Sting & Shaggy - 44/876 (2018)

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Scritto da: Alberto Calorosi

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Sting Shaggy 44 876Label: A&M records

Issued: 2018

 

 

 

 

 

 

Una corpulenta accozzaglia di stingherie hundredproof (il sofistipop notturno di 22nd street, una laterale tra 57th & 9th che non troverete su Google maps, ma anche Dreaming in the U.S.A., una specie All this time persino più bruttina, se riuscite a immaginarvela), semi-stingherie (il lounge-funk di Waiting for the break of day, collocabile da qualche parte sul lato B di Sacred love, o il lounge-pop di Sad trombone), Shaggynate centopercento (il raggatonz rappettato 44/786 in apertura - i due numeri sono i codici internazionali telefonici di Regno Unito e Giamaica - o Night shift in chiusura) o quasi-shaggynate (le reggaerie pop balneari come Morning is coming intinte di clarinetto, o le popperie reggae da racchettoni di Gotta get back my baby, o ancora il regghepòp polleggio/acustico del singolo Don't make me wait, di To love and be loved o della convincente Just one lifetime, giusto per citarne qualcuna di troppo). Tra i rari momenti di veglia apparente in questa pandemia di sbadigli si segnalano lo Shaggy eretto di Crooked tree e lo Sting inculatore di angioletti di Love changes everything, reminescente dei bei tempi deutschegrammofonici di Songs from the labyrinth. Il fatto che le bonus siamo ampiamente migliori dell'album la dice lunga sulla qualità. Ma per quanto molto brutto, il disco non è più brutto di 57th & 9th. La copertina, invece, sì.

 

Sì però avrei fretta: 16 fathoms / Just one lifetime