0 X í S T - Nil

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Autore: Filippo “Pippo” Zanotti

 

0XiST Nil(Autoprodotto, 2012)

Voto: 65

#PER CHI AMA: Death Doom, Dark Metal, Celtic Frost, Bethlehem, Triptykon

 

Finlandesi al debutto, ormai lo scorso anno, gli 0 X í S T , da pronunciarsi “zero exist”. Forti di un EP del 2010 ('Unveiling the Shadow World'), i quattro ragazzi dalla terra dei laghi confezionano un album dove i riferimenti sono molto comodi, tanto che ci pensa la band stessa ad indicarci nomi blasonati come Celtic Frost e Triptykon su tutti, ma al sottoscritto è risuonato per il neurocranio anche qualche eco di certi Katatonia più lugubri. Si parla di dark metal e forse, per una volta, siamo d’accordo sulla definizione, in quanto questa spesso sembra un po’ semplicistica: un calderone dove buttare mescolanze di vario genere tra “roba pesante” di stampo death/doom e melodia funerea. Insomma, fin qui tanto di grandi aspettative, eppure... già, eppure rimane qualcosa in sospeso. Ho ascoltato più volte questo disco, con vero impegno, ma senza troppo successo. Il risultato è che, come già detto, sembra mancare di qualcosa. Beninteso, i ragazzi non sono dei buzzurri e in quattro strumenti tirano fuori un mood che gratta bene su ogni singola vibrazione emessa del vostro stereo; ciononostante mi rimane il seguente dubbio: non riesco a capire se si tratti di vero talento oppure “solo” (e si fa per dire) di grandi lezioni ben memorizzate ed un minimo rimaneggiate. In sette pezzi, gli unici che hanno catturato e colpito la mia attenzione sono la opening track “Old World Vanished” e la doppietta conclusiva “Of Wood, Stone and Bone” &“Shrivel”: la prima sostenuta da un riff portante meraviglioso nella sua semplicità, le seguenti molto più ipnotiche, dove Shrivel in apertura sembra un carillon tendente all’incubo. Il resto dei brani si muove tra chitarre ribassate e mid-tempo sicuramente d’impatto (impossibile non tenere il ritmo), ma mancanti (sottolineo, A MIO PARERE!) di quella scintilla ultima, che faccia decollare le note e rendere quest’album micidiale. In realtà credo che, per una volta, il problema non sia dei ragazzi ma piuttosto mio, per non essere riuscito a trovare la vera chiave di volta di tutto il lavoro. Quindi mea culpa e l’invito ad ascoltare questo disco, con l’augurio di sviscerarlo e farlo vostro con più successo. Per quanto mi riguarda, aspetterò un futuro lavoro per rimettermi alla prova...