Dai Led Zeppelin allo Zen (Antonio Papagni)

Scritto da: MAT2020

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 Libro: Dai Led Zeppelin allo Zen

Autore: Antonio Papagni

Casa editrice: CartaCanta Editore

Anno: 2017

Commento di Fabio Rossi

 

Ho conosciuto Antonio Papagni all’incirca tre anni fa, avendomi contattato per acquistare il mio primo libro “Quando il Rock divenne musica colta: Storia del Prog”. Quando lo incontrai di persona, percepii subito che aveva tantissimi punti in comune con me, oltre all’inveterata passione per la musica rock degli anni Settanta. Ebbi modo di ritrovarlo in occasione della presentazione del saggio di Alessandro Staiti dedicato al primo album dei King Crimson. Mi confessò di essere rimasto colpito dalla mia opera, specie nella parte riguardante i ricordi e le riflessioni personali afferenti il periodo irripetibile del Prog. Mi mise, altresì, al corrente che aveva in mente di scrivere e pubblicare un libro che raccontasse il suo percorso interiore dedito all’indefessa ricerca di risposte sulle grandi tematiche dell’esistenza; i responsi definitivi, ovviamente, permangono sconosciuti anche ai più grandi teologi, filosofi, sociologi e scienziati della terra ma, trattare un argomento così intrigante, rivolgendosi in modo particolare ai giovani, l’ho trovata un’idea mirabilmente azzeccata.

In questa sua prima fatica letteraria intitolata “Dai Led Zeppelin allo Zen” per CartaCanta Editore, Antonio ha voluto citare nella corposa bibliografia anche il mio saggio sul rock progressivo, come riprova di quanto lo abbia ispirato e di questo voglio pubblicamente ringraziarlo.

Il libro è diviso in capitoli che vanno dal 1972 al 1990, nei quali l’autore raduna e riporta con dovizia di particolari le diverse esperienze del suo personale cammino, durante il quale ha attinto e trovato linfa vitale in varie forme d’arte, tra cui la musica e la letteratura. Sulla copertina campeggia un dirigibile… già, perché la sua ricerca comincia con lo stratosferico “Led Zeppelin II”, infarcito di quei suoni aggressivi, energici e mai ascoltati prima d’allora, al quale Antonio attribuisce il merito di averlo trasportato in una dimensione diversa, sancendo il suo definitivo passaggio all’adolescenza. L’inebriarsi per ore e ore di quella musica ha aperto percorsi nuovi verso mete sconosciute nelle quali, chissà, avrebbero potuto trovarsi le soluzioni all’inquietudine interiore che lo attanagliava.

Il libro si snoda sul sentiero delle emozioni da lui provate ogni qualvolta si sia avvicinato a qualcosa di “magico” in grado di eccitarlo, renderlo “diverso dagli altri” e proiettarlo in un’altra dimensione: il suo amore per le opere di Hemingway, una tra tutte “Per chi suona la campana” che gli permise di toccare la sua “più profonda interiorità”, di Joyce e ancora la musica protagonista con il live per antonomasia, “Made in Japan” dei Deep Purple, “Trilogy” degli ELP (“suonava come una tempesta”) e poi Jethro Tull, Santana, Yes, Frank Zappa… in un caleidoscopio di nomi che solo a pronunciarli fanno venire i brividi e tra cui spicca quello dei King Crimson, uno dei più grandi amori di Antonio. Il racconto del suo primo concerto al Palasport di Roma il 10 marzo 1973, dell’adrenalina che lo invadeva nel vedere all’opera Blackmore, Gillan e compagni, colpisce come un pugno nello stomaco, ti sembra di essere lì in prima persona, proprio in quel momento. L’ultimo capitolo, il 1990, con l’approccio alla filosofia Zen, conclude il libro ma, ritengo che l’autore avrebbe potuto spingersi oltre, fino ai giorni nostri, perché l’ansia di conoscere non abbandonerà mai noi eterni giovani e sempre con l’animo in fermento. “Mi sembrava che un’epidemia avesse colpito la gente, malattia che si manifestava come perdita di forza conoscitiva, come automatismo che tendeva a livellare. Avevo il dubbio che fossi io a esagerare l’importanza e la portata di tali espressioni artistiche” … no, caro Antonio, non esageravi, era proprio così.

Mi sono davvero entusiasmato nella lettura di “Dai Led Zeppelin allo Zen” perché, seppur seguendo strade differenti (preferivo Hesse ad Hemingway e “Led Zeppelin I” al II… ma sono meri dettagli), ha aperto il cuore del sottoscritto facendo riemergere come da un fiume in piena i ricordi di un tempo incantato che non esiste più e che proprio per questo va raccontato ai posteri e a chi per un qualche motivo non c’era…

Antonio sta per pubblicare la sua seconda opera letteraria e sono certo che mi affascinerà come la prima.