AU SACRE DES NUITS - Anti Humain

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Kunsthauch Production, 2009)

Voto: 75

Glaciali, mortiferi, ipnotici, depressivi, neri come la pece, apocalittici come poche band sentite nell’ultimo periodo. Ne sono certo, questa è una delle nuove interessanti band provenienti dall’Est Europa, non posso sbagliarmi. E invece no, gli Au Sacre des Nuits vengono dall’inusuale Brasile (inusuale per questo genere intendiamoci), cosi come qualche tempo fa gli Helllight mi avevano sorpreso, anch’essi brasiliani, anch’essi sotto etichetta russa. E allora forse le label della vecchia repubblica sovietica ci vedono lontano e vanno a pescare oltre oceano e, che dire, quelle che abboccano sono interessantissime realtà provenienti dall’underground. La musica della band è frutto della mente malata di Necrophelinthron e i brani (sei e lunghissimi) contenuti in questo “Anti Humain”, non sono altro che gli incubi dell’unico componente dell’ensemble brasilero, che ci trascina con veemenza e angoscia, all’interno delle proprie paure, soffocandoci con ambientazioni oscure, harsh vocals, melodie soffuse, graffianti e seducenti riffs presi in prestito dalla tradizione norvegese (ancora una volta Burzum docet), passaggi doomish (ricordate i primi ossessionanti Void of Silence), vocals femminili e quant’altro. Insomma all’interno dei 50 minuti di questa release c’è davvero di tutto, anche se non credo sia del tutto accessibile a chiunque ascolti musica metal in genere. Ecco, vi suggerisco di avvicinarvi con estrema cautela a questo disco, non vorrei mai che la ferocia black di “Le Prisme De Apollon Captivé” possa seriamente danneggiarvi i vostri padiglioni auricolari o l’ambient della successiva “La Pulsion Dévore” rischi invece di annoiarvi. Con la terza traccia e la lunghissima “Sur Résilience”, la one man band sudamericana potrà avvicinarsi a chi ha ultimamente apprezzato i lavori all’insegna del shoegaze/post rock di Alcest o il black d’avanguardia dei Pensees Nocturne, il tutto però penalizzato da una registrazione non proprio all’altezza. Strafregandomene anche questa volta dell’assenza di una registrazione cristallina, mi lascio sedurre dalla brutalità dei suoni qui contenuti, che spesso finiscono per miscelarsi con dolcissimi tocchi di pianoforte o campionamenti vari. Sarà una mia impressione, ma chissà perché le mie orecchie finiscono per percepire anche echi dei primissimi Katatonia nelle linee di chitarra di questa inaspettata band che di sicuro non è cresciuta sulle spiagge assolate di Copacabana, ma che forse ha vissuto piuttosto la povertà tipica delle favelas della periferia delle grandi metropoli brasiliane, riportando poi tutti i propri demoni nei solchi di questo deviato lavoro. Che dire di più, il funeral dei Au Sacre des Nuits ha saputo conquistarmi e ridarmi ancora interesse per un genere che nell’ultimo periodo sta rischiando seriamente il sovraffollamento. Decadentisti!