+1476+ - Wildwood / The Nightside EP

Postato in Il Pozzo dei Dannati

Scritto da: maudrup

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1476 wildwood(Seraphim House, 2012)

Voto "Wildwood": 75

Voto "The Nightside EP": 85

#PER CHI AMA: Dark, Gothic, Folk

 

Della serie “l’abito non fa il monaco”; nonostante la grafica delle copertine di questi due bei digipack faccia pensare di avere a che fare con una band di black metal norvegese o al limite neo-folk apocalittico, una volta inseriti i cd nel lettore, la sorpresa è notevole: la musica di questo duo del New England è un rock di stampo post punk piuttosto classico, dai toni vagamente dark e gotici, ma sempre molto suggestivo. La cosa che colpisce fin da subito, e caratterizza fortemente il suono del gruppo, è la bellissima voce di Robb Kavjian: calda, profonda, carismatica e ricca di colori. “Wildwood”, uscito sul finire del 2012, è una sorta di concept che analizza la natura umana in tutti le sue sfaccettature, focalizzandosi sulla tendenza dell’uomo moderno a reprimere i proprio istinti. I testi, a partire dal titolo, sottolineano spesso un legame con la natura incontaminata, legame sottolineato da un suono complesso e stratificato, ma sempre molto fisico e “tangibile”, fatto di strumenti acustici, tastiere atmosferiche e percussioni tribali che convivono bene con chitarre distorte e cavalcate di stampo quasi metal. La voce di Kavijan ci accompagna senza cedimenti lungo dieci pezzi molto vari ma sempre evocativi, caratterizzati da inesorabili crescendo (l’iniziale “Black Cross/Death Rune”) e linee melodiche spesso irresistibili, come nella splendida “Good Morning Blackbird” o la lunga e trascinante “The Golden Alchemy”. Proprio i momenti più propriamente metal sono quelli meno convincenti, apparendo leggermente fuori fuoco nell’economia di un lavoro che si mantiene comunque su livelli sempre molto alti.
 
 
1476 nightside#PER CHI AMA: Dark, Gothic, Folk acustico
 
“The Nightside” è un EP di soli quattro brani, dai toni raccolti, scritti e registrati durante le session per l’album, che gli autori hanno voluto raccogliere a parte. E questa scelta si rivela assolutamente azzeccata, dato che questi altri venti minuti sono ancora più evocativi, nel loro dipanarsi tra le percussioni solenni della bellissima “Mutable: Cardinal” (che mi ha fatto tornare alla mente certe cose dei Grant Lee Buffalo), l’incedere desertico di “Know Thyself, Dandy” (vicina ai leggendari Gun Club di Mother of Earth) o una versione acustica e ancora più bella di “Good Morning Blackbird”, raggiungendo quella compiutezza e quel senso di omogeneità che un po’ manca all’album. Una bellissima sorpresa, questi 1476, decisamente originali nel loro modo di intendere la musica, di produrla, registrarla e diffonderla in maniera assolutamente autarchica, con uguale cura per la forma e il contenuto.