Grand Alchemist - Disgusting Hedonism

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: franz

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Grand-Alchemist-Disgusting-Hedonism(Lydfella, 2012)

Voto: 85

#PER CHI AMA: Musica Estrema Sinfonica

 

I norvegesi Grand Alchemist si presentarono, con “Intervening Coma-Celebration”, come una fra le più promettenti band in territorio black sinfonico. Era il 2002, da allora in poi il silenzio, tanto da aver più volte creduto che la band avesse mollato gli ormeggi e si fosse sciolta. Poi nel 2012, l’annuncio di un nuovo album, dopo ben una decennio; ma che diavolo hanno combinato in tutti questi anni, spero proprio che non abbiano meditato cosi a lungo per la composizione di “Disgusting Hedonism”. Quel che conta però, è che io abbia finalmente il loro nuovo album nelle mie mani, e se poi mi è stato inviato direttamente dalla band, tanto meglio, fa ancora più figo. Quando “Crème de la Crème Collapse” attacca, con l’urlo del buon vecchio Sigurd, e le tastiere di Ole Christian Teigen tornano a ricamare raffinate perle sinfoniche, io non posso che godere come un riccio. Ragazzi, i Grand Alchemist sono ritornati, i dieci anni totalmente azzerati, e per quanto mi riguarda, questa nuova release prosegue parimenti, il discorso là dove si era semplicemente assopito, con il primo capitolo. Il black (?) sinfonico dell’act scandinavo, si fonde alla perfezione con partiture rock progressive e orchestrazioni da colonna sonora, confermando che la band è totalmente al passo con i tempi. Imbrigliato dalle magistrali fughe chitarristiche dei nostri, i sontuosi tocchi di pianoforte e i pomposi arrangiamenti, nonché dal dualismo vocale growl/clean dell’onnipresente Sigurd, anche alla chitarra e ai synth, mi abbandono anche alla successiva “Deserted Apocalyptic Cities” che conferma di non disdegnare le nuove tendenze progressive anche in ambito estremo. La title track suona assai epica e stranamente punteggiata da suoni quasi orientaleggianti, anche se poi, il sound (a volte fin troppo) articolato della band, finisce per farci perdere il filo della ragione e anche un pizzico di dinamicità all’intero prodotto. Ma si sa che tutto il mal non vien per nuocere, in quanto proprio quella complessità a livello della matrice musicale dei nostri, contribuirà ad incrementare invece la longevità di un disco, che rischierebbe probabilmente di aver vita breve. Cibernetica, suoni carichi di groove, death e black (?) bombastico, tornano a confondermi nella poliedrica “Strongly Addicted to a Stimulating Despair”, mentre “Alcohol and Gambling” apre come se fosse un pezzo dei Pink Floyd, suonato in piazza a Damasco, mantenendo comunque un format squisitamente sinfonico, vero trademark del five-pieces nordico, che trova il suo apice nella malinconica “Synthetic Physical Intercourse”, nella nervosa e progressiva “Touching the Cause of my Muse” e in “A Brilliant Dissonance”, altra arabeggiante perla di un metal estremo, che oramai non ha più motivo di essere etichettato come black. “Disgusting Hedonism” rappresenta l’ultima frontiera di musica estrema, non tanto estrema alla fine, ma aperta ad ogni tipo di soluzione stilistica tale da lasciarmi a bocca aperta. Ottimo ritorno, ma ragazzi, non facciamo scherzi adesso; intenzione di aspettare altri dieci anni, io non ne ho proprio. Forza Sigurd, datti da fare per scolpire nella roccia un altro splendido capitolo della discografia targata Grand Alchemist!

http://www.grandalchemist.com/