Cane mangia cane (Edward Bunker)

Scritto da: Alberto Calorosi

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Gironzolando per la rete mi rendo conto che praticamente tutti coloro che cianciano di Edward Bunker esordiscono con un ampio preambolo sulla sua “precedente vita” di fuorilegge. Solitamente non condivido questo modo di recensire: un conto è l’artista e un conto la sua arte. Punto. Ma nel caso di Bunker potrebbe avere un senso. Voglio dire: quello scrittore che decide di scrivere un romanzo d’avventura ambientato nella giungla indiana non deve necessariamente averci trascorso dentro vent’anni, no? Bastano un paio di puntate di Quark e al limite un libello illustrato sugli elefanti. Al resto si sopperisce con un po’ di talento e tanta fantasia. Ma chi si mette in testa di indagare la personalità di certi criminali, di entrare nella testa di personaggi così deviati e lontani dal senso comune, ecco, forse averci vissuto insieme parecchi anni può aiutare.
Le note di copertina del romanzo parlano di una prosa cinica e glaciale, quella di Bunker, priva di certi romanticismi noir alla Chandler. Procedendo per archetipi si potrebbe rispondere al tizio delle note di copertina che un noir è un noir mentre un hard-boiled è un hard-boiled. E’ come dire un film di Tinto Brass e un porno. In realtà, pensandoci qualche minutino in più, trovo che i tre personaggi di questo Cane mangia cane siano a modo loro estremamente passionali. Se non il cane sciolto Mad dog, il personaggio meno nitido dei tre (e la lite con la moglie nella scena che funge da prologo al libro contrasta un po’ con il fatto che egli abbia trascorso un certo numero di anni al suo fianco…), certamente l’amicizia che lega Diesel e Troy (il quale s’interroga sulle sorti dell’amico nel momento di massima tregenda) ma soprattutto i contrastanti sentimenti di Troy nei confronti di Mad dog. Infine, lo stesso Troy è amico del Greco “come solo due ladri sanno essere amici”. Alla fine Cane mangia cane, sì, certo, ma a quale prezzo.
Grandioso nel dare vita ai tre protagonisti, il romanzo ha qualche caduta di tono qua e là, come nell’estratto sotto che davvero non rende giustizia alla bravura di Bunker, e un finale forse un poco annacquato. Elementare, infine, l’elemento di critica sociale così apprezzato da certuni: giovani teppistelli senza scrupoli vs. ladri galantuomini di una volta; carcere creatore di pazzoidi criminali vs. carcere come strumento di reinserimento sociale; oh ma quanto è sbagliata la legge americana del “third out”!
Sta di fatto che una volta preso in mano Cane mangia cane me lo sono bevuto tutto in una volta. Un otto abbondante glielo do.

Dieci e lode invece per l’altro romanzo dell’illustrazione qui sopra. Ritratto di un uomo che affoga è certamente meno cruento di Bunker, ma infinitamente più angosciante. Di fronte a libri così mi mancano le parole per recensire. Un romanzo grandioso. La miglior crime story che ho letto nella mia vita. Tutto qui.
Che altro aggiungere?
Leggetelo.
Punto.

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Centotrenta chilometri all’ora erano una velocità accettabile, anche per i tratti di strada vuoti e rettilinei. Una velocità più spinta rischiava di attirare l’attenzione della polizia di pattuglia dell’autostrada. Centodieci era anche meglio, se appena ci fosse stato un po’ di traffico. Procedere sulal corsia veloce e mantenere la distanza di sicurezza. Centodieci era una sorta di linea di demarcazione: più veloci si rimediava una multa, più lenti si perdeva tempo. Si ricordò di averlo letto da qualche parte un bel po’ di anni prima. Era ancora vero oggigiorno? Chissà, l’avrebbe visto.
– Com’è che guido? – domandò a Diesel.
– Niente male, considerando da quanto tempo non lo fai.
– E’ come scopare. Una volta che l’hai imparato non te lo scordi più.
– Amico, chi è quella fica che ho intravisto?
– Una con cui Gigolo Perry mi ha organizzato una botta.
– Me la comprerei proprio un po’ di fica, con lei.
Troy si sorprese di sentire un lampo di possessività e di rabbia causato dalla battuta casuale di Diesel. Era un nonnulla, in quel loro mondo. Non si trattava né di una moglie né di un’amante, e la battuta di Diesel non poteva neppure dirsi una frecciata offensiva secondo il codice dei ladri di strada. Dopotutto la ragazza si vendeva da vivere vendendo la passera. Se George non avesse fatto quell’osservazione sagace sulle cose della vita, Troy avrebbe potuto chiedersi se non fosse già mezzo innamorato. Stare con quella ragazza era indubbiamente piacevole, e lui avrebbe potuto rivederela una volta ritornato a L.A.. Era così incantevole che avrebbe potuto averla al suo fianco andando a cena in tutti i posti chic.