Zeitmaschine - Zeitgeist

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Scritto da: MAT2020

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Autore (recensione): Claudio Milano

 

Zeitmaschine ZeitgeistBand: Zeitmaschine
Titolo: Zeitgeist
Anno: 2019
Label: Darkitalia
 
Tracce:
A Poison Tree
Don't Stop
A new Creation
The Cure
 
Formazione:
Luca Milano – voci, synth, drum machine
Alberto Miccoli – cori
Mimmo Frioli – suoni, produzione
 
 
Voto: 7.5
 
 
 
E' questo il terzo EP pubblicato da Luca Milano aka Henry Bowers, dopo “Lune di Collera” (2012) e “La Finestra sulle Differenze” (2013) dei suoi Nero Moderno, a cui aveva fatto seguito l'album “Diapositiva” (2017), a portare la band dell'entroterra tarantino in giro per l'Europa, col supporto di Darkitalia.
Il verbo post-punk non è affatto abbandonato con questo nuovo progetto, Zeitmaschine, anzi! Laddove prima però il carattere romantico-decadente era stato primo traino con una dichiarata e genuina evocatività, la musica di Luca è andata via via asciugandosi nella forma, che aveva raggiunto su “Diapositiva” strutture dall'ordito ben estraneo al linguaggio puramente gotico, trovando nell'elettronica punto di approdo perfetto.
Un'elettronica febbricitante, che fa diretto ricorso alle dinamiche EBM (riferimento dichiarato i Front 242), ma anche alla techno dei Prodigy, per fare un'esempio, a tribalismi figli dei Virgin Prunes e dei loro diretti discendenti (The Soft Moon), allo shoegaze a viaggiare come un treno in corsa degli A Place to Bury Strangers, l'industrial dei Public Image Limited e suggestioni metal.
Tanti dunque e strutturati i riferimenti, viva la percezione dell'urlo, di una rabbia non più trasfigurata in lirismo, ma diretta, frontale, senza sconto alcuno.
La produzione certo aiuta, il lavoro fatto da Mimmo Frioli presso il Karma Room Studio di Fragagnano (Ta), livido ma vitale borgo di provenienza dell'autore, è impeccabile.
Non c'è neanche una virgola fuori posto.
La lingua scelta per il canto è l'inglese.
Tutto è perfetto, nell'esecuzione, tutto da Luca muove, ma ciò che più conta nel “suono”, inteso come sostanza sonica.
La drum machine è geometria pura, nervosa, un battito pulsante e affamato; i synth, minimali nel cesellare il magma musicale con tante piccole lumeggiature; la voce di Luca abbandona ogni formalismo passato e diviene sanguigna, gutturale a tratti, al punto da suonare dolorante e dolorosa, per quanto mai scoperta, sempre imbevuta in tonnellate di effetti e filtri.
Anche l'artwork è pura eccellenza, dall'immagine di copertina, al bellissimo logo, sorta di evoluzione futuribile del fulmine bowiano da Aladdin Sane.
 
Le tracce:
 
A Poison Tree, innesta la voce/proclama su tastiere roboanti e ritmiche sferraglianti. Pian piano la materia trova riff di tastiera assai convincenti, capaci di diventare avvolgenti, appresso alla voce di Luca, che arriva come minaccia, in tante declinazioni. Controtempi organizzano la corsa di questo treno impazzito ricca di contrazioni e spasmi.
 
Don't Stop trova subito tribalismi ritmico-tastieristici, accompagnati a campionamenti e arpeggiatori a disegnare “autostrade” di krafterwekiana memoria, ma il canto porta direttamente all'anno 2019. Siderali i suoni di tastiera disegnano folate nord-europee, poi associate a ribattuti decisamente “metal”, nella declinazione a la Wagner. Un episodio che rimane subito in mente, assai efficace.
 
Il minaccioso incedere di A new Creation, è la migliore intuizione del lotto, sempre sospeso tra campionamenti pari a “strappi” della superficie musicale, percussioni martellanti, tastiere ora mantriche, altrove puntillistiche. La voce qui si fa davvero urlo dannato.
 
The Cure ritorna all'evocazione del metal nordico ed è anche il brano che più si presta al dancefloor, per quanto la melodia del canto, qui più dispiegato, sia a mio avviso la meno a fuoco.
 
Ecco, se un EP può essere un piccolo miracolo, “Zeiltgeist” lo è di certo.
Il messaggio era e resta, “don't stop the fight!”.


Un plauso sincero.