ACHERONTAS - Vamachara

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Agonia Records, 2011)

Voto: 75

L’incipit di questo cd mi ha fatto respirare quei vapori tipici di zolfo di primi anni ’90 che contraddistinguevano quasi tutte le release provenienti dalla Grecia (Varathron, Rotting Christ, Thou Art Lord, Zemial, Rex Infernus, Septic Flesh) e quell’odore acre di zolfo, emerge preponderante anche nell’intro infernale di questo “Vamachara”, album neanche a dirlo, ad opera di un’altra band greca, gli Acherontas. Certo siamo lontani anni luce dai tempi di quelle mistiche, quasi ritualistiche release assai peculiari della scena ellenica, tuttavia qualcosa è rimasto anche nel sound di questo quintetto ateniese che con questo “Vamachara” arriva al terzo album, dopo una serie interminabile di Split cd. Quello che balza all’occhio guardando la biografia è che l’act greco non è formato certo da degli sprovveduti, ma da gente che ha alle spalle anni e anni di militanza con altre formazioni e l’esperienza fin qui maturata, si esplica nelle note di questo lavoro. Occultismo, misticismo e spiritualità continuano ad essere i temi portanti delle liriche della band, mentre, per ciò che concerne la musica, ci si muove in territori palesemente black fin dalla prima vera traccia “Blood Current Illumination”: una sfuriata di sette minuti che sembra provenire direttamente dall’inferno, e suonata da Satana in persona, anche se negli ultimi tre minuti della song mi sembra di percepire qualcosa di nuovo (o meglio preso in prestito dai francesi Glorior Belli), ossia quella sorta di southern black and roll che ritornerà anche nelle successive songs. È forse questa la novità degli Acherontas targati 2011? Non so, quel che è certo è che anche “Abraxas” (che non può che ricordarmi Dylan Dog) viaggia sulle stesse coordinate stilistiche, questo black occulto, sporcato da sonorità più legate alla musica southern blues che al black. Non so se sia l’effetto di grandi quantitativi di whiskey assunti, ma la band greca, con questa nuova fatica, prende un po’ le distanze dalle precedenti release e si lancia verso nuovi stilistici. Ovvio, non ci sono stravolgimenti totali nel sound della band, la furia iconoclasta che da sempre contraddistingue la band, continua a rimanere, anzi, man mano che si avanza nell’ascolto del cd, sembra ritornare più forte che mai. Mi lascia alquanto perplessa la produzione del cd, che penalizza il suono della batteria che risulta assai ovattato, mentre le chitarre mantengono il loro riffing tagliente, di chiara derivazione scandinava, anche se attenzione perché il solo della title track sembra più di matrice heavy metal che di musica estrema, neppure ci fosse Adrian Smith alle sei corde. Sono disorientato dall’inizio (anzi dall’interezza) di “Ohm Krim Kali”, song che si rifà sicuramente alla tradizione ritualistica indiana: sembra quasi di fronte alla celebrazione di una morte sulle rive del fiume Gange (o forse siamo sulle sponde dell’Acheronte e non ce ne siamo ancora accorti). Si prosegue e la ferocia del combo greco torna a prevalere con una song mortifera, prima della lunga (11 minuti) e conclusiva “Drakonian Womb”, che ci conducono lentamente verso le viscere più profonde della terra, là dove le anime bruciano per i loro peccati, là dove siede il signore delle tenebre, là dove la colonna sonora non può essere che quella degli Acherontas… Mefistofelici!