronegativi. Mentre i campioni inviati dal laboratorio inglese sono sieropositivi, ma… il ceppo del virus ritrovato in questi campioni appartiene ad una persona morta probabilmente alla fine degli anni Ottanta. Inoltre questo campione risulta essere il miscuglio di tessuti di almeno tre persone distinte.

“Nel migliole delle ipotesi si tlatta di una contaminazione di labolatolio”. Come a dire che, nella peggiore, qualcuno… Chi avrà scambiato i campioni? Mah... può anche essere un errore. E qual è la vera causa di morte del marinaio di Manchester? Forse il marinaio potrebbe essere uno di quei rarissimi casi di persone che hanno lo stesso crollo del sistema immunitario come i malati di AIDS, ma che sono sieronegativi. Rarissimi casi.

Dunque la teoria va ridiscussa. Ma chi è rimasto? Lecatsas non si è più occupato del caso, Curtis è stato liquidato con la causa legale e Pascal… è un altro mistero. Nessuno lo ha mai visto. Chiaramente Louis Pascal è uno pseudonimo. Louis Pasteur e Blaise Pascal, il grande ricercatore medico e il grande filosofo. Curtis, Martin e altri hanno comunicato con lui solo per lettera, ma nessuno lo ha mai incontrato di persona e nel 1996… sparisce nel nulla.

Che storia…

Capitolo Quinto: il fiume


Che cosa significa “Slim” in inglese? “Magro”… basta pensare ai prodotti dietetici. Così chiamavano l'AIDS in Uganda, a metà degli anni '80. “Slim”, perché l'AIDS, prima di uccidere rende snelli.

“Slim” è anche il titolo del primo libro di Edward Hooper , un inglese, che racconta le prime manifestazioni dell’epidemia di AIDS in Uganda. “Ora”, si chiede Hooper, “perché gli ugandesi usano un termine inglese per questa malattia? Chiaramente anche per loro è nuova! Ma allora, qual è la sua origine?”

Hooper analizza tutte le teorie sull'origine dell'AIDS, dalle più strampalate alle più plausibili. Una ad esempio diceva che l'HIV era piovuto dalla coda di una cometa di passaggio.

Per un certo periodo girava quella che proponeva l'HIV come una creatura di un laboratorio per armi batteriologiche. Dai, quando l’avete sentita per la prima volta, c’avete un po’ creduto. Nella versione più conosciuta di questa teoria, l'HIV è stato creato alla fine degli anni Settanta in un laboratorio militare statunitense. Scopo? Decimare i neri, gli omosessuali, i peccatori.

Esiste un'altra versione di questa teoria: propone che l'HIV sia stato inventato dai nazisti nella Seconda Guerra mondiale. Secondo questa teoria, il Virus HIV, che però i nazisti chiamavano Virus Q, per non confondere con AH.I.FAU, Hei Führer!, sarebbe stato kreato in un laboratorio tetesco per sterminare esercito americano, che si sa essere composto solo da omosessuali. Dunqve è stato riempito un aereo per andare a pompardare Stati Uniti. Qvando aereo arrivato sopra Africa… chiaramente la strada più corta per arrivare negli Stati Uniti… pech, sfortuna, aereo caduto, e qvindi infettato Africa. E il laboratorio in Germania? Giorno dopo, pech, sfortuna, aviazione inglese pompardato laboratorio in Germania e per qvesto epidemia cominciata solo in Afrika.

Altre teorie sono più credibili e inquietanti. Una per esempio pone l'attenzione sulle sperimentazioni con sangue di scimmia. Per cercare di curare la neurosifilide si iniettava direttamente nei malati sangue di scimpanzè: il metodo ideale per trasmettere un virus come l’HIV!

Un altro studio ricorda le iniezioni di pezzettini di testicoli di scimmia nello scroto e nel muscolo addominale retto, come stimolo sessuale. Una pratica, sembra, abbastanza diffusa ad inizio secolo, ma poco documentata. Chissà se funzionava…

Poi Hooper affronta la teoria del trasferimento naturale. Ma anche lui si pone sempre la stessa domanda. Perché adesso? Nel 1992 legge l'articolo di Curtis e così inizia a interessarsi alla teoria del vaccino orale antipolio. E cosa scopre?

Innanzitutto è Hooper a scoprire che il marinaio di Manchester non è nemmeno stato in Africa, ma il posto più lontano che ha raggiunto è lo stretto di Gibilterra.

Poi riesce a scoprire che le campagne di vaccinazione compresero un numero molto più elevato di persone. Non 300'000 persone, come scoperto da Curtis, ma più di un milione di persone furono vaccinate fra il 1957 e il 1960 in 28 campagne separate fra Congo, Rwanda e Burundi.

Hooper ricerca in diversi archivi in giro per il mondo. Ma nell'archivio del Ministero degli affari esteri a Bruxelles, che dovrebbe contenere la documentazione dell’amministrazione coloniale nel Congo belga, i faldoni dall'ottobre 1956 al luglio 1958, mancano. Nei documenti successivi al buco nell'archivio, una parte della corrispondenza fra Belgio e responsabili sanitari in Congo riguarda stranamente la sicurezza del vaccino di Koprowski, visto che spesso si sviluppano piccole epidemie di polio successivamente alle vaccinazioni. Alcune di queste riserve vengono pure pubblicate sulle riviste scientifiche dell'epoca.

E che dire dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che più volte tiene a precisare di non aver dato nessun consenso per la sperimentazione e ne prende chiaramente le distanze. Addirittura in un documento del 1958 afferma che le vaccinazioni effettuate in Congo sono un esempio chiaro di come non dovrebbero essere condotte le sperimentazioni.

Inoltre quelle vaccinazioni erano praticamente inutili perché la maggior parte della popolazione africana era immunizzata naturalmente alla nascita. Pensate forse che le autorità belga in Congo abbiano chiesto ad ogni africano: “Senta, questo è un vaccino sperimentale, non siamo veramente sicuri che funziona e non siamo nemmeno sicuri che sia sicuro. Lei probabilmente non ne ha nemmeno bisogno, però accetta di far parte a questa sperimentazione per il bene dei paesi Occidentali?”

Ok, lo so, non posso farne un caso. Al tempo di Koprowski, l'etica nella sperimentazione stava facendo i suoi primi passi. Adesso queste cose non succedono più. Allora perché nel 1985 Koprowski sperimentò in Argentina un vaccino antirabico su alcune mucche, senza l'autorizzazione delle autorità competenti e senza avvisare i contadini e la popolazione locale che continuarono a bere il latte di quelle mucche? Ma se entriamo in questo campo facciamo notte e non vi racconto tutta la storia.

E poi c’è un vero problema per la teoria. Fino al caso dell'SV40 sono state utilizzate scimmie asiatiche, giusto? Poi si è passati all'uso di scimmie verdi africane. In alcuni rari casi sono stati utilizzati babbuini. Ma i progenitori dell'HIV-1 e dell'HIV-2 si trovano negli scimpanzè e nelle scimmie spazzacamino, che non furono mai utilizzati nella produzione di vaccini. Dunque la teoria non è vera. Punto.

Ma siamo sicuri che scimpanzè e scimmie spazzacamino non siano mai state usate? Sabin, ad esempio, è sempre stato esplicito, riferendo sempre la specie di scimmia utilizzata. Koprowski... Nei suoi articoli dell'epoca, Koprowski non è mai specifico sul tipo di scimmia utilizzato.

Nessuno a chiesto a Koprowski che tipo di scimmia ha utilizzato? Koprowski ha cambiato tre versioni: scimmie indiane, scimmie verdi africane, scimmie filippine. “I documenti del laboratorio sono andati persi in un trasloco”, parole testuali di Koprowski. Possono davvero essere stati usati scimpanzè nella produzione del vaccino Koprowski?

E qui c’è un altro colpo di scena: sia Curtis, sia Pascal, avevano accennato all'esistenza nel 1958 di una grossa colonia di scimpanzè nel Congo Belga. Hooper scopre da diverse fonti che in quella colonia erano stati concentrati più di 400 scimpanzè: la più grande colonia di scimpanzè mai creata al mondo, a completa disposizione del Dr. Koprowski. Per produrre il vaccino antipolio? Ufficialmente per testare il suo vaccino sugli scimpanzè, test assolutamente inutili (ma non entriamo nell'aspetto dei diritti degli animali: all'epoca non si rispettavano quelli degli africani, immaginiamoci quelli degli animali). Il loro numero è comunque sproporzionato.

In un documento si racconta che reni di scimpanzè erano stati spediti negli Stati Uniti, per produrre colture di tessuto di rene di scimpanzè, però per un'altra ricerca, sull'epatite. Dunque colture di rene di scimpanzè erano già state usate. Quali sarebbero stati i motivi per non utilizzarli anche nella produzione di vaccino antipolio? Se lo si chiede a un qualsiasi virologo dell’epoca dirà: il prezzo. Ottenere reni di scimpanzè era più costoso dei reni di scimmie inferiori. Ma se ho a disposizione 400 scimpanzè!

Pascal ipotizzava addirittura che il nome del vaccino, CHAT, potesse significare “CHimpanzee ATtenuated”…

D’accordo. Ammettiamo ora che la teoria del vaccino orale antipolio sia vera: si è trovata una spiegazione per l’epidemia di HIV-1. Ma come si spiega l’epidemia di HIV-2? Beh, Koprowski non era mica l'unico a testare i suoi vaccini in Africa. In un test effettuato in Marocco nel 1953 quasi seimila bambini furono vaccinati con un presunto vaccino antipolio che due anni dopo si rivelò essere invece un virus parassitario dei conigli fortunatamente innocuo nell'uomo.

C'era anche Pierre Lépine, dell'Istitut Pasteur, che faceva sperimentazioni. Una viene registrata a Mitzic nel 1957. Dove si trova Mitzic? In Serbia? No, si trova nel Gabon. Duemila persone vennero vaccinate in pochi giorni e il solo riferimento al test nella letteratura scientifica sono due righe alla fine di un articolo che parla d'altro.

Guarda caso nel 1994 nella regione del Gabon si scopre l’esistenza di un’altra epidemia di AIDS, indipendente dall’HIV-1 e dall’HIV-2. HIV-3? No, perché ad una analisi approfondita si scopre che questo nuovo virus appartiene comunque alla famiglia degli SIV degli scimpanzè, dunque è un po’ simile all’HIV-1 normale, quello che si ritrova in tutto il mondo. Ma una cosa è chiara: si tratta di un passaggio indipendente dagli scimpanzè all’uomo.

La prima traccia nell’uomo di questa versione particolare di HIV-1 risale al 1962, per il caso del marinaio norvegese. Ma non era di Manchester il marinaio? Non quello di marinaio, un altro! Un altro marinaio che è stato nel Camerun fra il 1961 e il 1962, che ha contratto l’HIV, l’ha trasmesso a moglie e figlia e tutta la famiglia è morta di AIDS nel 1976. Il sangue è stato conservato e nel 1997 si è scoperto che il virus del marinaio norvegese era proprio quest’altro HIV-1.

E visto che i primi casi di HIV-2 si registrano fra alcuni reduci portoghesi, che avevano combattuto in Africa intorno alla metà degli anni Sessanta, non è possibile che i portoghesi stessero sviluppando una propria versione del vaccino in Africa Occidentale, usando ad esempio scimmie spazzacamino?

Edward Hooper, “Il fiume. Un viaggio verso la sorgente dell’HIV e dell’AIDS”, 1999. Dieci anni di ricerche. Migliaia di documenti consultati in decine di archivi americani, europei, africani. Centinaia di ore di interviste. Il tutto pubblicato presso una delle più grandi case editrici al mondo. Non poteva essere ignorato come era stato fatto con Pascal, e non poteva essere liquidato con una causa legale come con Curtis. Sono più di mille pagine: un bel mattone!


Capitolo Sesto: Royal Society


Dopo l’uscita del libro di Hooper, i media si interessano alla teoria. La comunità scientifica non può rimanere muta. Hooper è solo, ma ha un alleato di tutto rispetto: Bill Hamilton.

Chi è Bill Hamilton? Bill Hamilton è probabilmente il più grande biologo del XX secolo. C’è Darwin e poi c’è Hamilton. Bill Hamilton, dopo l'esito della causa legale contro Curtis, era già intervenuto a difesa della plausibilità della teoria e per evidenziare la pericolosità per la scienza delle cause legali. Aveva, dall’alto del suo prestigio, scritto a Science, che… (due volte!) aveva rifiutato di pubblicare. Allora aveva scritto a “Nature”, un’altra prestigiosa rivista, che… aveva rifiutato di pubblicare.

Dopo l’uscita del libro di Hooper, Hamilton decide di assumere un ruolo più attivo: decide di organizzare un meeting di discussione presso la Royal Society di Londra, la più prestigiosa accademia delle scienze del mondo, di cui lui chiaramente è membro onorario. Al meeting invita gli esponenti principali della ricerca (epidemiologi, virologi, primatologi, esperti di genetica), per discutere le due teorie principali sull'origine dell'AIDS: la teoria del trasferimento naturale e la teoria del vaccino antipolio.

Ma Hamilton vuole anche che vengano effettuate nuove ricerche. Stanco di risposte del tipo: “sì, è interessante, ma i nostri fondi di ricerca vengono da... quindi non vorrei toccare questo argomento”. Decide di mettersi lui stesso alla ricerca di nuovi dati scientifici: organizza così una serie di spedizioni in Congo. Una prima missione parte durante il 1999, mentre all'inizio del 2000, parte la seconda.

Ma questa storia, che pare scritta da un cattivo sceneggiatore di telenovelas, ha ancora un altro colpo di scena: Hamilton contrae in Congo la malaria. Rientra in Inghilterra e pochi giorni dopo cade in coma. Il 7 marzo 2000, all'età di 64 anni, Bill Hamilton, il più grande biologo del XX secolo, muore.

Credo che nessuno sia stato tanto cinico da essere contento della scomparsa di Hamilton, però presto si fanno sentire voci che dicono che alla teoria viene dato troppo spazio, che il meeting, come previsto da Hamilton è troppo sbilanciato, e se non verrà corretto molti dei partecipanti non verranno. Così il meeting viene fatto slittare da maggio a settembre e viene riorganizzato. La nuova data è di quelle che non si dimenticano: 11 settembre 2000, a un anno da un’altra giornata indimenticabile.

Siamo all'undici settembre. In sala sono presenti tutti i guerrieri. Hooper e Koprowski si ignorano. Gli arbitri aprono la conferenza in onore di Bill Hamilton, grande uomo di scienza, esempio per tutti di genialità, integrità, e apertura. Applausi... e poi ha inizio la battaglia…

"Prima confutazione: la metodologia usata da Hooper per coinvolgere una correlazione fra luogo delle vaccinazioni e apparizione dei primi casi di AIDS non è corretta!"

"Senza entrare nei dettagli, mi sembra piuttosto difficile sostenere che non ci sia nessuna relazione."

"Seconda prova: Abbiamo calcolato che la data di apparizione dell’epidemia è il 1931!"

"Non vale! Si sa che è solo una stima ipotetica!"

"Terza prova: non sono stati mai utilizzati scimpanzè, Koprowski e molti altri ricercatori dell’epoca lo confermano!"

"Veramente non esistono documenti e poi ho testimoni che invece confermano che scimpanzè venivano utilizzati."

"Non si vorrà mica credere a manovali africani e mettere in dubbio i ricercatori occidentali?"

"Non si accettano colpi discriminatori!"

"La tripsina elimina l’SIV nelle prime fasi della produzione!"

"Non si sa praticamente nulla su come e dove sia stato amplificato il vaccino e se la tripsina sia stata utilizzata!"

"il vaccino è stato anche utilizzato su 6 milioni di polacchi!"

"Ma è possibile che solo i vaccini usati in Congo siano stati amplificati con reni di scimpanzè."

Se la sta cavando bene a parare i colpi. Ma adesso questo attacco è fatale.

"Sono stati finalmente testati i vecchi vaccini di Koprowski!"

"E allora?"

"Non si è trovata nessuna traccia di SIV, né di HIV, né di DNA di scimpanzè, ma solo di scimmie asiatiche."

"Alcuni bei fatti hanno distrutto una brutta teoria", "la teoria muore la sua morte finale!"

Ok, ammettiamo che la teoria del vaccino orale antipolio non è vera. Perché non vengono criticati i vari punti deboli della teoria del trasferimento naturale? Chi ha deciso che la teoria del trasferimento può essere accettata semplicemente come buona, mentre la teoria del vaccino orale antipolio è stata massacrata? Innanzitutto la teoria del trasferimento naturale non chiarisce perché non si ha nessuna traccia storica o sociale di AIDS prima del XX secolo…

"Sai, in Africa non si registra tutto. Probabilmente ci sono state delle epidemie, ma sono state dimenticate, oppure sono confuse con altre malattie."

"Ma milioni di africani sono stati deportati come schiavi… lo avrebbero notato in America!"

"Magari il virus è rimasto relegato ad una tribù isolata."

"Eh no. Perché le tribù isolate dovrebbero essere almeno 7, visto che attualmente esistono perlomeno sette epidemie distinte contemporanee!"

"Nel XX secolo c’è la colonizzazione , la liberazione dei costumi sessuali, l’urbanizzazione… e si sa che in città si è più aperti... e la deforestazione che pone maggiormente a contatto gli uomini con le scimmie…"

"E come mi spieghi la distanza genetica?"

"La distanza che?"

"La distanza genetica! Ci sono dei casi in cui il virus umano è quasi identico a quello delle scimmie. Ma sembra che in quei casi il virus umano non sia patogeno e non sia trasmissibile… come a dire che per produrre la malattia, il virus delle scimmie debba essere modificato, adattato al corpo umano. Che cosa ha permesso al virus di adattarsi all’uomo?"

"Mmmm… fammi pensare… le siringhe!"

"Le siringhe?"

"Le siringhe. Ascolta… a partire dalla fine della seconda guerra mondiale si fabbricano e utilizzano sempre di più siringhe monouso, le usa-e-getta. Ma l’Africa è spesso stata a corto di attrezzatura medica, dunque più volte è successo che siringhe monouso, impossibili da sterilizzare, venissero reimpiegate decine di volte. Facendo passare velocemente da braccio a braccio l’ago della siringa si è permesso al virus di adattarsi all’uomo e di provocare l’AIDS!"

"Dunque il virus è passato spesse volte, naturalmente, dalle scimmie all’uomo, ma non ha mai provocato AIDS, né si è mai diffuso. Poi, con l’utilizzo ripetuto degli aghi si è trasmesso il virus e lo si ha adattato al corpo umano. Ecco una nuova teoria! Sembra plausibile… Ma ancora una volta si tira in ballo la medicina: com’è che questa l’accettano a cuor leggero?"

"Beh, non è colpa direttamente della medicina, ma della mancanza di equipaggiamento medico dei paesi in via di sviluppo. È molto più politically correct."

"Eh già. È tanto semplice dire che è colpa della povertà."


Capitolo Settimo: finale


La confutazione finale della teoria del vaccino orale antipolio era basata essenzialmente sulle analisi dei vecchi vaccini di Koprowski. Ma da dove erano saltati fuori? Alcuni erano conservati negli Stati Uniti, altri in Europa.

Già Curtis nel 1992, ne aveva scoperto l’esistenza e aveva richiesto a più riprese che venissero testati, ma il gruppo di esperti del Wistar Institute aveva ritenuto che i test sarebbero stati "laboriosi, costosi e inconclusivi". Per quale ragione? Forse perché nessuno dei campioni aveva una relazione diretta con le vaccinazioni in Congo, visto che si trattava di lotti originali, dunque non ancora amplificati in reni di scimmia, o scimpanzè? In ogni caso la teoria non prevedeva che tutti i vaccini fossero contagiati ed inoltre, dopo 40 anni, era possibile che non si riscontrassero più tracce di HIV.

Sia Martin che Hooper scrissero a Nature per contestare i risultati. Indovinate? Nessuna delle due lettere fu accettata . Hooper ora si pronuncia sicuro che l’origine dell’AIDS sta nei vaccini antipolio usati in Africa ed accusa il mondo della scienza di coprire la verità. La comunità scientifica continua a ripetere che la teoria non ha fondamento e che rappresenta una minaccia per le campagne di vaccinazione.

"Una lezione che dobbiamo apprendere da questa storia è che la teoria è plausibile e che è dunque necessario essere prudenti prima di introdurre un trattamento medico derivato da tessuto animale, come i vaccini vivi, attenuati e gli xenotrapianti". Così si chiudeva il meeting alla Royal Society nel 2000.

I vaccini moderni sono ancora prodotti usando reni di scimmia. Voglio forse dire che i vaccini antipolio moderni sono pericolosi? No. Anche se forse sarebbe meglio utilizzare altre tecniche di produzione, credo comunque che l’esperienza acquisita in 50 anni, li abbia resi molto sicuri. Assolutamente non voglio che questo lavoro venga utilizzato per dire che le vaccinazioni sono un male. Proprio grazie ai vaccini, la poliomielite non esiste quasi più.

Ma ci sono altre situazioni in cui si richiede prudenza. Ingegneria genetica, clonazione, cibi transgenici, nuove tecnologie, nuovi farmaci, xenotrapianti: trapianti di organi animali nell’uomo. Chi decide quando il rischio è accettabile? E come? Io credo che, comunque, simili decisioni spettino alla collettività, non agli scrupoli di un gruppo di ricercatori.

Ma se la teoria dovesse risultare vera, bisognerebbe incolpare Koprowski? Ma a che servirebbe? Credo che sia più importante chiederci qual è invece la responsabilità strutturale. Koprowski rappresenta una parte del mondo della ricerca moderna.

A cosa ci porterà una società basata sulla competizione e sull'individualismo, dove conta solamente chi è più forte, chi ha di più, chi vende meglio e dove solo chi arriva primo vince (e quindi per forza qualcuno deve perdere)? Sempre più persone, o intere compagnie, si spingeranno ad assumere rischi sempre maggiori, anche se questo può portare a disastri di vaste proporzioni.

Qualcuno mi ha chiesto se sono sicuro di volermi schierare contro la scienza… Ma invece credo, che questa storia soprattutto insegni come sia importante sviluppare l’elemento fondamentale della scienza: il proprio senso critico.

E poi scienza non significa verità, certezze, ma innanzitutto scienza significa riconoscere i limiti della nostra conoscenza.

Ma secondo voi, la teoria del vaccino orale è vera o no? Io, non posso che rispondervi in modo estremamente scientifico: Non si sa.

FINE