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IN VIDEO VERITAS - "Dance around my slow time" di Ancient Veil

Scritto da: cspigenova

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Un tempo, il videoclip nasceva dall'esigenza di offrire un corredo immaginifico alla propria canzone con fini eminentemente divulgativi (nel senso che si divulgava, anche e soprattutto, con finalità commerciali, la propria hit attraverso canali alternativi rispetto alla radio ovvero attraverso la tv). Oggi (e, in particolar modo, nei cosiddetti generi di nicchia) il videoclip, sovente, vuole essere un completamento o un complemento a quanto già espresso dal brano originario; pertanto, se il brano rappresentato ha ambizioni e pretese artistiche, mutuati da collegamenti narrativi (testi ma anche il plot di una storia raccontata in musica, come nel poema sinfonico ottocentesco), la declinazione visiva risponderà ad una richiesta espressiva che tocchi riferimenti stilistici collocabili in un range più vasto (dal figurativo al cinema, passando per la fotografia).
Su questo blog avrete già letto la mia recensione agli ultimi lavori degli Ancient Veil; recentemente la band ha prodotto anche un video di un singolo che potete agevolmente gustare in fondo alla mia nota. Ebbene: quella passione, che tanto emerge dalla musica, non rimane sottotraccia nella clip. Non ci si improvvisa, anzi, Edmondo Romano abbandona momentaneamente i fiati e si mette dietro alla macchina da presa cimentandosi come regista.

Dance around my slow time diventa un micrometraggio nel quale, alla stregua di una pellicola surrealistica, il tempo si ferma per raccontare attraverso immagini: scacchi, cieli azzurri, lenti di occhiali e al centro l'attrice protagonista (Simona Fasano), quasi nel ruolo di un'impassibile sfinge dallo sguardo enigmatico. La natura fa il suo corso e ricorso attraverso la gemmazione di fiori metabolizzati da un time-lapse di rigore scientifico. Gli spazi del cosmo e la terra con i suoi elementi: un'emblematica comunicazione dell'essere e dell'esistere; eppure, in certe inquadrature, le regole fisiche sembrano sospese e si resta spiazzati come davanti ad un quadro di Magritte. Poche spire caleidoscopiche e si torna a casa, nella copertina che, non a caso, è un dipinto, un quadro di Francesca Ghizzardi. (Riccardo Storti)