Devlsy - A Parade of States

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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devlsy aparadeofstates(MAA Productions, 2014)
 
Voto: 75

#PER CHI AMA: Post Black/Shoegaze, Neurosis

 

 

Che diavolo ci fa una band lituana con un'etichetta giapponese? Segno che la globalizzazione ormai regna sovrana. Oggi vi presento i Devlsy, quintetto di Vilnius, attivo dal 2011, che lo scorso novembre ha rilasciato questa release in formato usb. Si, avete letto bene, 'A Parade of States' è uscito su chiavetta. Il sound della band baltica deve aver poi attratto l'attenzione della MAA Productions, che in questo 2014, ne ha rilasciato il formato fisico. Veniamo al lavoro, un sei pezzi che si apre con "Phases", song mid-tempo che coniuga un black dalle tinte apocalittiche con un sound che strizza l'occhio ai Neurosis. Interessante l'esperimento dei nostri che sicuramente sarà di gradimento sia per chi è un fan del post metal (belle ed inquietanti le linee di chitarra) e chi del nero metallo (arcigno lo screaming). "By Design" ha un incedere grooveggiante, e di black ne resta probabilmente traccia solo nell'acida performance di Vytautas alla voce. Le ritmiche si muovono con grande pigrizia ma con un fare assai minaccioso di grande impatto emotivo. Ascolto dopo ascolto, il mio interesse in questo lavoro aumenta e ne riscopro nuove particolarità, che ad un primo assaggio non avevo colto, indice che i nostri devono avere non poche ambizioni. Tuttavia, questi musicisti non inventano nulla che non sia già stato detto, ma la rilettura offerta dalla band lituana del genere cosiddetto "post-black", si rivelerà non poco accattivante. "You Again" apre arpeggiata, ma sono i suoi cambi di tempo bizzarri a stimolare la mia attenzione. Serve tuttavia un ascolto attento per non etichettare facilmente 'A Parade of States' come uno fra i tanti lavori che escono ogni giorno in questo ambito. Lavorando un po' più sulle vocals (in "I Am no More" i nostri ci provano anche), attenuandone il loro carattere aspro e corrosivo, si potrebbero guadagnare più fan in territori post-, cosi come pure ingentilendo quei suoni più spigolosi dell'album (ascoltare a tal proposito "(Cold Glow of) Her Domani"). I Devlsy hanno grandi potenzialità e mi sorprende che nessuno in Europa abbia puntato su questi ragazzi, c'era la possibilità di ritrovarsi in casa i nuovi Neurosis o gli eredi dei Cult of Luna. Il basso ipnotico di "The Surge(ry)", la sua forza tribale dirompente, il mood shoegaze e la sua anima sperimentale, chiudono un lavoro intenso e quanto mai inatteso, che mi fa ben sperare per il futuro di questi ragazzi.