Effetto Memoria - Una serie di ricordi di concerti che furono, di Enrico Meloni

Scritto da: MAT2020

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E se volessimo parlare di quando si poteva andare ai concerti ma affrontare l’argomento in modo non nostalgico, ma solo “per parlarne”, e perché, tolti i concerti veri… di che potrei mai scrivere?
Si aprirebbe un dibattito lunghissimo sulla necessità di non dare mai nulla per scontato e approfittare e godere della vita appieno mentre se ne ha la possibilità.
 
In fatto di concerti, da quando ho iniziato a lavorare ho fatto di tutto per non perderne neanche uno, se potevo. Ma non è stata solo fortuna, anche se vivere a Londra ha sicuramente aiutato, è anche un fatto di tenacia, passione e voglia di divertirsi in quel modo lì. Già, perché ovviamente in alcuni casi ne avrei potuto fare a meno, ero stanco morto e mi aspettavano giornate pesantissime. Eppure, fatalista fino al midollo e conscio del fatto che prima o poi la pacchia sarebbe finita per un qualsiasi motivo, ci ho dato dentro.
 
Ora che non ci possiamo muovere di casa e “i fatti mi cosano”, situazione che non mi piace per nulla, sia chiaro, penso a tutti i concerti di cui ho potuto godere. È un ricordo stupendo e sono davvero contento di aver speso i miei soldi in quel modo anziché circondarmi di oggetti inutili o “fare shopping”.
Andare ai concerti ha rappresentato, dal 2013 a oggi, il mio hobby preferito ed è un’attività che ho portato avanti con costanza e grande impegno a livello monetario e logistico.
 
Dal primo concerto dei Living Colour nel 2013, quando hanno suonato “Vivid” dall’inizio alla fine, al Koko di Londra (anche il Koko ha conosciuto giorni migliori! https://www.bbc.com/news/uk-england-london-51014040), alle trasferte massacranti per vedere i Kiss al Download 2015 (con tanto di notte all’addiaccio nella stazione dei bus di Derby in una gelida notte di giugno nelle Midlands inglesi), i King Crimson prima a Roma nel 2018, con treno all’alba per Roma, e poi a Verona nel 2019 il giorno dopo gli Slayer al Rock The Castle... fino all’ultimo in ordine cronologico, la commovente riproposizione dal vivo di “Metropolis Pt. 2: Scenes from a memory” da parte dei Dream Theater al Filaforum di Assago.
Milano, metà febbraio 2020: il COVID era già tra noi? Era già dentro di noi? È ancora dentro di noi e non lo sappiamo? Solo una risposta: BOH.
 
Sta di fatto che di concerti ne ho visti tantissimi, e non mi basta mai. E sono sicuro che lo stesso, con più o meno poesia, si potrà dire per molti e molte di voi.
 
E allora ho pensato: se è vero che non tutti questi eventi occupano lo stesso posto nel mio cuore e nella mia memoria, ma solo alcuni hanno superato “la prova del tempo”, perché non parlarne a distanza di uno, due, tre o più anni, e vedere cosa ne è rimasto?
 
Alla fine, un live report di un concerto, dal mio punto di vista, non può e non deve essere la descrizione di una setlist. Chi conosce una certa band conoscerà anche i suoi brani, e chi non la conosce potrebbe davvero annoiarsi a veder dettagliato un elenco di canzoni e “quali parti ciascuna di esse include”. (A me annoiano persino le recensioni scritte così, “faccia un po’ lei”).
A mio modo di vedere, il resoconto di un concerto può essere una storia, una serie di aneddoti divertenti o tristi o che facciano riflettere, sensazioni, ricordi… o tutte queste cose insieme e molto altro ancora.
 
Per questo mi produrrò in una serie di articoli commemorativi di alcuni dei concerti più “memorabili” a cui ho assistito in questi anni.

Ciascun articolo sarà corredato, dove possibile, da foto e video (di mia produzione o trovati in rete), una testimonianza di chi era con me al concerto, le setlist (sempre che siano disponibili su internet o che le abbia fotografate in qualche modo la sera dell’evento), un live report dell’evento “dell’epoca” e/o un articolo di Mat2020… sullo stesso concerto!