FRAGILE - Beyond

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Scritto da: MAT2020

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Autore: Valentino Butti

 

FRAGILE BeyondForce ten production, 2021   Ger/Uk

 

 

 

Evidentemente i Fragile (nota cover band degli Yes) ci hanno preso gusto e nel giro di un anno confezionano il loro secondo album di brani originali dal titolo “Beyond”.

La formazione è rimasta invariata rispetto a “Golden fragments”.  Immancabile anche l’artista Steve Mayerson che si è occupato della bellissima copertina, chiaramente debitrice dell’arte di Roger Dean e che meriterebbe senza dubbio la più “visibile” versione per LP.

Se il debutto, oltre a presentare le liriche all’interno dell’essenziale confezione (purtroppo mancanti in “Beyond”) era suddiviso in sette tracce con solamente due mini-suite, questo come-back è costituito da solo tre pezzi: una sfiora i ventidue minuti, le altre due si aggirano sui quattordici. Tutte le sensazioni positive riscontrate nel primo lavoro si ripropongono, accresciute, in questi nuovi cinquanta minuti. Per una band che palesemente dichiara di scrivere e registrare musica ispirata agli Yes è sin troppo facile riscontrare rimandi a “The Yes Album”, a “Tales From Topographic Oceans” passando da “Going For The One” e ai più “recenti” due “Keys To Ascension”.

Si potrà discutere della necessità di questa operazione “recupero”, ma da amante della storica band inglese (anche se oggi due componenti sono statunitensi…) la proposta dei Fragile mi soddisfa appieno, senza troppe elucubrazioni mentali.

 

 

La title track apre l’album: divisa in cinque parti, ha il pregio, malgrado la lunga durata, di scivolare via senza sforzo e sempre in modo piacevole. C’è tutto quello che si può chiedere ad un album di questo tipo: sound solare, ghirigori sonori creati dalla ritmica spezzettata e dalla chitarra di Oliver Day, abbondanza di tastiere di ogni tipo e per ogni gusto, virtuosismi sempre al servizio del brano e della sua coralità e la voce di Claire Hamill a conferire quell’atmosfera senza tempo così cara agli “ultimi romantici”.

Un attimo ed inizia “Yours and mine”, divisa in due parti. I synth disegnano le prime linee guida del brano, ben sorretto da un basso possente e dai convincenti inserti dell’elettrica. La voce della Hamill ci porta nel confortevole “regno da sogno” con un convincente refrain che entra subito in testa e non ci lascia facilmente. Delicatissima la seconda parte con la voce angelica di Claire che dipinge un quadro di evanescente bellezza accompagnata dal piano e dalle chitarre acustiche.

“The golden ring of time” è la terza traccia presente. Una articolata introduzione strumentale di circa tre minuti anticipa la voce di Claire che ci conduce nel solito mondo incantato da cui è difficile staccarsi e stancarsi. L’agile ritmica, il basso così “Yes”, le maestose tastiere e la fantasiosa chitarra di Day svolgono al meglio il loro compito e tutto “suona” proprio bene. Insomma, musica per nostalgici, magari dal cuore tenero… ma dai buoni gusti.

Ci rimane con “Beyond” un album molto bello, certamente elaborato in modalità “confort zone” e senza rischi eccessivi, ma non per questo meno meritevole di altri lavori di recente pubblicazione.