Arcturon - An Old Storm Brewing

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Autore: Filippo “Pippo” Zanotti

 

Arcturon An Old Storm Brewing(Autoprodotto, 2013)

Voto: 75

#PER CHI AMA: Swedish Death, Dark Tranquillity

 

Ci presentano il loro secondo album i quattro giovani svizzeri degli Arcturon, lavoro immerso totalmente in quel melodic death di scuola svedese che ha fatto la fortuna di molti. L’album, in formato digipak cartonato, è composto da 11 tracce, per una durata complessiva contenuta in meno di 40 minuti. Va detto che chi scrive non è propriamente un esperto del genere, ma certi riferimenti a Dark Tranquillity ed In Flames sono di facile riconoscimento, il che non è necessariamente un male, considerando questi signori tra i padri del genere proposto. Probabilmente negli anni il filone cui attinge il gruppo, è andato via via esaurendosi, con la progressiva comparsa e moltiplicazione di numerosi ensemble musicali dediti a tali sonorità, col risultato che tantissimo è stato detto dal punto di vista musicale. Questa realtà però è riscontrabile pure in altri generi e sottogeneri, quindi probabilmente le nostre aspettative dovrebbe essere riposte in larga misura su quanto di quello che già esiste venga preso a piene mani da una band e stravolto, girato e rigirato, per tirarne fuori qualche cosa che risulti segnato dal un proprio “marchio di fabbrica”, da personalità e freschezza, che renda la proposta unica e riconoscibile. In questo i nostri danno prova di avere tutta la perizia tecnica per riuscire nello scopo, oltreché una buona dose di cattiveria e voglia di spaccare tutto, seppur senza accanirsi sulle corde e sulle pelli a casaccio, riuscendo pertanto nell’impresa di confezionare un lavoro che si fa ascoltare volentieri e che cresce ascolto dopo ascolto, in particolare per il growling di Aljosha Gasser, che in un primo momento non mi aveva particolarmente convinto. Nulla è lasciato al caso e, cosa molto importante per il sottoscritto, non vi sono punti stanchi o, peggio, morti. Validissima la sezione ritmica, batteria quadrata e basso martellante a dovere, mentre a tutto il resto pensa un’ottima chitarra, coadiuvata da inserzioni di tastiera per stemperare qua e là i toni in perfetto stile melodic. La registrazione (affidata a Jonas Kjellgren – Scar Symmetry) e la produzione sono pregevoli, voci e strumenti perfettamente riconoscibili e bilanciati. I pezzi si equivalgono in buona parte come carattere, ognuno con le sue peculiarità ed il desiderio di skippare non si avverte, il che rappresenta da sé un successo. Ad ogni modo, degne di nota vi sono la coppia iniziale composta dalla titletrack e da “The Deafening”, ottime per accendere la miccia, e la conclusiva e validissima “This is the Plan”, da cui è stato tratto anche un video. Insomma, se il primo capitolo aveva convinto, col secondo album la band riconferma e migliora quanto di buono si era prodigata ad offrirci. Unico consiglio quindi rimane il costante impegno a reinventare e rinnovare quanto già esiste in un panorama che da molti è stato definito saturo, ma non per questo incapace di riservarci gradite sosprese future.