CREPUSCULE - Neant

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(Self, 2011)

Voto: 70

I Crépuscule non sono altro che il side project del chitarrista dei Csejthe, Mr. Bardunor, che forse annoiato dal black minimalista della propria band madre, ha deciso di mettere in piedi questa one man band dedita ad un sound oscuro, ma al contempo atmosferico. “Neant” rappresenta quindi il suo debutto, ma si intuisce immediatamente che l’act canadese non è decisamente di primo pelo. Dopo una intro dal flavour tipicamente drone, si passa a ”Un Fruit Mourant pour les Corbeaux de l'Immortalité”, in cui è una ritmica nervosa, secca e ripetitiva a dominare, contraddistinta da soavi tocchi di sintetizzatore, che arricchiscono gli arrangiamenti con un feeling alquanto oscuro. Peccato solo che non facciano la comparsa le vocals, per rendere un po’ meno statica la proposta, ma un tuono a fine brano ne sancisce fragorosamente la fine. Il nostro eroe si rilancia con la successiva “Die”, in cui finalmente le grida di Bardunor esplodono in tutta la loro bestialità, mentre le chitarre tracciano lancinanti linee melodiche che si interrompono solo per brevi breaks atmosferici, e la batteria corre forsennata per tutta la traccia. Un’apertura affidata a chitarra acustica e drumming ci introduce a “Brumes” e come potete immaginare già dal titolo, quello in cui ci si imbatte sono suoni che potrebbero essere riassunti in un quadro dalle tinte aranciate, magari un bosco di aceri nel bel mezzo dell’autunno canadese, con il vento a spazzare le nuvole minacciose, cariche di pioggia che sovrastano il cielo. Sebbene il sound possa dipanarsi tra suoni drammatici e depressivi (complice delle vocals al vetriolo e delle ritmiche infuocate), riesco comunque a vedervi delle immagini positive, una sorta di quiete dopo la tempesta. Cosa che non accade invece nella successiva “Mort” (forse un richiamo fortuito ai francesi Blut Aus Nord, a cui i Crépuscule vorrebbero tendere?), dove invece è una coercitiva atmosfera carica di morte ad imperare in un controverso sali e scendi emotivo, legato essenzialmente alla struttura del brano, con le chitarre che si rincorrono attraverso ritmiche serrate, ancora una volta nevrotiche (ma ancora un po’ banalotte) e lo screaming al limite dell’infernale. La conclusiva “Les Yeux Pleins de Boue” è un reprise dal “Demo 2009” ed in effetti si mostra come la song più acerba del lotto, complice se volete, anche una registrazione non propriamente all’altezza ed un utilizzo delle vocals (non proprio il vero punto di forza della band del Quebec) un po’ troppo accentuato. “Neant” alla fine si rivela come un discreto lavoro, costituito da ambientazioni a cavallo tra il drammatico e il sognante, intrise di una cupa malinconia, ma anche di quel folklore tipico nord americano, insomma una sorta di mix tra Burzum, Agalloch e i deliranti Blut Aus Nord. Non male direi, ma ci sono ancora ampi margini di miglioramento!