DARKMOON - Wounds

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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(STF Records, 2011)

Voto: 80

L’attacco arrembante di “The Sword”, segna l’inizio di “Wounds”, terzo Lp di questa longeva band svizzera, la cui forma embrionale risale addirittura al 1995; potrete ben capire pertanto, che non si tratta degli ultimi arrivati che si sono accodati al carrozzone metal. E la proposta del quintetto di Basilea dimostra che i nostri non sono certo degli sprovveduti: death metal melodico (talvolta sospinto verso lidi black) dalle chiare influenze scandinave. Coinvolgenti. Incisivi. Prepotenti. Tre aggettivi che decretano la natura dei Darkmoon, che con il loro sound dirompente, hanno saputo conquistarmi e indurmi a contattarli. Gli ammiccanti chorus in stile metalcore americano, le orecchiabili melodie e il denso contenuto di groove, mischiato alle vorticose schitarrate, hanno avuto presa immediatamente sui miei timpani. E cosi, eccomi investito dalla travolgente e massiccia dose di death metal made in Switzerland. Che gli svizzeri non fossero solo orologi e cioccolato, lo avevamo già intuito con Samael o Celtic Frost, con Eluveitie e Darkmoon ne abbiamo un’ulteriore conferma. Nove agguerrite song in grado di coniugare robuste linee di chitarra con eccellenti trovate: “Conquistadors” si fa ricordare ad esempio per un inquietante break dalle tinte mediorientali; “Black Shell” per la sua cupa parte centrale, “Rise Up” e “Seki State” per i loro attacchi “in your face”, secchi, diretti, dritti al volto come il più classico uno - due pugilistico o il dritto e rovescio dei tennisti. L’idea del combo di Hölstein è davvero vincente, pur non proponendo nulla di nuovo; ma si sa che di Cassius Clay o di Björn Borg, non ce ne sono stati poi molti nella storia, ma che tuttavia ci sono stati altri validi protagonisti che si sono fatti notare per la loro bravura. Ebbene, i Darkmoon potrebbero essere tra questi, non dei precursori del genere, ma dei buoni esecutori, che hanno saputo prendere spunto dagli originali, per imbastire la propria proposta, che fa del death metal melodico, e anche un po’ (black) epico (splendida “Dead Cold World” a tal proposito), ricco di elementi atmosferici, suonato da musicisti dotati di ottima tecnica, il proprio punto di forza. Speriamo di non dover attendere ora, altri quattro anni per saggiare lo stato di forma dei nostri, che per il momento si conferma assai buono. Cavalchiamo l’onda ragazzi!