La folla

Scritto da: D.D.

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U.S.A. 1928

Negli anni ’20 John, un giovane provinciale di belle speranze, arriva a New York a cercar fortuna; dopo un lieto avvio, la conquista di un lavoro e di una moglie, la vita non sarà più come si sarebbe aspettato.

Al centro di questo ottimo film di King Vidor c’è un uomo qualunque che si interroga se si è vittime passive delle situazioni della vita o se invece si riescono a pilotare ed incanalare a proprio piacere. La prima parte è decisamente più divertente mentre nella seconda i toni sono altamente drammatici con punte che rasentano il melodramma. La folla, come la maggior parte dei film del grande regista americano, ha il merito di essere intenso e privo di momenti morti, come si conviene a tutte le buone pellicole mute.

Questo è un saggio amaro sull’America prima della grande crisi del ’29, oltre che ultimo capolavoro del cinema muto (l’era del cinema parlato iniziò un anno prima dell’uscita del film). L’enfasi sentimentale fa da contraltare alla robusta drammaticità: anche questo ci fa capire come la pellicola si distacchi molto dal cinema hollywoodiano del periodo, avvicinandosi invece ad un certo filone europeo sia per temi trattati che per le immagini fortemente innovative per quegl’anni. Nonostante il lieto fine, imposto dal produttore vista la difficoltà di commercializzazione di un film così drammatico (ricordiamo che uscì nel 1928), è da considerarsi altamente controcorrente visto che il regista capovolge il sogno americano per il quale un uomo è artefice del proprio successo nonostante tutto e tutti.

Questa meraviglia di pellicola si può considerare anticipatoria del neorealismo per i molti attori non professionisti e per i temi di dura e drammatica vita quotidiana trattati. Infatti Visconti si ispirò a La folla per il suo Ossessione (per le riprese en plein air) e di conseguenza lo si può tranquillamente definire precursore di questo fortunato e meraviglioso movimento cinematografico italiano. Si possono trovare sequenze girate fuori dai teatri di posa (basta vedere i due sposi in viaggio di nozze alla cascate del Niagara), cosa assai rara negli anni ’20. Da segnalare la celebre sequenza conclusiva, vero capolavoro cinematografico: una folla che ride mentre assiste ad un vaudeville.