Countless Skies - New Dawn

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Countless Skies New Dawn(Kolony Records, 2016)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Melo Death/Doom, Insomnium, Be'lakor

 

 

 

Quelle volte in cui parto ad ascoltare un disco con le aspettative sotto soglia, sono quelle volte in cui in realtà vengo conquistato maggiormente dalla proposta di una band. Ho ricevuto questo cd con una descrizione un po' sotto tono per la band inglese e quindi potete immaginare il mio scarso entusiasmo nel dover recensire il lavoro. E invece, dopo aver infilato il cd nel lettore ed averlo ascoltato uno, due e tre volte, mi sono lasciato travolgere dal sound fresco di questi Countless Skies (moniker che deriva da una song degli australiani Be'lakor) e del loro debutto 'New Dawn', edito dalla nostrana Kolony Records. Otto tracce che, a parte l'intro strumentale, irrompono con "Heroes" e le sue melodie tipicamente scandinave (penso ai Dark Tranquillity o agli Insomnium quali primi nomi) ma che strizzano l'occhiolino anche all'ensemble da cui traggono il loro nome. I nostri corrono via veloci con brani che si susseguono tra cavalcate melodiche, pregne di una certa emotività, cori azzeccatissimi, growling vocals e tutta una serie di ingredienti che possono dar modo a 'New Dawn' di essere un album vincente. Buoni anche per quel che concerne il songwriting, gli inglesi si confermano addirittura entusiasmanti in "Solace", traccia assai ritmata ma dal forte mood malinconico, impreziosita da una chiusura assai doomish. Si torna a correre con "Daybreak", song spiritata, carica di groove e con il vocalist che si lancia in urla che ecco, non appartengono proprio a questo genere, e su cui si può anche sorvolare. Con "Wanderer" i quattro britannici scomodano gli Swallow the Sun, con un sound robusto, intimista e malinconico al punto giusto, per un risultato conclusivo di sicuro accattivante, che rapisce in intensità, melodia, atmosfere e gusto estetico in generale, soprattutto a livello chitarristico, dove la band si diletta con tagli acustici ma anche con ottimi assoli. Chiusura per l'orientaleggiante "Return", dieci minuti di sonorità ben calibrate che confermano la solidità di un ensemble di cui sentiremo a lungo parlare in un futuro non troppo lontano.