Ironthorn - Legends of the Ancient Rock

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Fabio Rossi

 

Ironthorn Legends of the Ancient RockSliptrick Records, 2019

 

Tracklist (cliccare sul titolo per ascoltare)

1. A New Day
2. Legends
3. Werewolf
4. The Seed of Fire
5. My Cure
6. Phoenix
7. Ladro del Tempo
8. Trick or Treat
9. The Call of Silence
10. The Ancient Rock

 

Line up:

Luigi Pullara (Voce)
Maurizio Liberto (Chitarra)
Gabriele Misuraca (Chitarra)
Eliseo Bonacasa (Basso)
Antony La Marca (Batteria)

Special guest:

Roberto Tiranti (Voce in traccia 4)

 

 

Gli Ironthorn sono una band siciliana che ha esordito nel mercato discografico nel 2017 con l’album autoprodotto intitolato “After the End”; si tratta di un lavoro discreto e oggettivamente privo di picchi creativi d’interesse, sebbene apparissero chiare sin da allora le possibilità espressive del gruppo. Proprio per tale motivo, si attendeva con una certa impazienza il secondo disco, uscito nel 2019, che suo malgrado ha subito come tanti altri lo tsunami della pandemia.

Gli Ironthorn, in sostanza, non hanno potuto promuovere le nuove composizioni mediante quello che più di ogni altro aspetto è importante nel mondo delle sette note: dare il meglio di sé stessi esibendosi davanti al pubblico. I tempi però sono ormai maturi.

“Legends of the Ancient Rock” gode di un lavoro in studio rifinito, merito anche dell’apporto della casa discografica Sliptrick Records; include dieci pezzi all’insegna di un Hard’n’Heavy più deciso e convincente rispetto al passato, impreziosito da refrain spesso accattivanti, assolo alla sei corde ben congeniati e una sezione ritmica impeccabile.

Che il vento sia cambiato lo si capisce dall’arcigno riff portante posto alla base di Legends, traccia preceduta dall’efficace apripista strumentale A New Day, dall’azzeccato ritornello in Werewolf, dallo spessore qualitativo dell’intensa The Seed of Fire, impreziosita dalla voce dello special guest Roberto Tiranti (Wonderworld/Labyrinth) e dalle stupende ballate My Cure e Trick or Treat.

Ho trovato sublimi l’anthemica The Call of Silence e soprattutto la title track: oltre sette minuti di musica strumentale che dovrebbe azzittire chi blatera ancora che l’Heavy Metal non sia un genere tecnicamente valido.

Non sfigura affatto l’unico pezzo cantato in italiano, la granitica Ladro nel Tempo, e mi ha sorpreso in positivo l’omaggio alla terra natia che i nostri agrigentini hanno inteso tributare in Phoenix aperta dalle sonorità folk di un flauto siculo (tornerà anche in seguito) per poi esplodere nel canonico amato Heavy Metal. Una prova di maturità netta e una trasformazione positiva che pone gli Ironthorn tra i migliori artisti emergenti nel settore.

Nulla di originale, sia chiaro, in quanto i riferimenti ai maestri Iron Maiden, Saxon, Metallica, Dream Theater e altri ancora sono palesi, ma “Legends of the Ancient Rock” merita ampiamente una nuova rinascita dopo l’oblio del 2020: sono qui proprio per agevolare questo percorso.