Valerio Billeri e Le Ombrelettriche - La trasfigurazione di Delta Blind Billy (con un racconto di Vittorio Giacopini)

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Scritto da: Athos_Enrile

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valerio billeri billyAutoprodotto, 2020

 

 

 

Conosco da molto tempo Valerio Billeri, seppur virtualmente, ma ho commentato alcuni dei suoi progetti e apprezzo la sua capacità di variare - e quindi di stupire -, alla ricerca di nuovi stimoli… alla ricerca di sé stesso, azione a mio giudizio facilitata dallo status di artista, e dalla conseguente capacità di introspezione.

Chi avesse iniziato a seguire Billeri da poco tempo, troverà un apparente gap tra il progetto del 2019 - “Er tempo bbono” - e la nuova uscita, “La trasfigurazione di Delta Blind Billy”, ma in realtà è solo l’involucro che cambia, perchè risulta palpabile in entrambi i casi la ricerca delle radici, della propria storia, dei propri convincimenti.
 
In uno dei tanti passaggi interessanti dell’intervista a seguire Valerio evidenzia come la “sua America”, mai toccata personalmente, sia forzatamente romantica e non autentica, e di come il racconto della condizione dei neri americani degli anni ’30 abbia preso spunto da ciò che invece è stato vissuto in prima persona nel nostro paese, e quindi l’aggancio alla drammatica attualità italiana, in alcune parti della nostra penisola, diventa automatico.
 
Il focus del nuovo lavoro risulterà sorprendente e spingerà alla ricerca di notizie - probabilmente infruttuosa - su Delta Blind Billy, un fantasma, un uomo di blues attorno al quale sono nate numerose leggende che non trovano conferme certe. Pare abbia scritto soltanto tre canzoni, che risultano negli archivi della “Library of Congress”, ma per il resto è buio, e il suo personaggio è circondato da un’aura oscura: malvivente, cieco e chitarrista!
 
Da qui parte una ricerca che non poteva essere esclusivamente musicale, per cui Billeri chiede aiuto al “nobile” Vittorio Giacopini, scrittore, disegnatore, giornalista e conduttore radio RAI, e con lui realizza “…un libro visivo con il disco dentro”.
 
La storia e le illustrazioni di Giacopini, volendo, si reggono da sole ma, diventando parte di un lavoro concettuale ad ampio respiro, contribuiscono a realizzare un contesto che, mi auguro, troverà spazio in qualche rappresentazione live futura, sarebbe un peccato il contrario.
La forza delle immagini, unite alla parola, dovrebbe colpire all’impatto, e in questo caso realizzare una dicotomia tra messaggi e parti sonore diventa improbabile e inutile, ma volendo scegliere un simbolo, un punto attorno al quale fare girare anime e storie, utilizzerei l’“acqua”, quella del Mississippi o di ogni altro fiume dei nostri luoghi, elemento che presenta una idealizzata capacità purificatrice, liquido che può contenere forti impurità e dentro al quale si può perdere la vita: sentimenti, situazioni e simboli divergenti.
 
Intorno ad acque torbide, sulle rive di un fiume spesso difficile da vivere, Billeri e Giacopini fanno camminare Delta Blind Billy, anzi, attraverso la loro opera realizzano la sua trasfigurazione nel fiume stesso…
 
“Come uno sparo la notte è arrivata signore, ero perduto a vagare sulla riva del fiume, lontane voci portate a spasso dal vento e nessuno canta il blues come billy il cieco a questo mondo; le donne fanno l'amore tra le acque fangose, il plotone è accampato tra la nebbia e i fasci di luce. Non dovreste essere qua soldati siete morti da tempo ma nessuno sa più come gira ormai questo vecchio mondo, lasciati andare ragazzo nella corrente,
lascia che il sole risorga e ti scaldi la fronte, ho un vago ricordo di terra e ossa tra il sale e nessuno canta il blues dove non si può cantare, lasciati andare... lasciati andare... lasciati andare…”
 

 

La parte musicale, prevede undici episodi, e anche in questo caso c’è spazio per una certa varietà di proposta.
 
Dopo la dolce e misurata intro di “La trasfigurazione di John Fahey” si entra subito nel vivo con “Pesce gatto”, un deciso brano di rock accattivante che prepara la conoscenza con DBB: “Dio mi ha dato il buio, insieme a buone gambe, un cane una chitarra e una pistola… donna di città mi fai morire, sono un pescegatto, nero come il fiume, mentre nuoto tra le tue lenzuola…”.
 
Con “Primo treno” arriva il primo giro di blues, a cui Billeri aggiunge una ritmica spinta, e la natura del “malvivente” si dipana tra le fotografie di un mondo fatto di espedienti:
“… presto oggi vado alla stazione, prenderò il primo treno, lontana destinazione… ho nascosto dei soldi in una buca in riva al fiume, passerò il confine insieme al mio vecchio cane…”
 
“L'uccisione di Arthur McBride” è una ballad di stampo folk, tra Donovan e Dylan, e permette la prosecuzione di un viaggio lastricato di insidie.
 
“Juke Joint” trasporta fisicamente oltreoceano, e oltre alle basi del blues mette in gioco le skills delle Ombrelettriche: non solo slide guitar, ma potenza rock al servizio di un mondo fumoso, fatto di saloon, donne e alcol a gogò.
 
Classico blues quello che contraddistingue “Sugaree”, storia d’amore e peripezie da film western, brano gradevole e di facile presa.
 
Altra ballad è “Vado giù”, atmosfera da “campi di cotone” anni ’30, un pezzo minimalista - voce e chitarra - che rappresenta il momento della riflessione: “… vado giù verso il fiume, rotolando come un tronco, i miei amici, i miei occhi, dove sono andati tutti”.
 
“Scava nel fango” è un episodio di presa immediata, caratterizzato a tratti da un duetto tra voce e chitarra solista; riemerge l'immagine della melma del fiume, un fango che intrappola e trascina verso il fondo segreti che, con un po' di sforzo, possono riemergere, basta scavare con forza e volontà.
 
 
“Occhio buio” è l’autoritratto del “bandito, la sua storia, il suo percorso e il prodotto di azioni discutibili. Brano gradevole e molto vicino alla forma canzone in ambito rock.
 
“Alcofrisbias” è una proposta molto classica e intimistica, un gioco tra vocalità e pianoforte, un testo criptico e sonorità tendenti al jazz.
 
A seguire la title track, “La trasfigurazione di blind delta billy”, altra picture soffusa: attraverso il dialogo voce/piano/chitarra ci si avvicina all’epilogo: “… lasciati andare ragazzo nella corrente, lascia che il sole risorga e ti scaldi la fronte, ho un vago ricordo di terra e ossa, e nessuno canta il blues dove non si può cantare, lasciati andare...”.
 
“E se fosse il diluvio”, rappresenta l’epilogo del viaggio, e lascia il dubbio, la curiosità: “… e se fosse il diluvio a lavare ogni cosa, e se fosse il fiume l’unica strada, stare giù tra i pesci mentre l’acqua sale e travolge ogni cosa, i ponti e le case…”.
 
 
Il blues è sinonimo di sofferenza, è il grido di dolore trasformato in musica, il mezzo che, ancor oggi, viene spesso utilizzato per denunciare il disagio.
La storia oscura di Delta Blind Billy è la perfetta rappresentazione di un mondo antico che diventa la proiezione di situazioni contemporanee, e quasi stupisce che il passare del tempo influisca davvero poco sul risultato delle azioni umane.
Forse DBB non sarà mai esistito… o forse non era cieco… magari non era un fuorilegge ma, probabilmente, è stato un grande chitarrista, ed è probabile che da domani qualcuno si metterà alla ricerca del “chitarristaciecofuorilegge”.
 
Progetto di alto livello quello di Valerio Billeri e Vittorio Giacopini, un mix di elementi artistici che producono, tra l’altro, qualcosa di unico e dal sapore quasi didattico.
Superlativa la band che accompagna Billeri, le Ombrelettriche.
 
 
Ho scambiato qualche parola con Valerio…
 
Ti ho lasciato neanche un anno fa con “Er tempo bbono”, album molto legato alla tua terra nativa, e ora ritorni nuovamente in pista con Le Ombrelettriche, per raccontare un mondo molto lontano - per tempo e spazio - a base di blues, tuo precipuo amore: qual è il tuo vero volto, o meglio, in quale conformazione ti trovi più a tuo agio?
 
Ho molte facce, per natura sto molto bene da solo perché posso fare come voglio ed essere me stesso in tutte le mie espressioni artistiche e non; ma per crescere non posso fare a meno degli altri, sia come artista che come uomo, e le Ombrelettriche significano molto per me, sono musicisti preparati tecnicamente e grandi amici che sanno come instradarmi; delle volte sono un fiume in piena che agisce per istinto, e loro sono la mia diga, detto questo mi considero un cantautore folk/blues che a volte viene colpito da scariche improvvise di elettricità espressiva.
 
 
Esiste qualcosa che lega i due progetti?
 
La linea temporale dei personaggi: il Belli muore negli anni ‘60 dell'Ottocento, questo disco si muove in un territorio che va dagli anni ‘30 agli anni ‘40 del 900, e ogni tanto appaiono fantasmi della guerra civile americana che fanno da ponte tra le due ere.
Sono un appassionato di storia e di letteratura, credo sia un’ossessione!
 
Proponi questa volta un concept album su un artista fuorilegge, Delta Blind Billy, attorno al quale è nata la leggenda: come sei arrivato a lui e come si sviluppa la storia?
 
Sì, è vero, ci sono pochissime registrazioni (https://youtu.be/pgO1GdABeIA), non si trova quasi nulla, e avevo voglia di fare un disco che sembrasse un film, con un personaggio semisconosciuto, raccontare la sua parte mancante, così ho cercato in ogni cosa che trattasse il blues: dai libri ai documentari, dai siti delle università americane alle registrazioni di Lomax, sino alla Biblioteca del Congresso, e ho trovato un Delta Blind Billy cieco e fuorilegge. Qualcuno addirittura dice che dice sia l'autore di "Man on Constant Sorrow" (canzone tradizionale folk americana), altri lo nominano di sfuggita… non si conosce la data di morte, anzi, esiste una tomba di un Blind Billy, anche lui musicista, ma è di cento anni prima; cieco, come racconta qualcuno? Fuorilegge, come canta anche lui in una sua canzone "…arrivo prendo ciò che mi serve e vado via…"? Insomma, un rebus, e ho avuto bisogno di un amico, come avrai capito - il direttore della scena e della fotografia - per completare il tutto.
 
 
Del progetto fa parte una magnifica illustrazione a fumetti e racconto annesso: chi l’ha curato, e come è nata l’idea dell’abbinamento?
 
Il fuoriclasse, scrittore, disegnatore, giornalista e conduttore radio RAI Vittorio Giacopini; ha scritto diversi libri molto belli, tra cui " la Mappa" e "Roma".
In realtà il lavoro lo abbiamo intavolato assieme, scambiandoci le idee; io scrivevo una canzone e lui mi mandava parte del racconto e i disegni, e così ci siamo ispirati a vicenda.
Io direi che è un libro visivo con il mio disco dentro.
La forza di Vittorio sta nella sua eleganza e semplicità, un grande artista e un brav'uomo.
 
Mi spieghi la motivazione del titolo?
 
Tempo fa Bob Dylan, nel corso di un’intervista, disse di essersi trasfigurato il giorno dell’incidente in moto. John Fahey pubblicò un disco, "Transfiguration of Blind Joe Death"; ora tu sai meglio di me che nel blues c'è molta spiritualità mischiata alla carnalità, come musica è la quintessenza dell'animo umano, e dovevo dare una fine al disco… farlo morire o vivere mi sembrava banale, quindi l'ho trasfigurato nel fiume stesso, l'acqua è l'elemento che purifica per eccellenza, ma l'acqua del Delta sappiamo tutti che è fangosa, o almeno così la immagino.
 
 
Il messaggio che viaggia tra un brano e l’altro è qualcosa che trova spunti nell’attualità?
 
Mettiamola così, io per condizioni economiche non sono potuto mai andare America, ma ho viaggiato molto in Europa, persino in Palestina e Israele, ma sempre per lavoro; la visione che ho dell'America, idealizzata nella mia testa, è fasulla, inventata, un po’ come faceva Salgari, una visione romantica, dunque per forza di cose il mio spunto principale per raccontare la situazione dei neri americani degli anni ‘30 era ciò che ho visto qua, stando molto attento ad usare termini, posti, luoghi e parole che trasportassero la scena nel Delta, comprese le pratiche magiche del Hoodoo. Ma se ascolti "Scava giù nel fango", o "Occhio buio", puoi spostarti tranquillamente nel tempo in alcuni dei nostri campi di raccolta agricola del Sud Italia.
 
Abbiamo anche noi il nostro “Delta del Mississippi”?
 
Io penso che l'intero bacino del Mediterraneo sia un immenso delta, con tradizioni musicali e storie che andrebbero riscoperte al più presto. I colori e i suoni non hanno nulla da invidiare al suono del delta, anzi lo precedono e gli sono antenati.
Credo che il mio prossimo lavoro cercherà di contaminare le due cose in maniera silenziosa.
 
 
Il disco viaggia tra il blues, il folk e le ballad, con pillole di deciso rock (“Pescegatto”), decisamente adatto a performance live ad ampio respiro: cosa hai progettato, coronavirus permettendo?
 
Le Ombrelettriche sono un gruppo che sa spaziare in più generi musicali mantenendo un suono riconoscibile, credo che stavolta suoneremo in maniera ancora più libera e matura; abbiamo molte maschere da indossare, tantissimi brani nostri e di altri musicisti più bravi dai quali poter attingere.
 
 
I BRANI
 
pesce gatto (v. billeri testo/ v. billeri, D. Minucci musica)
primo treno (v. billeri testo / v. billeri d. minucci musica)
L'uccisione di Arthur McBride (v. billeri testo e musica)
juke joint (v. billeri testo/v. billeri d. minucci musica)
sugaree (v. billeri testo/musica tradizionale)
vado giù (v. billeri testo/d. minucci musica
scava nel fango (testo e musica v. Billeri)
occhio buio (v. billeri testo e musica)
alcofrisbias (v. billeri testo e musica)
la trasfigurazione di blind delta billy (v. billeri testo e musica)
e se fosse il diluvio (v. billeri testo d. minucci musica
 
LE OMBRE ELETTRICHE
 
valerio billeri-voce, chitarra, armonica
emanuele carradori-batteria, percussioni
damiano minucci-chitarre
andrea nebbiai-basso e contrabasso
antonio zirilli-piano e organo
disegni e racconto-vittorio giacopini


 
GLI AUTORI
 
Vittorio Giacopini
 
Romano, è scrittore, conduttore radiofonico e illustratore. È autore di vari romanzi, tra i quali Il ladro di suoni, un'indagine su Dean Bendetti, l'amico italiano di Charlie Parker, L'arte dell'inganno, dedicato alla vicenda dello scrittore B. Traven, Nello specchio di Cagliostro. Un sogno a Roma, e La mappa, finalista nell'edizione 2015 del Premio Campiello. Nel 2017 ha pubblicato il romanzo "Roma", uscito per il Saggiatore.
È una delle voci che si avvicendano alla conduzione di Pagina 3, rassegna radiofonica della stampa letteraria e culturale che va in onda ogni mattina su Rai Radio 3.
Come illustratore collabora col settimanale "Left", per cui ha anche disegnato il volume "Il giro del mondo in quindici reportage" e ha realizzato le copertine di due libri di Dakota Press, Feste Galanti di Paul Verlaine, e Poe e Rimbaud, il corvo, il battello ebbro e altre poesie. nel 2019 ha curato e illustrato per "racconti edizioni" i racconti di B. Traven Coriandoli nel giorno dei morti.
 
 
Valerio Billeri
 
Cantautore di Roma con 9 dischi all'attivo, nasce artisticamente all'inizio degli anni '90. Le composizioni mixano influenze diverse, passando dalle sonorità folk del mediterraneo al suono della musica popolare americana, compreso il blues, assorbendo anche suggestioni del nord Europa. I testi delle canzoni sono descrittivi e onirici insieme, portandoci in un mondo sospeso e senza tempo dove si muovono personaggi in bilico tra le due facce del bene e del male, del giorno e della notte.
Durante la sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti, uno fra tutti, la targa De Andrè per il 2° posto come artista emergente nazionale. Giona, in particolare, è un lavoro dai suoni essenziali folk/blues che esplora con forti immagini evocative un mondo fatto di migrazioni, lavoro e caccia alla balena bianca. Valerio, appassionato di storia, ha inoltre musicato le poesie di Gioacchino Belli dal titolo “Er tempo bbono” per l'etichetta Folkificio.