*SHELS - Plains of the Purple Buffalo

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Shels Music, 2011)

Voto: 90

 

Li attendevo al varco, non lo nascondo; gli *Shels sono di sicuro una delle più interessanti realtà in ambito post rock mondiale e con questo “Plains of the Purple Buffalo”, giungono brillantemente al traguardo del secondo cd, dopo le eccellenti prove di “Sea of The Dying Dhow” e del fantastico EP “Laurentian's Atoll”, per non parlare dell’introvabile “Wings for their Smiles”. Si insomma, parto un po’ troppo poco imparziale, me ne rendo conto, ma quando sento certe sonorità echeggiare nelle casse del mio stereo, non sto proprio più nella pelle e sento il dovere di dire al mondo intero, che si sta perdendo qualcosa di bello, si bello, parola quanto mai banale, ma qui di sicuro impatto. Il nuovo cd di questi pazzi californiani racchiude pura poesia nelle sue note e i 76 minuti contenuti in questa release, vi catapulteranno in un altro pianeta, un mondo celato fin dalla meravigliosa cover del cd, dove un branco di bufali viola, corre su uno sfondo stilizzato; geniali, non trovo altre parole per definire la proposta a tutto tondo della band statunitense. E la musica vi chiederete voi, dal momento che continuo a scrivere di tutto e di più, tralasciando la parte più importante di questo prodotto, com’è? Vibrante fin dalle iniziali note di “Journey to the Plains”, che apre il viaggio nei sogni tinti di viola, di questi ragazzi. E poi, un crescendo di emozioni, una progressione di suoni che partendo dalla tradizione post rock di mostri sacri quali Godspeed You! Black Emperor, snoda la propria proposta attraverso 13 capitoli succulenti, che consacrano gli *Shels tra le entità musicali di più spiccata personalità e originalità. La musica, come negli altri lavori, fa la parte del leone, con lunghe, talvolta lunghissime cavalcate, in cui la psichedelia si fonde col post rock (di derivazione ‘70s), per esplodere raramente, in una qualche sfuriata più metallica, dove anche la voce più selvaggia riesce a trovare spazio. Ma ben presto, un intermezzo ambient o un pezzo acustico, vi darà modo di riprendere fiato, di riadagiarvi sulla vostra poltrona e tornare a rilassarvi con i suoni tipici del genere, qui costantemente di notevole spessore, tanto da spingermi cosi in alto con il voto. Se le vostre menti sono dotate di una buona flessibilità musicale, dovete accaparrarvi questa perla rara, che rischia di confondersi nel marasma che sta distruggendo il pianeta. Rinunciate all’acquisto di un disco thrash o di quello death del mese e per una volta, mettetevi in gioco, mettete in gioco i vostri gusti musicali, le vostre credenze e abbandonatevi alla soggiogante creatività di questo collettivo straordinario di artisti, non ne resterete delusi, che voi ascoltiate black metal o progressive. Il contenuto di "Plains of the Purple Buffalo" è qualcosa che va oltre la normale concezione di musica, e che solo i grandi artisti sono in grado di concepire. Volendo fare un paragone con la precedente proposta del combo, il sound dei nostri, mantiene la sua solidità di fondo, abbandonando però quelle inutili fughe nel metalcore; qui troverete tanta classe, un quantitativo industriale di parti strumentali, dove la voce è lasciata ai singoli strumenti e per uno come me che non ama particolarmente l’assenza di voce, vi garantisco che è stata una grande sorpresa. Difficile poi descrivere una canzone piuttosto che un’altra, vorrei dirvi che mi piacciono tutte, dalla folle title track part 2 alla malinconica “Vision Quest”, il lavoro si presenta super curato nei dettagli, negli arrangiamenti, nella perizia tecnica, nel gusto per le melodie, nelle parti oniriche e quelle più oscure e arrabbiate. *Shels, la ventata d’aria fresca che stavo aspettando, una scossa per il mondo metal intrappolato nelle sabbie mobili, una spallata a tutti i trend inutili del momento, un viaggio incredibile in un territorio ancora inesplorato della musica rock. Unici e inimitabili!

 

I was waiting for them, I do not hide it. The *Shels are certainly one of the most interesting truths within the worldwide post rock and with this "Plains of the Purple Buffalo," they come brilliantly to finish their second album, after the excellent results of "Sea Of The Dying Dhow" and the fantastic EP "Laurentian's Atoll", not to mention the almost impossible to find "Wings for Their Smiles". Yes, in short, I start not being very impartial, I realize that, but when I hear certain sounds echoing from my stereo, I cannot wait and I feel the obligation to tell to the world that they are missing something beautiful, yes beautiful, very banal word, but here with a certain impact. The new CD of these crazy (Anglo)Californians contains pure poetry in its notes and in the 76 minutes contained in this release, they will catapult you into another planet, a world hidden even in the wonderful cover of the CD, where a herd of purple buffalos, run on a stylized background. Brilliant, I can not find other words to describe the proposal of this U.S.’s band. And the music, you'll wonder, as I continue to write about everything and more, leaving out the most important part of this product, how is it? Vibrant since the initial notes of "Journey to the Plains," which opens the journey in dreams dyed purple, of these kids. And then, a crescendo of emotions, a progression of sounds that, starting from the tradition of post-rock sacred monsters such as Godspeed You! Black Emperor, stretches its proposal through 13 succulent chapters, consecrating the * Shels, between the musical entities of the most remarkable personality and originality. The music, as in other works, has the lion's share, with long, sometimes very long cavalcades, where the psychedelic merges with post-rock ('70s-derived), rarely exploding in a more metal outburst, where even the wildest voice manages to find space. But soon, an ambient interlude or an acoustic piece will enable you to catch your breath, to lay back on your chair and to relax again, with sounds typical of the genre, here constantly of considerable thickness, enough to push me so high with the voting. If your minds are gifted with a musical flexibility, you have to grab this rare pearl, which might otherwise be confused in the chaos of useless record releases that are destroying the planet. Give up buying a disc of thrash or death for one month and for once, put yourselves at stake, put your musical tastes at stake, your beliefs and surrender to the overpowering collective creativity of this remarkable artists, you will not be disappointed those of you who listen to black metal, progressive, thrash, or gothic. The content of «Plains of the Purple Buffalo» is something that goes beyond the normal conception of music, and only the great artists are able to conceive. Wanting to make a comparison with the previous proposal of the combo, their sound, retains its fundamental strength, however, abandoning the unnecessary escapes in metalcore. Here you will only find crystalline class, an industrial quantity of instrumental parts, where the voice is left in the single instruments (and for someone like me who do not particularly like the lack of voice, I guarantee you that it was a big surprise), splendid vocal performances. Difficult to describe a song rather than another, I would like to tell you that I like them all, from the mad title track (part 2) to the melancholic "Vision Quest", the work presents super attention to detail, in the arrangements, in the technical expertise, in taste for the melodies, in the dreamy parts and in the more dark and angry parts. *Shels, the breath of fresh air that I was waiting, a shock to the metal world trapped in quicksand, a push to all the useless trends of the moment, an incredible journey into unexplored yet territory in rock music. Unique and inimitable! (Translation Sofia Lazani )