Alessandro Fiori - Plancton (2016)

Postato in Let It Bleed

Scritto da: Alberto Calorosi

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Alessandro Fiori PlanctonLabel: Woodworm

Issued: 2016

 

 

 

 

 

 

 

 

I panorami elettronici epic-noise di ispirazione iniziosettanta (i primi Battiato e J-M-Jarre) individuabili nella title-track si espandono e al contempo decostruiscono, nel prosieguo, nei modi di una popolazione di batteri. Pensate alle suggestioni vagamente industriali di Galluzzo, Ho paura e soprattutto della conclusiva, cosmodromica Sereno. O alla filastrocca circense con tanto di organetto di Piazzale Michelangelo che converge progressivamente verso un nichilismo cosmico, o ancora alla psichedelia iper/rarefatta di Ivo e Maria, orchestrata attorno a una Bontempi giocattolo, o qualcosa del genere. O ai desolati panorami elettrostatici di Margine collocabili, sì, dalle parti dei Radiohead anni zerozero. Nei testi, ritroverete quella specie di ultrarealismo arricchito di Iosonouncane nel cadavere parlante di Ho paura, oppure il quotidianismo svaccato di Bugo (in Mangia!) o interiore (in Ivo e Maria). O ancora il cantautorato da lavori (interiori) in corso alla Baustelle (Piazzale Michelangelo). Ascoltate questo disco stravaccati sul divano mentre cercate invano di scacciare quelle gigantesche piovre volanti che non la smettono di assillarvi.

 

Sì però avrei fretta: Plancton / Sereno

 

 

Tre chiacchiere e un in bocca al lupo

Q1: Quali sono le tue paure? Quelle da vivo, intendo.

A1: Da piccolo avevo paura dei ladri e di morire fulminato dallo scaldabagno elettrico mentre facevo il bagno. Adesso ho il terrore dello Stato italiano.

Q2: Posso chiederti cos'è accaduto in Piazzale Michelangelo e quando? Dico sul serio: in rete ma non ho trovato nulla.

A2: Ma niente, una domenica di marzo ero al Piazzale ad aspettare Gionni, avevamo un appuntamento. nonostante fosse un tardo pomeriggio molto ventoso e minacciasse pioggia, i turisti andavano e venivano con l'industria del grande formicaio. In particolar modo mi colpirono dei turisti giapponesi che uscivano dal pullman ilari e veloci come se nel pullman vi fossero costretti. Tra loro c'erano due novelli sposi vestiti di bianco: essi furono posizionati dai fotografi in maniera tale che nelle foto alle loro spalle fosse stato bene in vista tutto il patrimonio architettonico del centro storico di Firenze ormai reso minaccioso dall'incombere plumbeo del cielo. Poi si sa quello che accadde, quel discorso del 737 conficcato in piazza Signoria. E nonostante tutto l'iter turistico rimaneva immutato. Solo io e un acquarellista ci guardammo scioccati con il sangue ghiacciato nelle vene.

Q3: Se questo è il tuo Kid A hai già in mente come sarà il tuo Amnesiac? Vuoi dircelo?

A3: Amnesiac forse nasce dalla stessa pasta di Kid A. io da "Plancton" non ho "avanzi" tali da trarne un album; però la mia vena elettronica non è sazia e quindi credo che prima o poi potrei - per esempio - ottimizzare, completare e far uscire "Autofocus", fermo nel cassetto dal 2011. A proposito: la Bontempi di "Ivo e Maria" è in realtà un harmonium Farfisa del '61!! :)