Andrea Vercesi - Blue

Postato in Yasta la Vista

Scritto da: Athos_Enrile

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Andrea Vercesi BlueAutoprodotto, 2015
 
 
Andrea Vercesi cambia pelle… ma non troppo!
Indubbiamente il suo nuovo album, Blue, determina la discontinuità rispetto al passato, una storia fatta di innamoramenti epocali per certo rock progressivo, quel mondo “tulliano” che Vercesi ha vissuto da vicino, che lo ha formato, che gli ha permesso di conoscere e di calcare gli stessi palchi di mostri sacri, icone da vinile diventate improvvisamente umane e avvicinabili: Ian Anderson, Jonathan Noyce, Clive Bunker, Andrew Giddins, Martin Barre, Gary Pickford-Hopkins, tanto per citarne alcuni: protagonisti della storia del rock!
Questa stretta conoscenza ha condotto verso spontanee collaborazioni che sono andate a impreziosire la discografia del musicista pavese, fornendo immagine e valore aggiunto ad album come “Surrounded By Music” e “Mad Fallen Leaf”.
Ma Andrea scalpita nella sua stanza, realizza a ripetizione momenti solitari, prosegue nella vena che forse lo soddisfa maggiormente, quella più intimistica, che gli consentirebbe di trovarsi vis a vis con il pubblico dopo essersi spogliato di tutta “l’elettricità” possibile, a favore di una sei corde acustica, di un mandolino, di un flauto, di qualche percussione e… della sua voce.
Questa sua propensione alla dimensione solistica si sposa perfettamente con i cambiamenti in atto, quelli personali, che ogni tanto provocano scossoni giganteschi e che si ripercuotono sulla musica che un artista propone. E poi il raggiungimento dei quarant’anni resta sempre un traguardo importante!
Blue è il sunto del nuovo Andrea Vercesi, un album dal sapore internazionale, che propone un modello cantautorale british, nei tratti principali già noto, un binomio voce/chitarra acustica tipico di menestrelli inglesi di antica memoria, con sfumature a volte beatlesiane (This is life) ma fedele al credo di sempre, quell’anima che emerge in ogni lavoro di Vercesi.
E ritorno all’affermazione iniziale, quel “cambiare pelle… ma non troppo”, perché i tratti distintivi restano, e per chi conosce il passato musicale di Andrea sarà relativamente facile scoprire che certe peculiarità non svaniscono, qualunque sia l’umore del momento compositivo, e alla fine riuscire a dare caratterizzazione alla propria musica dovrebbe essere uno degli obiettivi dell’artista.

 

Il colore blu è da sempre una fonte di ispirazione, e fior fior di musicisti hanno utilizzato il termine per creare ed esporre le loro pictures musicali; a volte è sufficiente uno sguardo per perdersi nel mare dei sentimenti, e il risvolto più logico, per un uomo di musica, è il collegamento di  immagini, stati d'animo, liriche e suoni: che cosa possa scaturire da questo tipo di miscela ce lo insegna Andrea Vercesi, regalandoci il suo intenso Blue.


 
 
 
 
l’INTERVISTA
 
E’ appena uscito il tuo nuovo album, “Blue”, e la prima cosa che salta gli occhi è il tuo autarchismo musicale, un passo indietro rispetto alle importanti collaborazioni che hanno caratterizzato il tuo passato: nuova sfida o necessità produttiva?
 
L'esigenza parte da una mia piena volontà di creare tutto dal nulla e da solo... i testi sono miei, la musica è scritta da me, ho registrato e suonato tutto, mixato e masterizzato con la mia attrezzatura di home recording. Autoarchismo è la parola giusta! Forse avevo la necessità di esprimermi al meglio mostrando un lato estremamente personale, e con me stesso sono stato molto critico.
 
Capto nell’aria alcuni tuoi cambiamenti personali molto importanti: quanto hanno inciso sul tuo nuovo lavoro?
 
Decisamente... l'ispirazione non è cosa da poco. L'ho trovata... ed ha coinciso con cambiamenti importanti nella mia vita... decisamente. In realtà “Blue” è una persona... importantissima per me ora... che è entrata nella mia vita come quella stupenda sensazione di calore che solo una giornata estiva con un cielo terso (blu, appunto... come i suoi occhi) ti può dare. Questo calore mi ha svegliato da un periodo di “letargo musicale compositivo” dal quale da tempo avrei voluto uscire. Non solo ne sono uscito, ma ho creato la musica di questo CD in pochissimo tempo. Stiamo parlando di due mesi da quando ho cominciato a scriverli e da quando ho finito di masterizzare il tutto. I pezzi sono usciti estremamente fluidi. Le idee anche. Credo che i dischi “migliori” nascano spesso o da un profondo innamoramento o da un amore finito male...
 
I brani che ho ascoltato riportano ad un modello intimistico, poco elettrico, fatto soprattutto di atmosfere: è stato più facile fissare tutto questo in un contenitore realizzato tra le mura a te abituali, quelle di casa tua?
 
Sicuramente la mia esigenza era di rispettare una sorta di “semplicità” degli arrangiamenti. I pezzi per me dovevano essere belli anche solo con voce e chitarra... il resto poteva essere superfluo. Potrei peccare di modestia, ma il mio intento era questo. Se poi i pezzi piaceranno meglio ancora... a me piacciono molto!
 
La lingua inglese è da sempre il tuo modello espressivo preferito: cosa significa tradurre i sentimenti in una lingua che, di base, non ti appartiene?
 
La musicalità della lingua inglese mi ha sempre affascinato e sono un pò restio ad affrontare un disco in italiano, ma non escludo di farlo... d'altronde in passato ho scritto anche in italiano, ma faccio un'enorme fatica a sentirmi cantare i miei testi in lingua italiana. Forse deriva anche dal mio bagaglio musicale che contempla pochi artisti del nostro paese.
 
Che cosa ti è rimasto dentro del mondo “Jethro Tull”, quello per cui ti ho conosciuto nel 2006?
 
Tantissimo... non l'ho abbandonato, ma il mio modo molto “british” di comporre è stato in parte accantonato forse per il mio avvicinamento ad artisti classici americani. In realtà so benissimo che molti mi associano ad i Jethro ed è normale che sia così, con i riscontri che ho avuto. Con questo CD non è che volessi scrollarmi da dosso una “parte” che mi stava stretta, però i pezzi sono usciti così e ritengo che difficilmente i cultori di Anderson & C. troveranno assonanze tra questi miei pezzi ed i pezzi dei Jethro (come spesso è successo in passato). Per assurdo il brano che da il titolo al precedente “Mad Fallen Leaf” (dove molti sentono solo ed esclusivamente connotazioni tipicamente Tulliane) ascoltato da Anderson gli ha fatto scrivere che gli ricordava il Cat Stevens dei primi tempi... e detto da lui...  
 
In che formato è fruibile “Blue”?
 
Per ora il formato classico è ordinabile a me direttamente scrivendo ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., ma esiste anche un'offerta su facebook che potrete trovare sulla mia pagina “andrea vercesi musicista”, ed anche una vendita su eBay. Prossimamente “Blue” sarà disponibile per il download anche su Google Play (come anche è già disponibile il precedente “Mad Fallen Leaf” che come sai aveva 3 ex-membri dei Jethro ed altri artisti come ospiti).
 
Come lo pubblicizzerai? Sono previste date live?
 
In realtà i pezzi sono già stato proposti dal vivo, e con successo tra l'altro. Ho visto buoni riscontri... anche solo voce e chitarra, ma ho in cantiere un “nuovo” AV Project (meno articolato del precedente) con 3 componenti (uno sono io... il resto un bassista ed un batterista) e proporremo pochissime cover e tutto “Blue”, alcuni pezzi dal primo “Surrounded By Music” e da “Mad Fallen Leaf”... devo credere nella mia musica e proverò a proporla come già fatto in passato, anche se sappiamo benissimo le difficoltà a cui andrò incontro.
 
Hai appena compiuto 40 anni, sei giovane, ma spesso è il momento del primo bilancio: escludendo gli aspetti personali, puoi fare un resoconto artistico della tua storia artistica?
 
Grazie per il giovane! Sì... 40 anni non sono molti, ma non sono pochi! Ho iniziato a suonare la chitarra acustica a 15 anni circa, e la mia prima band l'ho avuta a 16 anni. Ho sempre suonato... il salto di qualità è stato con i Beggar's Farm, una decina di anni fa, con i riconoscimenti (anche dello stesso Anderson) in merito al modo in cui propongo la musica dei Jethro. Dentro di me c'è la voglia di avere un'identità veramente personale e secondo me con “Blue” sono riuscito ad ottenere tutto questo, ma è solo una base di partenza... mi sento ancora ispirato, e non escludo di produrre nuova musica entro breve. Sicuramente non aspetterò altri 5 anni!