Franco Battiato - Orizzonti perduti (1983)

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Scritto da: Alberto Calorosi

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Franco Battiato Orizzonti perdutiLabel: EMI

Issued: 1983

 

 

 

 

 

 

Esclusivamente interiori gli orizzonti perduti di questa specie di concept sulla regressione. Sociale (non v'è dubbio che la spersonalizzazione costituisca la causa principale del Tramonto occidentale) ma soprattutto personale. A dispetto del nitore delle immagini raccontate, infatti, le Zone depresse sono innanzitutto luoghi interiori: nei paraggi, le nevrosi quotidiane affrontate con laconico umorismo in Un'altra vita, l'alienazione tinteggiata in Gente in progresso, persino i rimpianti amorosi (tema insolitamente caro a F-B, da Il mito dell'amore, 1988, fino a Le nostre anime, 2015). Il suono abbandona quasi completamente la cupa assertività wave in favore di un tecnopop (La stagione dell'amore) a tratti eccessivamente sanremese. Piano coi pomodori. Confrontate prima il synthpo sci/fi de(lla comunque bellissima) Tramonto occidentale con Romantici (Viola Valentino, Sanremo 1982, finalista), o la ballonzolante Campane tibetane con Felicità (Al Bano e Romina, sempre Sanremo 1982, seconda classificata). Va un po' meglio, ma solo un po', nei momenti più melodici (Zone depresse, Un'altra vita). Ai coretti madrigali introdotti ne L'arca di Noè (Scalo a Grado, New frontiers ma soprattutto L'esodo. Eh, cosa? Sul ponte sventola bandiera cosa?), fa seguito (in Mal d'Africa) quel modo di cantare finendo il verso ("zanzaAAAare", "cuciIIIina) sull'ottava superiore, che si sentirà sempre più (= troppo) spesso nel prosieguo. A differenza (per fortuna) del ridicolo vibrato, gradevole come una sega sul cristallo, esibito in Campane tibetane (ma anche, per esempio, in Personal computer e più avanti in Shock in my town).

 

Sì però avrei fretta: Tramonto occidentale / Un'altra vita