Sons of Alpha Centauri - Continuum

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: franz

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Sons of Alpha Centauri Continuum(H42 Records/Electric Valley Records/Robustfellow, 2018)

Voto: 65

#PER CHI AMA: Instrumental Post Rock

 

 

 

A chi pensava che la band fosse definitivamente scomparsa dalle scene, ecco che i Sons of Alpha Centauri spiazzano tutti e tornano alla ribalta ad oltre dieci anni di distanza dal precedente lavoro. 'Continuum' è il titolo del nuovo album della band inglese, contenente otto song strumentali, aperte dalla spettrale "Into the Abyss", una breve song dal piglio post-rock affidata interamente ad un giro di sola chitarra. Poi, ecco "Jupiter", una traccia che sembra muoversi tra blues rock, post e progressive, in una melliflua song che si muove timidamente tra chiaroscuri elettrici. Decisamente più aggressiva "Solar Storm" che, al pari di una tempesta solare, si lancia in una roboante cavalcata stoner/post metal che trova nel suo corso un break atmosferico in stile Riverside, capace di mitigare la veemenza del quartetto britannico. Con "Io" le cose tornano ad adombrarsi, affidandosi ad una ritmica compassata in cui il problema principale è, come spesso accade, la mancanza di un vocalist in grado di conferire maggiore dinamicità ad una proposta che rischia alla lunga ahimè di annoiare. E cosi, questo brano non decolla realmente mai e procede stancamente fino a "Surfacing for Air", un intermezzo di quasi due minuti che introduce a "Interstellar", un pezzo notturno, che parte in sordina e fatica ad emergere almeno fino a due terzi quando i toni si fanno finalmente più aspri. Sebbene abbia una durata minore rispetto alle precedenti, non arrivando nemmeno ai tre minuti, "Orbiting Jupiter" è una song interamente suonata al pianoforte, sicuramente piacevole ma non poi cosi coinvolgente. Si arriva ai minuti conclusivi di "Return Voyage" che ci consegnano gli undici minuti finali di questo 'Continuum', in una traccia che tra parti atmosferiche e squarci elettrici, ha modo di rievocare lampi dei Pink Floyd, con la sola differenza che la band più famosa del mondo, poteva contare anche sulla performance di un cantante dietro al microfono. Qui c'è ancora parecchio da lavorare per togliersi di dosso scomodi paragoni con i maestri del psych/space rock ma anche e soprattutto con l'alternative dei Tool. Peccato, dopo dieci anni mi sarei aspettato qualcosa di decisamente superiore. Per ora è solo un album carino come ce ne sono tanti in giro.