Il Silenzio delle Vergini - Colonne Sonore Per Cyborg Senza Voce

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Il Silenzio delle Vergini Colonne Sonore Per Cyborg Senza Voce((R)esisto, 2017)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Post Rock/Noise/Industrial

 

 

 

Me l'ero perso per strada questo lavoro d'esordio de Il Silenzio delle Vergini, devo ammetterlo: 'Colonne Sonore Per Cyborg Senza Voce' è un disco strumentale che consta di sette tracce cinematiche che si aprono con "001", che delinea immediatamente la proposta avanguardista industriale del progetto capitanato da tal Greco Armando (già nei Tic Tac Bianconiglio e nei Lexus). Trattandosi di musica sperimentale è ovviamente facile trovare un po' di tutto al suo interno: dall'eterea opening track alla più claustrofobica "002", song più criptica e minacciosa, che si lancia in alcuni frangenti in divagazioni più noise-oriented. "003" sembra più litanica nel suo ipnotico incipit, in cui si fondono suoni cibernetici con un post rock robusto e siderale, come se l'ascolto dell'album ci proiettasse nello spazio più profondo, lanciati da una fionda gravitazionale. La quarta song è un estemporaneo esperimento che ci presenta la band sotto una luce diversa: una musicalità gothic/post-punk, che per certi versi mi ha rievocato i torinesi Burning Gates, in un pezzo cantato in italiano ma in stile vocale vicino ai Fields of the Nephilim, addirittura con qualche rara incursione growl. Si riprende con le sonorità strumentali, visionarie ed intimiste: è il turno di "005", song malata, caustica, lisergica, comunque sempre imprevedibile, che se avesse avuto una voce black, poteva fare la sua bella figura in un qualche disco illuminato dei francesi Blut Aus Nord. Sonorità elettro-industrial per "006", che affida la sua ritmica ad un possente rifferama disturbato qui da sonorità droniche in background. 'Colonne Sonore Per Cyborg Senza Voce' chiude con l'ultima "007", un pezzo vibrante, guidato dai suoni di chitarra bella pesante che si amalgamo alla perfezione con le atmosfere rarefatte e nebbiose di quest'ultimo capitolo, che sancisce la conclusione di un disco quanto mai interessante e multisfaccettato.